Era una sera di fine luglio, il 24 luglio 2023, e verso le 23 il cielo sopra Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, ha scaricato sul paese una pioggia di ghiaccio. Tra i chicchi ce n’era uno di 19 centimetri di diametro. Dopo l’esame di foto e testimonianze, gli specialisti dell’European Severe Storms Laboratory (ESSL) lo hanno confermato come il più grande mai caduto in Europa. Il record precedente, 16 centimetri, apparteneva a Carmignano di Brenta, nel Padovano, e resisteva da appena cinque giorni, dal 19 luglio.

Dietro quel numero c’è un fatto che sorprende anche chi vive sotto i temporali padani: l’Italia, in quell’estate, è stata un laboratorio a cielo aperto della grandine gigante. Per avere un metro di paragone, il primato mondiale resta quello di Vivian, nel South Dakota, dove il 23 luglio 2010 cadde un chicco da 20,3 centimetri. Azzano Decimo si è fermato a un centimetro e tre millimetri da lì.

Come nasce un chicco di ghiaccio grande come un oggetto da tavola

Un chicco di grandine non cade giù in un colpo solo. Nasce dentro un temporale molto sviluppato, dove le correnti ascensionali sono così forti da riportare verso l’alto le gocce d’acqua, che restano liquide anche a temperature sotto lo zero. Quando una di queste gocce tocca un minuscolo nucleo di ghiaccio, si congela intorno a lui. Poi viene risucchiata di nuovo in quota, si ricopre di un altro strato, e il giro ricomincia.

Se si taglia a metà un chicco grosso, il risultato ricorda la sezione di un tronco: anelli concentrici, alternati tra ghiaccio più trasparente e più opaco, ognuno con la memoria di un viaggio dentro la nuvola. Il chicco continua a crescere finché pesa troppo per essere sostenuto dall’aria che sale. A quel punto precipita, e più è grande, più la sua energia d’impatto diventa un problema serio per tetti, serre, vigneti e carrozzerie.

Perché il Nord Italia è finito nel mirino

Non è un caso se i record sono arrivati tutti dallo stesso angolo di mappa. Secondo le ricerche dell’ESSL, il Nord Italia è la regione europea dove la frequenza della grandine di grandi dimensioni è aumentata di più negli ultimi decenni. La Pianura Padana unisce aria calda e umida vicino al suolo, aria più fresca in quota e il muro delle Alpi, un mix che favorisce temporali capaci di generare chicchi enormi. Nel suo rapporto sul 2023, lo stesso istituto ha indicato l’Italia come il Paese europeo più colpito dalla grandine gigante nel corso di quell’anno.

Il guaio è che la grandine, a differenza di un uragano, non offre giorni di preavviso. Un temporale può formarsi, crescere e colpire in un’ora, su una fascia di territorio larga pochi chilometri. Un paese resta illeso, quello accanto conta i danni.

L’app nata da un tetto distrutto

In questo vuoto di tempo si è infilata un’idea nata da un’esperienza personale. Davide Agostini, oggi ventunenne, studente di Economia di Padova, il 22 luglio 2023, due giorni prima del record di Azzano Decimo, tornò a casa a Vigonza e trovò i danni lasciati dalla grandine. Non aveva ancora l’auto, ma quel tetto rovinato non gli dava pace. Con la formazione da perito informatico ha cominciato a lavorare a Grandinometro, un’app gratuita, senza pubblicità né funzioni a pagamento, che cerca di tradurre i dati dei radar meteorologici in avvisi comprensibili anche a chi non è esperto.

Il meccanismo, per come lo racconta lo stesso Agostini, incrocia i dati radar con le segnalazioni della Protezione civile e con quelle degli utenti. Il sistema calcola poi le aree che potrebbero essere colpite nei minuti successivi e manda una notifica predittiva sullo smartphone di chi si trova sulla traiettoria. Secondo il suo racconto, gli iscritti hanno superato quota 4 mila dopo gli ultimi episodi di maltempo nel Nordest, e a più persone sarebbe riuscito di mettere al riparo l’auto prima della tempesta. L’app indica anche i punti coperti più vicini.

Vale la pena essere onesti sui limiti: è un progetto portato avanti da un singolo sviluppatore, nato come passione, e nessun sistema può garantire che l’avviso arrivi in tempo in ogni circostanza. Resta però il senso dell’operazione, che è guadagnare qualche minuto. Quelli che bastano per spostare una macchina sotto una tettoia o dentro un garage e, magari, risparmiarsi un conto da migliaia di euro dal carrozziere.

Chi vive in Pianura Padana sa che la prossima estate porterà altri temporali, e che nessuno può dire dove sarà il prossimo chicco da record. Si può solo decidere cosa fare nei minuti che separano il suono di una notifica dal primo schianto sul tetto: parcheggiare l’auto al coperto o restare a guardare il cielo.