#Dune: il ritorno del grande cinema in sala

Laddove nel 2020 Christopher Nolan si era preso la responsabilità di riportare il grande pubblico in sala, quest’anno il testimone è passato a un altro dei grandi nomi del cinema contemporaneo: Denis Villeneuve. Il regista canadese si è infatti scontrato con la pandemia che lo ha costretto a un complicato lavoro di post-produzione svolto perlopiù a distanza e che tante volte l’ha costretto a rimandarne l’uscita. Si tratta di un progetto ambizioso tratto da un’opera molto complessa, con la quale più registi si sono misurati nel tempo con scarso successo.

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La trama

Dune ruota attorno ad Arrakis, una terra ostile popolata dai mastodontici Vermi della Sabbia e dai Fremen, una popolazione nomade che grazie alle caratteristiche tute distillanti riesce a sopravvivere nascosta nel deserto. Arrakis, però, è soprattutto l’unico pianeta dove si estrae la Spezia. E non c’è niente di più prezioso in tutto l’universo perché è la sostanza senza la quale i viaggi spaziali sarebbero impossibili. Il film si apre quindi con l’Imperatore che ordina a Casa Atreides di prendere il controllo della produzione della Spezia, per decenni saldamente nelle mani di Casa Harkonnen. Un affronto che non potrà che essere ripagato col sangue.

Ma Dune è anche e soprattutto il viaggio di Paul Atreides, l’erede del Duca Leto e di Lady Jessica che è stato educato dalla madre alle sacre vie delle Bene Gesserit, l’ordine femminile spirituale che si muove nell’ombra tirando le fila dei destini politici e non nel mondo di Frank Herbert. Un ragazzo che davanti a sé ha uno destino ineluttabile, quello di essere l’Eletto, il Lisan al Gaib, il Kwisatz Haderach. Parliamo quindi una sorta di messia dotato di poteri di preveggenza che porterà l’universo sull’orlo della guerra santa. Un destino che come in ogni viaggio dell’Eroe che si rispetti all’inizio rifiuta – spaventato dalla portata del compito che è chiamato a svolgere – ma che inevitabilmente si ritroverà ad abbracciare.

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L’analisi

Dune non è privo di difetti. Come tutte le narrazioni del genere ha bisogno di tempo per spiegarsi vista la complessità del materiale di base, rischiando quindi di annoiare lo spettatore. Bisogna prendere in considerazione anche il fatto che si tratti solo di una prima parte, scelta che inevitabilmente tronca il crescendo e non permette uno sguardo d’insieme. Inoltre ha un respiro corto, riflette su grandi temi ma non li approfondisce mai davvero.

Nonostante ciò si ha la sensazione di essere davanti a un film solido che nell’esperienza della sala vive il suo massimo momento di esaltazione. Denis Villeneuve firma un grande lavoro di riadattamento che accompagna il pubblico passo dopo passo alla scoperta un universo immaginativo ricco di dettagli e di riferimenti alla cultura musulmana. È una pellicola che funziona grazie a un reparto tecnico impeccabile, dalla regia alla fotografia, che sa dosare sapientemente l’uso della luce in scena. Una menzione d’onore spetta anche a Hans Zimmer che con una soundtrack degna di nota sottolinea magnificamente ogni momento della visione.

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Il cast

Dune ha dalla sua un cast di altissimo livello. Un’ottima prova recitativa già a partire da comprimari come Stellen Skarsgård che con poche scene riesce a rendere tutta la spietatezza del Barone Harkonnen. Oscar Isaac è invece un impeccabile Duca Leto, un grande uomo costretto dal lignaggio a diventare leader e Rebecca Ferguson vive tutta la contraddizione di essere madre e Bene Gesserit nel suo ruolo di Lady Jessica. Un plauso va soprattutto a Timothée Chalamet che, alle prese con un personaggio non semplice, ci regala un Paul Atreides che pian piano coglie tutta la grandezza e la gravità della sua missione.

Questa pellicola è la celebrazione di una saga che ha segnato per sempre l’immaginario sci-fi, che meritava un riadattamento all’altezza della sua fama. Una trasposizione dal ritmo è sinuoso, tipico delle narrazioni degli ultimi vent’anni, da non scambiare mai per lentezza. Semplicemente si prende il suo tempo per garantire al pubblico un’esperienza immersiva e lo fa egregiamente.