Un ambiente che ricorda la calorosa atmosfera di una taverna di una volta, dove ogni dettaglio parla di familiarità e accoglienza. Le pareti, animate da piste da gioco dell’oca, donano un tocco giocoso e originale a questo spazio rustico ma curato, un rifugio informale nel cuore di Milano dove ci si sente subito accolti come a casa.
L’ospitalità, genuina e attenta, accompagna ogni momento trascorso in questo locale che predilige la semplicità senza rinunciare a una cura autentica. Il menù segue con fedeltà il ritmo delle stagioni, offrendo piatti che raccontano storie di terre diverse, dall’intensità del Sud con le orecchiette alle cime di rapa, fino alle delicatezze del Nord Italia. La pasta fresca, spesso preparata in casa, è protagonista di un’offerta che spazia tra sapori autentici e materie prime scelte con passione. Le carni, morbide e saporite, si concedono in scaloppine, costate e filetti cotti alla brace, mentre il pesce si racconta attraverso proposte come l’orata alla siciliana o le fritture miste, capaci di evocare profumi di mare. Tra gli antipasti, le eccellenze si alternano dalla culaccia di Zibello alla mozzarella di bufala di Mondragone, fino alla cremosa burrata, offrendo un preludio gustoso e variegato.
CONTATTI
V.le Bligny, 29
02 58312871
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ORARI
Lunedì: 19.00-23.00
Martedì: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
Mercoledì: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
Giovedì: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
Venerdì: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
Sabato: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
Domenica: 12.00-14.30 | 19.00-23.00
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
































