#Venezia – Radès – Catania: La Mostra anticontagiotempo di lettura: 3 min

Il 2 settembre 2020 è ufficialmente iniziata la 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Si tratta di un’edizione atipica in quanto vincolata da i protocolli di sicurezza straordinari imposti per far fronte alla pandemia da COVID-19. Infatti, dopo molteplici rettifiche, riduzioni e spostamenti, sono riusciti a organizzarla scendendo a compromessi: il complessivo numero di film è stato drasticamente ridotto e l’intera sezione “Sconfini”, categoria non competitiva che raccoglie film senza restrizioni su durata, genere o destinazione, è stata annullata.

Oltre a qualche variazione in ambito logistico di determinate sezioni, l’evento più straordinario della Mostra è la collaborazione con la Cineteca di Bologna per presentare il “Venezia Classici”: sezione che presenta, in anteprima mondiale, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. L’istituzione del capoluogo emiliano ha ospitato la sezione durante il Festival del Cinema Ritrovato, dal 25 al 31 agosto, al fine di garantire, con questa eccezionale collaborazione, l’importante fruizione e riscoperta di film rari o poco noti senza infrangere le regole anti contagio.

Quel mix sociale, culturale e sportivo chiamato Calcio

 Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio

José Mourinho.

È forse questa la frase chiave che può far capire appieno il nuovo cortometraggio  documentario di Adriano Valeri: “Les Aigles De Carthage”. Dedicato alla finale di Coppa d’Africa del 2004 ospitata e vinta dalla Tunisia, rinvigorendo un paese dal punto di vista emotivo e sociale.

Valeri vuole far conoscere una storia ai più sconosciuta, una partita di calcio dalla triplice valenza: sportiva, sociale e politica. Il documentario mostra le testimonianze reali e trasparenti di un gruppo eterogeneo di persone che, a seconda della loro estrazione sociale, racconta il modo in cui loro e il paese hanno vissuto la finale di Radès.

La partita ha come sfondo una Tunisia debole e fragile, soggiogata dalla dittatura di Zine El-Abidine Ben Ali: 23 anni di inflazione, corruzione e soprattutto disoccupazione. Il documentario si prende l’impegno di evidenziare come una semplice partita di calcio possa contribuire a far nascere una rivoluzione volta a migliorare le condizioni del paese, la cosiddetta “Rivoluzione dei Gelsomini”, che portò al rovesciamento della dittatura a cavallo tra il 2010 e il 2011.

Il calcio è solo un gioco, 22 persone che corrono dietro a un pallone. Vero. O magari è qualcosa di più? Magari è un rito, una cerimonia capace di unire milioni di concittadini per 90 minuti (a volte anche di più), facendo dimenticare le diatribe personali, ricordando loro che provengono tutti dalla stessa terra. Che sono tutti fratelli capaci, insieme, di ottenere un progresso del paese.

La benzina dentro di noi

Ognuno di noi, nel proprio animo, ha un fuoco che aspetta solo di divampare sempre più. Non si deve negare o reprimere, ma nutrirlo ogni giorno di benzina per farlo esplodere e riuscire finalmente a liberare il meglio da noi stessi. Olga Torrico, regista e protagonista del film, propone al suo esordio in regia un cortometraggio introspettivo: “Gas station”.

Una ragazza, Alice, si interroga sul suo rapporto con la musica, la sua passione più grande, tristemente appassita nel corso degli anni. Non è un caso che la sua occupazione attuale sia quella di lavorare in una pompa di benzina nella provincia di Catania, come se la regista ci volesse far notare come una ragazza troppo impegnata a versare benzina per le altre persone sia riuscita, paradossalmente, a dimenticarsi di utilizzare la propria per seguire i propri sogni.

Il corto alterna, alla storia di Alice vecchi, filmati di quando era piccola e spensierata e si divertiva a suonare. Questi video sono inseriti con stacchi secchi e decisi a suggerire quanto ormai quella ragazza sia lontana da quella serenità.

Nello snodo centrale della pellicola, la protagonista guarda in faccia se stessa e capisce che la sua vita non sta andando come avrebbe desiderato: il suo sogno sta morendo. Alice prende coscienza del fatto che può cambiare il suo destino infelice, con la maturità delle sue scelte e con il coraggio delle sue azioni. Un messaggio forte di cui tutti noi, ragazzi o adulti, abbiamo bisogno: smetterla di farsi consumare dalla vita e gettare continuamente benzina sul fuoco delle nostre passioni.

Riccardo Brancaleoni

Riccardo Brancaleoni

Mi chiamo Riccardo Brancaleoni, classe 1995. Abito a Mantova da quando son nato ma ho sempre viaggiato tanto, per studio o per svago. Nel 2019 mi sono laureato nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo all'università di Bologna coronando il mio amore viscerale per il Cinema. Ho una Dealorean con cui mi diverto a correre su Sunset Boluveard facendo a gara con un GMC Vandura nero e l'Ecto-1. Auspicando di trovare un giorno il tesoro di Willy l'orbo, senza incappare in qualche T-800 che voglia farmi fuori per prendermi l'Anello, vi auguro buona giornata e buona lettura, sperando il prima possibile di poter condividere con voi un Vodka Martini, agitato non mescolato. Saluti e che la Forza sia con voi.