Immaginate di svegliarvi all’alba avvolti da pareti color porpora, di scendere scale che sembrano costruite per disorientare, di bere un caffè su una terrazza sospesa nel vuoto mentre il Mediterraneo si accende di rosa. Non è la scenografia di un film di Pedro Almodóvar. È una mattina qualunque alla Muralla Roja di Calpe, il complesso residenziale che ha trasformato un’anonima scogliera della Costa Blanca in uno dei luoghi più fotografati — e più discussi — dell’architettura mondiale.
Un’opera visionaria nata tra provocazione e utopia
Edificata tra il 1968 e il 1973, la Muralla Roja sorge a Calpe, in provincia di Alicante, dove la roccia viva incontra il mare. A firmarla è Ricardo Bofill, architetto catalano nato a Barcellona nel 1939, figura tra le più scomode e geniali del Novecento. Nel corso di una carriera durata sei decenni, Bofill ha lasciato il segno in tutto il mondo, dalla Spagna alla Francia, dagli Stati Uniti all’India. È morto il 14 gennaio 2022, all’età di 82 anni, per complicanze legate al Covid, lasciando in eredità centinaia di edifici in decine di paesi.
La Muralla Roja è la sua opera più radicale, quella che meglio incarna la sua ossessione per i confini tra spazio pubblico e privato, tra passato e modernità. Il progetto si richiama all’architettura popolare del Mediterraneo arabo, in particolare alla tradizione della casbah, la cittadella murata tipica del Nord Africa. Ma non è nostalgia: è una rielaborazione bruciante, un dialogo tra il costruttivismo del Novecento e le fortezze berbere che per secoli hanno dominato il paesaggio nordafricano.
Un labirinto geometrico a strapiombo sul mare
Vista dall’esterno, la Muralla Roja sembra una fortezza medievale che ha deciso di tingere i propri bastioni di rosso mattone, malva, rosa antico e blu cobalto. Sono proprio le tinte che virano dal rosa al rosso e si mescolano agli azzurri a creare un contrasto con il paesaggio naturale circostante, rendendo questo singolare complesso una vera icona senza tempo dell’architettura.
Ma l’interno è dove Bofill ha giocato la sua scommessa più audace. Il labirinto di scale e corridoi corrisponde a una precisa pianta geometrica fondata sulla tipologia della croce greca, con bracci lunghi cinque metri, raggruppati in modo diverso, e torri di servizio — cucine e bagni — nei punti di intersezione. Cinquanta appartamenti si distribuiscono lungo questo schema apparentemente caotico, collegati da scale ad incastro, ponti e passerelle. Il tetto ospita una piscina, una sauna e un solarium.
L’effetto è quello di una città dentro la città: uno spazio che nega il concetto borghese di casa come rifugio privato e reintroduce la vita comunitaria della medina araba. Come avrebbe detto lo stesso Bofill — citato da Stirworld in un ritratto postumo — voleva creare qualcosa in grado di far capire anche alle persone comuni che l’architettura esiste.
Il paradosso dell’icona inaccessibile
Per anni la Muralla Roja è stata vittima del proprio successo. I profili Instagram dei travel influencer l’hanno trasformata in una tappa obbligata del turismo estetico, ma il fatto che si tratti di un condominio privato ha reso l’esperienza frustrante per la maggior parte dei visitatori. Non è una galleria d’arte, non è un hotel, non è un museo. Entrare senza alloggiare è vietato, e i proprietari hanno difeso questa riservatezza con determinazione — incluso, secondo quanto riferito da diversi travel blogger, l’installazione di disturbatori di frequenza per impedire l’uso di droni dall’esterno.
La svolta è arrivata nell’ottobre 2022. Il 3 ottobre, Giornata Mondiale dell’Architettura, la Muralla Roja è stata aggiunta da Airbnb alla propria categoria Design, che conta più di settemila location tra i progetti più rilevanti nel mondo dell’architettura. Da allora, dormire dentro l’opera più controversa di Bofill è diventato possibile — a patto di prenotare con congruo anticipo, poiché la domanda supera costantemente l’offerta.
Calpe e il Peñón: la cornice che completa il quadro
Chi arriva a Calpe in cerca dell’architettura tende a ignorare il resto. Un errore comprensibile, ma parziale. La città in sé offre poco sul piano urbanistico, ma il contesto naturale è di rara bellezza. Di fronte alla Muralla Roja si erge il Peñón de Ifach, uno sperone calcareo di 332 metri che domina il mare come una sentinella silenziosa, oggi riserva naturale e area protetta. Proprio alla rocca del Peñón si è ispirato un altro lavoro iconico di Bofill a Calpe: il complesso Xanadu, formato da diciassette appartamenti e caratterizzato da un colore verde scuro, costruito come una sovrapposizione di cubi attorno all’asse verticale della scala.
Il tramonto, visto dall’alto della Muralla Roja, è il momento culminante di ogni soggiorno. La luce radente del tardo pomeriggio esalta le tonalità cromatiche delle pareti e tinge il mare di sfumature che vanno dall’oro all’amaranto. È il momento in cui l’architettura smette di essere un oggetto intellettuale e diventa, semplicemente, una sensazione.
Il lascito di un architetto impossibile da classificare
Bofill era uno dei più celebrati architetti del Novecento e un pioniere di quello che sarebbe diventato noto come postmodernismo. I suoi lavori si rivelarono divisivi: liquidati dai detrattori come kitsch e pacchiani, ma esaltati dagli ammiratori come l’inaugurazione di una nuova era dell’architettura moderna.
La Muralla Roja sopravvive a ogni categorizzazione. Troppo colorata per il minimalismo, troppo geometrica per essere solo ornamentale, troppo ideologica per ridursi a un’attrazione turistica. È un manifesto costruito in mattoni e cemento tinteggiato, un’utopia abitabile che continua a dividere critica e pubblico. Ed è proprio questa tensione irrisolta — tra bellezza e provocazione, tra accessibilità e esclusività — a renderla immortale.
Bofill amava ripetere che l’architettura deve continuamente arricchire il proprio vocabolario. La sua Muralla Roja, a più di cinquant’anni dalla costruzione, non ha smesso di farlo.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.






























