La vetrata di Tà Bonu! apre uno squarcio improvviso sulla Sardegna: la cucina a vista mette in scena il gesto ripetuto di mani che chiudono la pasta a spiga, in quell’orlo attorcigliato che è insieme firma e promessa, mentre l’arredamento minimale lascia che siano i profumi a raccontare la storia del locale, senza bisogno di aggiungere altro.
Primo culurgiones bar d’Italia, un’idea tanto semplice quanto ostinata: prendere un piatto contadino nato tra le campagne dell’Ogliastra, fatto di patate, pecorino, menta e olio, e farne il centro assoluto di un menù che sa essere sia fedele che sperimentale. Si comincia magari da un tagliere di salumi e formaggi sardi accompagnati dal croccante pane carasau, per poi lasciarsi guidare verso i culurgiones classici, quelli che difendono la tradizione senza sconti, o verso le versioni più audaci, come quelli in carbonara d’asparagi o conditi con il sartizzu, la salsiccia sarda che dona carattere deciso al piatto. Non mancano i malloreddus, i piccoli gnocchetti rigati che raccolgono il sugo con naturalezza, e chi cerca un finale dolce trova nelle seadas, tra formaggio filante e miele, la sintesi perfetta di un’isola che sa essere rustica e generosa insieme.
Gli ingredienti arrivano direttamente dai produttori sardi, tracciati fino all’origine, a testimonianza di una filiera che il locale rivendica con orgoglio. Il servizio, veloce e cordiale, accompagna un pasto che può concedersi anche solo il tempo di una sosta tra due impegni, senza perdere in autenticità: un piccolo avamposto isolano piantato nel cuore pulsante della città, capace di far sentire, tra un boccone e l’altro, il vento caldo del Mediterraneo.
CONTATTI
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02 80020010
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ORARI
Lunedì: 12.00-15.00 – 19.00-23.00
Martedì: 12.00-15.00 – 19.00-23.00
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

































