Nel cuore di Nolo, quel quartiere popolare diventato negli ultimi anni terreno fertile per nuove aperture, El Dogo custodisce una storia di famiglia prima ancora che una carta di piatti. L’ha aperto Mario Celotti, architetto di formazione, ispirandosi alle ricette della madre Josefine, argentina, che ha cresciuto i figli a suon di empanadas fatte in casa.
Il locale sviluppa quaranta coperti su due sale, con un cortile e qualche pianta a rendere l’atmosfera intima, e c’è chi ricorda una parete di muschio vero capace di ammorbidire ulteriormente i toni dell’ambiente.
Le empanadas restano il cuore della proposta, sei varianti in lista tra manzo, pollo, tonno, zucca, erbette e formaggio con cipolla, ciascuna racchiusa in un impasto di farina, burro e sale che i clienti descrivono spesso come una piccola sorpresa a ogni morso. Ma la carta va oltre, con gli gnocchi al tuco, salsa di pomodoro, verdure e carne, che molti definiscono memorabili, e l’entraña, il diaframma di manzo alla piastra accompagnato da un tortino di patate dolci e dalla salsa criolla. Non manca la tagliata, spesso citata tra i secondi più riusciti, né il chimichurri che accompagna quasi ogni piatto di carne, insieme a patatine fritte che secondo diversi avventori meriterebbero un capitolo a parte. La cantina segue la stessa rotta, con una quindicina di etichette perlopiù argentine tra spumanti, bianchi e rossi.
CONTATTI
Via Nicola D’Apulia, 4
375 5251465
www.eldogomilano.it
ORARI
Lunedì: 18:00–23:00
Martedì: 18:00–23:00
Mercoledì: 18:00–23:00
Giovedì: 18:00–23:00
Venerdì: 18:00–23:00
Sabato: 18:00–23:00
Domenica: –
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
































