Entrare da Piero e Pia è come aprire una porta su un angolo autentico di Piacenza, trasportato con affetto nel cuore di Milano.
Il tempo sembra rallentare, avvolto da un’atmosfera che sa di casa, di chiacchiere soffuse, di tovaglie candide e profumi rassicuranti. L’ambiente è semplice, schietto, come la cucina che lo anima, eppure ogni dettaglio parla di passione vera, quella che non ha bisogno di effetti per farsi sentire. C’è un calore discreto che accoglie, fatto di sorrisi sinceri e di una convivialità che si respira, non si ostenta.
A tavola, la tradizione piacentina si rivela senza maschere, con piatti che raccontano storie di famiglia, stagioni e territorio. I pisarei e fasò, piccoli scrigni di sapore, arrivano fumanti e generosi, e bastano pochi assaggi per capire perché siano diventati leggenda in città. I tortelli di magro, con la loro forma inconfondibile e il ripieno delicato, confermano una mano esperta e rispettosa delle radici. La mortadella tartufata come benvenuto è una carezza iniziale, un invito a lasciarsi andare, mentre la selezione di formaggi chiude il cerchio con intensità e carattere.
Qui nulla è costruito, e proprio per questo tutto convince: dai sapori netti, mai ruffiani, al servizio attento ma mai invadente.
CONTATTI
Via Luigi Vanvitelli, 10
02 718541
www.pieroepia.com
ORARI
Lunedì: –
Martedì: 12.30-14.00 | 19.30-22.00
Mercoledì: 12.30-14.00 | 19.30-22.00
Giovedì: 12.30-14.00 | 19.30-22.00
Venerdì: 12.30-14.00 | 19.30-22.00
Sabato: 12.30-14.00 | 19.30-22.00
Domenica: 12.30-14.00
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
































