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FASCIA DI PREZZO
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MENÙ
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A pochi passi dalla Stazione Centrale, in viale Brianza, la Trattoria Siciliana da Salvatore si raggiunge salendo una rampa di scale che sembra già preludere a un cambio di latitudine: la sala, ampia e luminosa, accoglie gli ospiti tra ceramiche di Caltagirone e di Santo Stefano di Camastra, pupi siciliani e carretti dipinti a mano, dettagli che raccontano l’isola senza scadere nella scenografia di maniera. A guidare il servizio con garbo è Rita Orlando, patronne attenta, mentre in cucina il marito Salvatore Intelisano lavora fianco a fianco con il figlio Alfredo, portando in tavola piatti che profumano di sole e di mare aperto. L’insalata di mare tiepida, con cozze, vongole, gamberi, calamari e polpo, apre spesso il pasto insieme alle alicette marinate con olive e capperi o al carpaccio di pescespada affumicato accompagnato da zucchine marinate; quando la stagione lo consente, gli spaghetti ai ricci diventano un piccolo evento gastronomico, mentre la pasta alla Norma, con melanzane, pomodoro e ricotta al forno, resta un classico intramontabile capace di raccontare Catania in un piatto solo. Tra i secondi, i tre sapori siciliani riuniscono in un unico assaggio l’involtino di pesce spada, il calamaro ripieno e le sarde a beccafico, mentre gli scampi in crosta di pistacchio aggiungono una nota più contemporanea a un menù che resta comunque saldamente ancorato alla tradizione isolana. La cantina, curata con attenzione, dà spazio a vignaioli siciliani spesso poco conosciuti al grande pubblico, capaci di sorprendere chi cerca qualcosa di diverso dalle etichette più celebrate. A chiudere, cannoli e cassata regalano il tocco dolce che la Sicilia non può mai negare, in un indirizzo che a Milano ha saputo costruire, tavola dopo tavola, una piccola reputazione di autenticità.
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Viale Brianza, 35
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.





























