#Puoi nasconderla quanto vuoi ma prima o poi la verità torna a galla

Il fatto è che quando muori chi ti sopravvive racconterà la tua storia come gli pare e piace, senza che tu possa obiettare un bel niente al riguardo.

Certe storie finiscono come devono finire, perché, alla finfine, l’essere umano è un animale prevedibile.

Poi, la mamma capisce lo stesso quando stai raccontando fesserie, e Maria Maddalena le fesserie le capiva prima di tutti gli altri. La vita l’aveva costretta a essere attenta, a sentire il fruscio delle foglie, a interpretare le ombre, a parlare poco e a fidarsi ancora meno, specie degli uomini che le sorridevano.

Erano i libri che leggeva e i documentari che guardava che lo avevano convinto che la vita sulla Terra è frutto di un errore dell’evoluzione. E l’apparizione del genere umano, uno sgàrro ancora peggiore. Gli uomini non si fanno altro che male uno con l’altro e sempre per le questioni più futili.

“I pensieri se ne vanno in giro per la testa per conto loro come ‘mbriachi,” rispose Federico Costantino con una strana, lirica leggerezza. “Se uno potesse controllarli, sarebbe l’uomo più felice del mondo.”

Dove vanno a finire tutte le parole che abbiamo detto?, si domandava Gori Misticò. Tutte le frasi pronunciate da quando abbiamo imparato a parlare. Dove sono, ora? Dove si conservano, dove si accumulano? Sarebbe possibile rintracciarle, raccogliere e riascoltarle? ………. Non c’è niente che tu possa fare per cancellare una parola detta né per aggiungere una parola non detta. Quello che è stato è stato, e quello che non è stato non sarà mai più.

“Quello che capisco è che, è vero, anche le cose sbagliate hanno una parte buona,” disse. “Ma le cose sbagliate non diventano giuste. Restano sbagliate.”

Esiste un ciclo delle cose dal quale non puoi scappare, ecco l’unica verità. Nasci, cresci e poi fai spazio a quelli che verranno, che forse si ricorderanno di te o forse no, a cui forse avrai lasciato qualcosa o forse niente. Il tuo scopo, il senso della tua vita. O almeno solo un segno.

 

L’ultima indagine del maresciallo Gregorio Misticò, sperando che non sia davvero l’ultima.

Quella di Gori Misticò non è solo l’indagine di un omicidio ma è il resoconto di una vita intera fatta di vecchie ferite mai rimarginate, vecchi ricordi che riaffiorano come alghe sospinte dalle onde, della sua inclinazione a cercare la verità sempre e comunque anche a costo di sollevare vecchi coperchi polverosi.

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Attraverso le pagine, Gori non ci conduce solo alla scoperta dell’omicida, ma attraverso i suoi atteggiamenti, i suoi discorsi, sprona gli altri a cercare la verità anche in se stessi, a trovare la propria strada senza compromessi, senza mezze misure. Smuove le coscienze.

Gori Misticò, ha smesso i panni del maresciallo ed è in aspettativa, nessuno sa perché. Quando il suo sostituto gli chiede aiuto per risolvere un caso di omicidio non si tirerà indietro perchè cercare la verità è stato da sempre lo scopo della sua vita. Gli passerà le informazioni, lo aiuterà ad analizzare gli indizi, gli mostrerà la strada da intraprendere restando nell’ombra.

C’è una cosa che contraddistingue “il calabro”: è la caparbietà. E quando una verità non si può dire, non si inventa: si tace.

Gori Misticò, il maresciallo protagonista di questo libro, ne incarna perfettamente lo spirito.