Ai margini meridionali della città, una cascina che affonda le radici nella Milano di fine Seicento custodisce una delle trattorie più autentiche della città. L’edificio nacque come stazione di posta, luogo di sosta per viaggiatori e mercanti prima del rientro in città, e la leggenda locale vuole che perfino Napoleone vi si fermò una notte nel 1800, quando il suo cavallo restò azzoppato: da qui il nome Ronchettino, da “”ronchetto””, zoccolo rotto. Dopo essere stata panetteria, macelleria e trattoria con bocciofila, la cascina è oggi gestita dalla famiglia Meazza-Angelillo, che ne ha fatto un’osteria dall’anima insieme rustica ed elegante, con un giardino interno che d’estate diventa il vero cuore pulsante del locale, tra lanterne, tavoli in ferro e un glicine che i clienti ricordano con affetto. Gli interni, distribuiti in più sale fino a centocinquanta coperti, alternano luci soffuse e un arredamento che gioca con il fascino d’epoca.
In cucina la tradizione meneghina resta protagonista: il risotto alla milanese, proposto anche con l’ossobuco nello stesso piatto secondo l’antica ricetta dell’oss büs, i mondeghili di carne fritti o al sugo, il riso al salto e la cotoletta “”orecchia d’elefante””, generosa al punto da essere spesso divisa in due. Accanto ai classici, la carta lascia spazio a proposte fuori menù più creative, legate alla stagionalità e alla sensibilità dello chef del momento, mentre la cantina, curata e non sterminata, privilegia produttori artigianali.
CONTATTI
Via Lelio Basso, 9
342 5643955
www.ronchettino.it
ORARI
Lunedì: –
Martedì: 19:30–00:00
Mercoledì: 19:30–00:00
Giovedì: 19:30–00:00
Venerdì: 19:30–00:00
Sabato: 12:30–16:30 | 19:30–00:00
Domenica: 12:30–16:30 | 19:30–00:00
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
































