Tre torri di raffreddamento alte sessanta metri si stagliano contro il cielo ungherese come sentinelle di un’altra epoca. Di notte, quando le installazioni luminose le avvolgono in fasci di luce pulsante, sembrano creature vive, pronte a raccontare ciò che hanno visto nel mezzo secolo in cui hanno regnato sulla pianura della Transdanubiana. È qui, nei pressi di Várpalota, a circa un’ora da Budapest, che ogni fine estate nasce qualcosa di straordinario: INOTA Festival, l’evento audiovisivo più ambizioso d’Ungheria, ospitato all’interno della dismessa centrale termoelettrica di Inota.
Una centrale degli anni cinquanta diventa il più grande palcoscenico audiovisivo dell’Ungheria
La costruzione della centrale termoelettrica di Inota iniziò nel marzo del 1950, con installazioni tecniche realizzate da aziende partner cecoslovacche. La struttura avviò la sua operatività di prova il 7 novembre 1951 — data non casuale, scelta per celebrare l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre — e da quel giorno prese il nome ufficiale di Centrale Termica “7 Novembre”. Uno dei più grandi investimenti industriali degli anni cinquanta in Ungheria, la centrale ha fornito elettricità per cinquant’anni, fino alla sua chiusura avvenuta nel 2000.
Ciò che rimane oggi è un monumento brutale e affascinante all’architettura socialista: sale turbine dalle proporzioni gigantesche, corridoi serpeggianti, una sala caldaie che incute rispetto con i suoi impianti arrugginiti e le sue scale a spirale, e quella sala di controllo retrò dove ogni dettaglio sembra fermo all’ultimo turno di lavoro. Il sito si estende su duecentomila metri quadrati, un territorio vasto come una piccola città, che per decenni ha significato posti di lavoro, energia e identità collettiva per l’intera regione.
Il festival nasce da un’idea nata tra le macerie creative di Budapest
INOTA Festival è stato ideato come iniziativa congiunta del collettivo di eventi NVC di Budapest e di Centrum Production, con l’obiettivo di fondare il più grande festival audiovisivo dell’Ungheria, incentrato non solo su atti musicali d’avanguardia, ma anche su installazioni luminose, mapping e altre opere visive contemporanee — spesso integrate direttamente nelle performance musicali.
Il progetto ha trovato un sostegno istituzionale fondamentale: il festival è una iniziativa congiunta del programma Veszprém-Balaton 2023 Capitale Europea della Cultura, del collettivo NVC — attivo da diciotto anni — e di Centrum Production. Non si tratta di una festa commerciale nata per riempire calendari. INOTA nasce da una visione precisa: fare della cultura contemporanea una risposta alle sfide del presente, e farlo in un luogo che porta nella pietra, nel cemento e nell’acciaio il peso della storia.
Musica, luce e architettura: l’esperienza sensoriale che ridefinisce il festival europeo
Entrare nel sito di INOTA non è come varcare i cancelli di un festival ordinario. È un atto di immersione totale. La sala turbine, le torri di raffreddamento e l’enorme sala caldaie con le sue scale a spirale e i suoi tubi hanno ispirato artisti visivi dall’Ungheria e dall’estero. La musica non sale su un palco separato dall’architettura: dialoga con essa, ne amplifica il peso e ne esalta la bellezza residuale.
Le torri di raffreddamento alte sessanta metri, che un tempo raffreddavano l’acqua in un sistema a circuito chiuso per condensazione ad aria, ospitano ogni anno una nuova installazione luminosa durante il festival. Ai loro piedi, nella zona battezzata PERIPHERIA, si svolgono tre giorni interi dedicati ai generi musicali più radicali: hardcore, breakcore, mental tek, psytek, hardtek e hi-tech convergono in uno stesso spazio, con artisti internazionali e produttori ungheresi, mentre il palco stesso funziona come una potente installazione visiva.
Tra i protagonisti della prima edizione nel 2023 figurava il pianista, compositore e produttore berlinese Nils Frahm, la cui alchimia sonora di texture sperimentali ed elettronica atmosferica sembrava catturare perfettamente l’anima del luogo. Un luogo che, prima di diventare palcoscenico musicale, aveva già attratto l’occhio visionario del cinema mondiale.
Il set di Blade Runner 2049 che nessuno dimentica
C’è un dettaglio che sorprende molti visitatori quando lo scoprono: questo complesso industriale, con la sua estetica cupa e grandiosa, è già apparso sugli schermi di tutto il mondo. La troupe di Blade Runner 2049 ha visitato edifici dell’era sovietica come la centrale di Inota per costruire l’ambiance distopica della pellicola. L’impianto di Inota è apparso nel film distopico americano del 2017 Blade Runner 2049, con Ryan Gosling e Harrison Ford, girato in parte in Ungheria.
Quella stessa scenografia che Denis Villeneuve ha scelto per evocare un futuro devastato è oggi il contenitore di un presente vitalissimo. L’ironia è perfetta: un luogo scelto per rappresentare la fine del mondo ospita ora migliaia di persone che vengono a celebrare la creatività, la sperimentazione e l’incontro.
Un sito da esplorare, non solo da abitare durante la musica
INOTA non è un festival in cui si aspetta il proprio artista preferito seduti su un prato. È un percorso. Nel cortile più grande dell’area industriale dall’estetica dieselpunk, i visitatori possono lasciarsi andare sotto una tenda beduina, guidati da ritmi più lenti e mistici, mentre il sole al tramonto dipinge il paesaggio dietro le tre torri. Il Depo è lo spazio dedicato ai workshop e alle piccole mostre, collocato lungo il percorso che conduce verso le aree più remote del sito.
Il festival non ospita solo una schiera di artisti internazionali in questa cornice abbandonata, ma valorizza e porta in primo piano la scena creativa underground di Budapest in costante crescita. Per gli organizzatori, INOTA non è semplicemente un evento: è una dichiarazione di intenti culturali, un modo di affermare che le periferie industriali dimenticate possono tornare a essere centri pulsanti di senso.
Il 2026 e la maturità di un festival che guarda lontano
INOTA Festival 2026 vede nel cartellone nomi come Ben Klock, Sandwell District, Quelza, Kasper Marott, Alarico, Extrawelt e altri, confermando la vocazione internazionale del festival e la sua capacità di attrarre figure di riferimento della scena elettronica mondiale. Ogni edizione porta con sé qualcosa di nuovo: una sezione del sito mai utilizzata prima, un’installazione inedita, un dialogo diverso tra suono e spazio.
La missione della cultura contemporanea, al di là dell’esperienza di inclusione, è sempre stata rispondere a ciò che accade nel mondo intorno a noi. Le sfide estreme del ventunesimo secolo richiedono risposte straordinariamente forti, ed è qui che INOTA entra in scena: il progetto stabilisce il più grande festival audiovisivo dell’Ungheria nella contea di Veszprém, con una programmazione internazionale di artisti, creatori e visionari.
In un continente che cerca nuove narrative per i propri spazi industriali dismessi, INOTA è forse l’esempio più riuscito di come la memoria e il futuro possano convivere senza negarsi a vicenda. Le tre torri di raffreddamento continuano a dominare l’orizzonte, ma ora non raffreddano più: riscaldano l’immaginazione di chiunque abbia il coraggio di venire fin qui, alla fine dell’estate, a lasciarsi sorprendere.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.




























