#ASINI SOCIAL(I): l’ignoranza dell’uomo moderno riflessa sui e dai social network

Quella che stiamo vivendo, potrebbe tranquillamente essere definita “l’era della conoscenza”: possibilità di un’istruzione più che superiore, scoperte scientifiche che si immaginavano nei film di fantascienza soltanto qualche decennio fa, evoluzioni dell’uomo tanto imprevedibili quanto brillanti… Eppure, qualcosa continua a mancare. Tutte queste grandi cose, che esaltano la conoscenza del grande scienziato, medico o letterato, sembrano essere soltanto una sorta di impalcatura esterna che purtroppo ha come struttura portante un elemento tanto solido quanto dannoso: l’ignoranza dell’uomo comune.

Per cercare di dare maggiore qualità a questa struttura in modo da rinnovarla completamente, può risultare utile partire dalla base e fare una distinzione tra le diverse chiavi di lettura che questo termine può avere. Esiste, ad esempio, l’ignoranza intesa come mancanza di istruzione che, a sua volta, dipende dall’età del soggetto e/o dalla sua provenienza geografica che non gli hanno conferito le possibilità oggettive di istruirsi.

Vi è, però, anche l’ignoranza che si riferisce a chi, pur avendo ricevuto un’istruzione adeguata, che va ben oltre quella obbligatoria, non è consapevole dell’ignorare nozioni che vanno dalla mera grammatica alla comprensione di un testo. Quest’ultimo è il tipo di ignoranza più pericoloso, soprattutto quando si scontra con la realtà social di quest’epoca e in cui tutti esprimono la loro opinione senza filtri di nessun genere.

Infatti, oltre a trovare i “classici strafalcioni grammaticali” come, ad esempio, propio, penzo, avvolte, la e congiunzione piuttosto che è del verbo essere oppure ai preposizione al posto di hai del verbo avere, non sono per niente inusuali gli utenti che non recepiscono il messaggio di un articolo in modo corretto o che lo interpretano filtrandolo solo in base al loro modo di pensare.

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Purtroppo, dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del rapporto del 2018 alla mano, si può constatare come gli studenti italiani (e quindi non necessariamente persone che hanno un background culturale scarso), siano agli ultimi posti in Europa in quanto a capacità di comprensione di un testo, raggiungendo un livello a malapena sufficiente nella media mondiale.

I social diventano, dunque, il luogo perfetto per lo sfogo e la convalida di questi dati, facendo nascere, però, il più grande tra gli interrogativi: perché?

Le risposte possono essere molte e differenti. Innanzitutto, si potrebbe partire dalle falle presenti nel sistema d’istruzione italiano; si poterebbe proseguire con una società sempre più ricca di apparenza, di sfarzo, di “beautiful life” ma in cui i contenuti che dovrebbero fare da stimolo alla curiosità, alla ricerca di informazione sana e alla crescita personale, sono sempre meno e meno efficaci per arrivare alla quasi presunzione dell’utente medio di essere detentore delle verità assolute del mondo.

Per ciò che concerne soprattutto quest’ultimo aspetto, ci si basa sull’avere la fortuna di possedere la libertà di esprimersi su qualsiasi argomento, dal più banale al più ostico, pur essendo incompetenti a riguardo e senza un’adeguata informazione che la possa quantomeno rendere vera e la conseguente opinione che si veicolano. In più, si potrebbe aggiungere una certa sopravvalutazione di sé stessi che porta alla convinzione di essere superiori a chiunque e di contare più degli altri: ecco, questo è forse il più alto esempio di ignoranza dell’ignoranza che si possa vedere in questi casi.

Data, dunque, questa struttura, la fase di ricostruzione e restauro dell’istruzione e della cultura sembrano obiettivi irraggiungibili in questo nuovo Medioevo solo un po’ più digitale. Tuttavia, non si può lasciarsi andare alla deriva, anche se di certo non si può distruggere l’ignoranza in un colpo, si può cercare di indebolirla e, magari, alla lunga farla implodere su sé stessa.

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Come? Innanzitutto, con l’utilizzo di una corretta comunicazione, volta a far vedere subito e in maniera chiara il focus del messaggio. In senso più pratico, si può prendere come spunto ed esempio una ricerca del Pew Reserch Center in cui si evince che se nel 2004 il 60% degli Americani era contro i matrimoni gay, nel 2015 il 55% era a favore grazie alla veicolazione dell’argomento attraverso uno spostamento da quello che poteva essere un problema alle opportunità e benefici che lo stesso offre. Se questo è ciò che può fare principalmente chi scrive per combattere l’ignoranza che dilaga, anche l’utente che legge può, nel suo piccolo contribuire a questa ricostruzione dell’istruzione in diversi modi: può, innanzitutto, cercare di riscoprire la curiosità dell’acquisire informazioni basandosi sull’affidabilità delle fonti; essere certi di ciò che si dice, basandosi su dati oggettivi e senza ostentare mai poiché, come si suol dire, si ostenta proprio ciò che non si ha.

Seguendo questo progetto, lo stesso strumento social che sembra essere il paese dei balocchi, se guidato dalla conoscenza vera, un poco di umiltà, riscoperta della lingua, della logica e della nostra umanità, forse potrà far ritornare umani questi “asini social(i)”.