Rothko era famoso per l’uso del colore con cui comunicava quelle emozioni crude che lui sentiva e voleva evocare in chi osservava le sue opere… Tanti sostennero di aver vissuto un’esperienza mistica nell’ammirare i suoi lavori; lui disse che chi provava queste emozioni condivideva l’esperienza vissuta da lui nel dipingerla.

« … e il proprietario del motel El Monaco a White Lake. Ho una licenza per tenere un festival di musica e arte, e pure gli otto ettari di terra di cui Woodstock ha bisogno subito. Anzi, prima di subito.»

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Quella stessa notte, la notizia fece il giro dei giornali, delle stazioni radio e dei telegiornali. Era ufficiale: il Festival di musica e arte di Woodstock si era trasferito da Wallkill a Bethel. Lo spettacolo sarebbe continuato e la maledizione dei Teichber era stata sconfitta.

Woodstock dimostrò che quando si è in tanti e uniti ognuno conquista un margine di libertà personale che, per quanto innocua, prima non avrebbe potuto nemmeno sognare.

In meno di un mese, Mike Lang, John Roberts, Joek Roseman e Artie Kornfeld, insieme con un altro centinaio di persone, avevano creato una minicittà; un sogno a occhi aperti.

Sparsi ovunque nel campo aspettavano cinquecentomila spettatori, tutti legati, come un filo multicolore di un immenso e variopinto tappeto. Questo spettacolo toglieva il respiro, lasciava sgomenti e dava le vertigini. Osservai la folla e vidi sulle facce di tutti solo gioia di vivere. Questo era ciò che Mike Lang stava cercando, la generazione che si oppose alla guerra e creò il movimento per i diritti civili.

 

Il 15 agosto 1969, nel primo pomeriggio Richie Havens aprì ufficialmente i microfoni del grande palco di Woodstock, intonando Freedom, e diede vita a quello che, le generazioni future, avrebbero definito il concerto del secolo. Pace, amore e rock&roll erano i temi della kermesse. Da allora, da quella fatidica data, la musica non sarebbe stata più la stessa.

Un concerto organizzato in protesta contro la guerra, che in quel periodo imperversava in Vietnam, contro l’odio, contro il pregiudizio e per dire basta alla violenza ed al razzismo.

Ancora oggi, a distanza di cinquant’anni il nome Woodstock evoca quello slancio, ahimè, irripetibile, la cultura hippie e la condivisione.

A raccontarci la storia, oltre ad averla scritta, è il diretto interessato, colui che permise all’evento di accendersi: Elliot Tiber. Un libro per chi ha voglia di sognare, per chi ama la musica, per chi crede che Freedom sia il valore corretto da dare alla vita. Un libro che regala molti stati d’animo.

Un’avventura, esilarante e commovente. Tiber, un Artista sognatore come pochi.

Woodstock non è stata solo musica, non è stato solo un semplice concerto. Tiber, attraverso il ricordo di quei giorni, ci racconterà di una generazione come nessun’altra e della loro indimenticabile Summer of Love.

Recensione di Taking Woodstock di Elliot Tiber, #È agosto. È il 1969. Ci sono i soliti 4 gruppi che suonano. Tre giorni di musica no-stop e solo 500.000 persone all’evento!!!

Taking Woodstock
di Elliot Tiber con Tom Monte
Rizzoli 24/7 (pp. 246)
Traduz. Valerio Bartolucci

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