“Un anno con Salinger” (My Salinger year) è un film del 2020 diretto dal regista francese Philippe Falardeau e girato quasi interamente a Montréal, in Canada.

Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Joanna Rakoff, il film vanta un cast artistico di tutto rispetto, dall’ex replicante di Blade Runner Sigourney Weaver, all’astro nascente Margaret Qualley figlia dell’attrice Andie McDowell, passando per gli attori emergenti Douglas Booth e Théodore Pellerin.

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Il film – che è stato scelto per aprire la Settantesima Berlinale – sarà ufficialmente distribuito nelle sale italiane da AcademyTwo a partire dall’11 Novembre.

Recensione film Un anno con Salinger, #Un anno con Salinger, viaggio nel tempo e nella letteratura

La storia è ambientata a New York, nella seconda metà degli anni Novanta. Qui viene ad abitare una giovane laureata in lettere di nome Joanna Rakoff (Margaret Qualley), un’autrice di poesie che condivide l’appartamento con la sua migliore amica Jenny (Séana Kerslake). Joanna frequenta Don, titolare di una libreria di sinistra e aspirante scrittore, follemente innamorato di Joanna, che chiama dolcemente “Buba”.

Un giorno, la giovane protagonista viene assegnata da un agenzia di collocamento alla direttrice di un’agenzia letteraria, Margaret, donna eccentrica e determinata, che l’assume come sua personale assistente. Margaret vanta collaborazioni con molti nomi emeriti della letteratura, ma il suo rapporto più fecondo è quello con lo scrittore di fama internazionale J.D. Salinger, per lei “Jerry”.

È proprio di lui, o meglio delle lettere che gli vengono indirizzate dai fan, che Joanna dovrà occuparsi; tuttavia, anziché licenziare gli ammiratori di Salinger con una frase standard che esprime l’impossibilità dell’autore di farsi carico delle lettere, Joanna comincerà segretamente a elaborare risposte personalizzate per ciascuno di loro, creando un rapporto inizialmente falsato ma non per questo disonesto con persone a lei del tutto estranee.

Nel frattempo, dovrà mostrarsi in grado di essere all’altezza di Margaret e delle sue posizioni autoritarie sul luogo di lavoro.

Dal punto di vista del regista Philippe Falardeau, questo film ha rappresentato per lui e la sua arte una vera e propria sfida. Innanzitutto, rappresenta quei difficili momenti in cui bisogna “decidere che cosa vogliamo fare della nostra vita, quando non siamo ancora completamente consapevoli dell”intera gamma delle nostre possibilità”. Joanna infatti vive un momento di transazione importantissimo, caratterizzato prima dall’abbandono di una vita pregressa e poi dall’approdo a un nuovo mondo, ovvero un’agenzia letteraria “atemporale“, rimasta “ferma nel tempo“.

Inoltre, è il primo film di Falardeau che ha una protagonista centrale femminile, che ha trovato in Margaret Qualley la sua interprete ideale. A tal proposito, Falardeau – che aveva notato la giovane attrice in “Novitiate” (La scelta), rivela di aver rispettato tutte le sue idee, riscrivendo la sceneggiatura “tenendo presenti le sue osservazioni”.

Non meno importante la presenza di una veterana del cinema come Sigourney Weaver, incontrata dal regista nel giorno del suo compleanno per confermare la loro nuova collaborazione.

Abbiamo parlato in francese. (…) Sigourney conosce bene il mondo letterario di New York, sarebbe stata in grado di guidarmi attraverso le tante sfumature di quel mondo, visto che io ero un estraneo che stava cercando di avvicinarsi per la prima volta”.

Un’altra peculiarità del film sta nel perfetto equilibrio creato dalla presenza di personaggi maschili molto più volubili e decentrati rispetto alle donne, che invece mantengono posizioni salde anche di fronte al lutto o alle varie difficoltà. Un esempio è dato dal personaggio di Daniel, interpretato da Colm Feore, amante di Margaret onnipresente negli uffici dell’agenzia ma allo stesso tempo invisibile ai più. Oppure Hugh, interpretato da Brían O’Byrne, che in passato ricopriva il ruolo di Joanna, e ora è il suo collega nell’ufficio accanto, un superiore non autoritario ma sensibile e comprensivo. Oppure il ragazzo di Winston-Salem, interpretato da Théodore Pellerin, forse il fan più sfegatato di Salinger, al quale scrive ben più di una volta commuovendo così tanto la protagonista, tanto da “apparire” fisicamente nei luoghi dove lei si trova, simboleggiando la vicinanza emotiva che sussiste tra entrambi, nonostante la distanza geografica.

Riguardo ai temi trattati, che spaziano dal conflitto intergenerazionale, al rapporto uomo-donna, passando per il peso dell’ambizione lavorativa sulle scelte di vita personali, il regista ha sentito più vicino a sé il dibattito sull’arte rispetto al business.

Noi tutti vogliamo che la letteratura sia qualcosa di separato dal commercio ma in realtà non è così. Il suo lato commerciale è molto importante, e questo spiazza Joanna”, dice Falardeau.

Infine, un’altra nota di merito va a tutto l’apparato scenico, in particolare all’addetta ai costumi Patricia McNeil, che ha creato dei guardaroba perfettamente a metà tra il sogno americano della generazione di scrittori rappresentata dall’agenzia letteraria in cui lavora Joanna e la contemporaneità del 1996 in cui si era cominciato a familiarizzare con l’Internet e le comunicazioni virtuali.

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