Immaginate di salire su una funivia così ripida da sembrare quasi verticale, di attraversare un bosco fitto in poco più di un minuto, e di sbarcare all’improvviso dentro una cittadella medievale sospesa nel vuoto, dove settecento anni di arte sacra vi guardano negli occhi con la forza di statue a grandezza naturale e affreschi che coprono ogni superficie disponibile. Non è una visione. È Varallo, Valsesia, Piemonte. Il luogo più straordinario d’Italia che quasi nessuno conosce.

Un frate e un sogno impossibile: la nascita di una Gerusalemme alpina

Tutto comincia nel 1481, quando il frate francescano Bernardino Caimi torna dalla Terra Santa con un’idea visionaria quanto audace: ricreare i luoghi sacri della Palestina su un’altura rocciosa della Valsesia, per offrire ai fedeli — impossibilitati a raggiungere Gerusalemme, allora sotto dominio ottomano — un pellegrinaggio alternativo, fisico ed emotivo. Nasceva così, nel cuore della Valsesia, una “Nuova Gerusalemme” a beneficio dei fedeli che non potevano recarsi in Terra Santa, allora sotto il dominio turco. Il progetto era rivoluzionario per l’epoca: non una semplice chiesa, non un monastero, ma un intero paesaggio sacro da attraversare con il corpo, non solo con la mente.

Il più antico Sacro Monte d’Italia, la sua origine viene da un’idea di un frate francescano che, dopo essere stato per diversi anni a Gerusalemme come custode del Santo Sepolcro, decise di riprodurre, per chi non avrebbe mai potuto vederli dal vivo, gli stessi luoghi santi della Palestina, testimoni della vita di Gesù. Un gesto di democrazia spirituale ante litteram, che anticipava di secoli l’idea di rendere accessibile il sacro a tutti.

Il “gran teatro montano”: arte, fede e realismo visionario

Il risultato di oltre quattro secoli di lavoro collettivo è qualcosa di difficile da descrivere a parole. Giovanni Testori, storico dell’arte considerato il poeta del Sacro Monte, ha coniato la felicissima espressione di “gran teatro montano” per definire lo spettacolo evangelico che prende vita grazie a più di 800 sculture in legno o terracotta policroma a dimensione naturale e più di tremila affreschi.

Il Sacro Monte di Varallo appare come una vera e propria cittadella fortificata cinta da mura e scandita da vie, piazze, palazzi e giardini. All’interno delle cappelle, statue e dipinti danno forma e voce al percorso che narra la Vita, la Passione e la Morte di Gesù, dal Peccato Originale all’Assunzione di Maria. Le figure in terracotta policroma hanno barbe e capelli veri, gli occhi di vetro dipinti con cura maniacale: lo stupore del visitatore che vi si trova davanti è lo stesso, immutato, da cinque secoli.

Il genio che più di ogni altro ha plasmato questo luogo è stato Gaudenzio Ferrari, pittore, scultore e architetto valsesiano. Tra tutti spicca la sua figura: lavorò all’opera dal 1499 al 1529 ed è opera sua l’ideazione e la realizzazione delle scene della Natività, dell’arrivo dei Magi, della Crocifissione e della Pietà. Dopo di lui, si avvicendarono al cantiere valsesiano nomi di primissimo piano della pittura lombardo-piemontese: il Luini, il Morazzone, Tanzio da Varallo, l’architetto Galeazzo Alessi.

Un patrimonio UNESCO nel cuore delle Alpi piemontesi

Il Sacro Monte di Varallo rappresenta l’esempio più antico e di maggior interesse artistico tra i Sacri Monti presenti nell’area alpina lombardo-piemontese. Insieme agli altri otto Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità il 4 luglio 2003. Eppure, nonostante questo riconoscimento, il sito rimane clamorosamente sottovisitato rispetto ad altri patrimoni italiani ben meno ricchi di contenuti.

Il complesso monumentale sorge a 608 metri, su un’altura rocciosa che domina Varallo e offre scorci molto suggestivi non solo della città ma anche della Valsesia. Il paesaggio alpino che lo circonda non è uno scenario accessorio, ma parte integrante dell’esperienza: boschi di castagni, aria tersa di montagna, il rumore del torrente Mastallone in basso nella valle.

Come si arriva: la funivia più ripida d’Europa

Parte del fascino del luogo risiede già nel viaggio per raggiungerlo. È possibile arrivarci con la funivia più ripida d’Europa, che in poco più di un minuto collega il centro della città con la cittadella fortificata. Il biglietto di andata e ritorno costa cinque euro, quello di sola andata tre. In alternativa, un sentiero a piedi percorribile in circa venti minuti permette di vivere l’ascesa come un vero pellegrino medievale, salendo il dislivello tra i boschi.

La salita al Sacro Monte dura 80 secondi. Ottanta secondi per attraversare cinque secoli di storia. Il rapporto qualità-prezzo, per usare un termine profano in un contesto sacro, è semplicemente ineguagliabile.

Un’esperienza per credenti e non credenti

Ciò che rende il Sacro Monte di Varallo davvero universale è la sua capacità di parlare a chiunque, al di là della fede religiosa. L’impatto emotivo delle cappelle — con le loro atmosfere di luce filtrata, le figure umane che sembrano voler uscire dalla scena, gli affreschi che avvolgono lo spettatore come un abbraccio — ha qualcosa di archetipico, di profondamente umano. Il Sacro Monte è un luogo assolutamente unico nel suo genere ed è considerato, con il Monte Rosa, un simbolo della Valsesia.

Per chi arriva da fuori Italia, o anche solo da un’altra regione, Varallo offre qualcosa che le grandi mete turistiche hanno perduto da tempo: il silenzio, l’autenticità, la sensazione di essere gli unici scopritori di un tesoro rimasto intatto. In un’epoca in cui il turismo di massa ha trasformato i capolavori in attese infinite e selfie da brivido, il Sacro Monte di Varallo è ancora un luogo dove l’arte può colpire in piena solitudine. Un privilegio raro, e probabilmente non eterno.