Nel cuore antico di Praga, dove le pietre del selciato custodiscono secoli di memoria boema e i tetti di tegole rosse si specchiano nel nastro argentato della Moldava, esiste un luogo che sfida ogni logica urbanistica. È lungo appena dieci metri. È largo 48 centimetri. Ed è, incredibilmente, dotato di semafori.

Non si tratta di un errore architettonico né di un capriccio medievale dimenticato. È la Vinarna Čertovka, conosciuta anche con il nome ceco Nejužší pražská ulička — “la strada più stretta di Praga” — e il suo primato è quello di essere la via pedonale più angusta al mondo ad essere regolamentata da impianti semaforici. Un record bizzarro, certo, ma tenacemente reale.

Dove si trova il vicolo più stretto di Praga e come raggiungerlo

L’ingresso alla stradina si trova al civico 24-26 di U Lužického semináře, nel quartiere di Malá Strana, pochi passi a piedi dal celebre Ponte Carlo. Malá Strana — letteralmente “il Quartiere Piccolo” — è uno dei borghi storici più affascinanti d’Europa: barocco e malinconico, odoroso di caffè e resina di pino, abitato da palazzi nobiliari che si affacciano su cortili silenziosi. È qui, incastrata tra due edifici come una parentesi dimenticata, che si apre la Čertovka.

Il nome deriva dal ristorante omonimo che sorge all’uscita del vicolo, sul canale che separa l’isola di Kampa dalla terraferma. Čertovka significa, in ceco, “la taverna del diavolo”: un riferimento a una leggenda locale legata a una donna dal carattere schietto che abitava la zona, la cui fama irascibile aveva finito per evocare, nella fantasia popolare, i tratti del Maligno. Il diavolo, dunque, abita in fondo a una strada di dieci metri. E si ci arriva solo di fianco.

Il semaforo pedonale: un ingegno urbano tra ironia e necessità

Ciò che rende la Čertovka davvero unica al mondo non sono soltanto le sue misure impossibili, ma il sistema adottato per gestire il traffico — quel traffico che qui significa, nel migliore dei casi, una persona per volta. Alle due estremità del passaggio sono installati semafori pedonali: rosso, ci si ferma; verde, si procede. Semplice in teoria. Nella pratica, come ogni turista che vi si avventura scopre presto, il rispetto del segnale luminoso è affidato più alla buona volontà che alla disciplina.

Il risultato è che capita regolarmente di incrociare qualcuno proveniente dalla direzione opposta a metà del vicolo, con conseguente scambio di sguardi perplessi e una danza goffa per trovare chi debba cedere il passo. Un ingorgo da 48 centimetri è, per assurdo, uno degli spettacoli più esilaranti che Praga abbia da offrire.

La leggenda urbana più gettonata racconta di una turista tedesca corpulenta che, qualche anno fa, rimase letteralmente bloccata nel passaggio. Secondo la versione più diffusa della storia, il personale del ristorante Čertovka dovette ricorrere al sapone per aiutarla a scivolare fuori. La storia, con il suo alone apocrifo, riassume perfettamente lo spirito del posto: surreale, umanissimo, imprevedibile.

Le strade più strette del mondo: Praga in un contesto globale

La Čertovka non è tecnicamente la strada più stretta del pianeta — quel record appartiene alla Spreuerhofstraße di Reutlingen, in Germania, che il Guinness World Records certifica a soli 31 centimetri nel punto di massima strettezza. La strada tedesca nacque nel 1727 durante la ricostruzione seguita a un devastante incendio che nel 1726 aveva distrutto gran parte della città, e fu elevata al rango di pubblica via soltanto nel 1820 da un funzionario comunale che — si racconta — era evidentemente di corporatura esile. Lunga appena 3,80 metri, è oggi una meta di pellegrinaggio per appassionati di primati geografici da tutto il mondo.

In Europa non mancano altri candidati a questo singolare titolo: la Parliament Street di Exeter, in Inghilterra, risale al XIV secolo e si restringe fino a 64 centimetri; la Strada Sforii di Brașov, in Romania, coperta di graffiti, è considerata una delle più strette del continente. Ognuna di queste strade porta con sé una storia, un’identità, una ragione d’essere che sfugge alla pianificazione razionale e appartiene all’accidente della storia.

Ciò che distingue Praga, però, è quell’invenzione pragmatica e vagamente comica del semaforo: il tentativo, cioè, di applicare la logica moderna del traffico a uno spazio che appartiene per natura a un’altra epoca. È un cortocircuito temporale che fa sorridere, e proprio per questo funziona come attrattiva turistica meglio di molte istallazioni pensate e finanziate.

Il fascino delle strade impossibili: perché l’urbanistica degli errori ci affascina tanto

C’è qualcosa di profondamente umano nell’attrazione che le strade strette esercitano su di noi. Non sono efficienti. Non sono comode. Spesso non hanno nemmeno un nome degno di nota. Eppure attirano fotografi, curiosi, sognatori — chiunque cerchi, in un mondo sempre più standardizzato, il segno tangibile dell’imperfezione storica, del caso urbano, del come è andata invece del come avrebbe dovuto andare.

Le città medievali e pre-industriali non pianificavano le strade: le subivano. Si costruiva dove c’era spazio, ci si infilava dove si poteva passare, si lasciava che i percorsi si cristallizzassero nell’uso collettivo. Il risultato, a secoli di distanza, è una cartografia dell’improvvisazione che ha il sapore della vita vera.

Praga, con la sua geometria irregolare e il suo spirito kafkiano — quella città che il grande Franz descrisse come dotata di “artigli”, incapace di lasciare andare chi vi nasce — custodisce meglio di molte altre la memoria di questo disordine fertile. E la Čertovka, con il suo semaforo grottesco e i suoi dieci metri di pietra vissuta, ne è forse l’emblema più onesto.

Come visitare la Čertovka: consigli pratici

Per chi si trovasse a Praga e volesse sperimentare di persona il passaggio, la strada si raggiunge comodamente con la metropolitana, scendendo alla fermata Malostranská sulla linea A. Da lì, bastano pochi minuti a piedi lungo le rive del canale Čertovka per trovare l’ingresso tra i civici 24 e 26 di U Lužického semináře. Il passaggio è aperto al pubblico e gratuito, e conduce — attraverso gradini di pietra consunti — a una terrazza panoramica sul canale, con vista sulla riva opposta e sul verde dell’isola di Kampa.

Il consiglio, per chi non vuole perdere tempo in coda davanti a un semaforo pedonale (esperienza nel suo genere unica al mondo, ma non necessariamente piacevole nelle ore di punta), è di visitare il vicolo la mattina presto o nel tardo pomeriggio dei giorni feriali. E di non mangiare troppo a pranzo, si intende.