Immaginate un bicchiere alto, le pareti istoriate di rivoli scuri di cioccolato fuso, tre strati cromaticamente distinti — verde pastello, bianco latte, nero intenso — e un profumo che mescola la tostatura terragno del caffè robusto con la dolcezza erbacea e burrosa dell’avocado maturo. Non è la creazione fantasiosa di qualche chef stellato di Copenaghen. È l’es alpukat kopi, un’icona della cultura delle bevande indonesiana, che dopo decenni di vita tra i banchi dei warung di Giava e Bali sta silenziosamente scalando i menu delle caffetterie di mezzo mondo.
Come nasce una bevanda iconica: la storia dell’es alpukat kopi
La sua storia affonda le radici nell’es teler, un cocktail di frutta ghiacciata a base di avocado, jackfruit e latte condensato che divenne una vera istituzione in Indonesia. Nel 1982, la signora Murniati Widjaja vinse una competizione per creare una bevanda nazionale, e la sua ricetta di es teler ispirò la nascita di Es Teler 77, il primo franchising di fast food indonesiano basato su un sistema di licenze. Da lì, il passo verso la versione con caffè fu breve e quasi inevitabile: l’es alpukat — detto anche jus alpukat — si impose come variante semplificata e più beverina dell’es teler, dove l’avocado frullato con il latte condensato diventava una crema morbida e accogliente, perfetta base per l’aggiunta del caffè.
Il nome stesso racconta tutto con disarmante semplicità: in indonesiano, alpukat significa avocado e kopi significa caffè. Una bevanda che non ha bisogno di spiegazioni, almeno per chi la conosce.
La texture prima del gusto: perché l’avocado funziona nel caffè
Per il palato occidentale, abituato a concepire l’avocado quasi esclusivamente in chiave salata — dal guacamole all’onnipresente avocado toast — l’idea di mescolarlo al caffè può sembrare controintuitiva, persino respingente. Eppure è proprio la consistenza burrosa e la neutralità aromatica di questo frutto a renderlo un compagno di viaggio ideale per il caffè. La crema così ottenuta ha un apporto di sapore tutto sommato tenue, poiché la vera contribuzione dell’avocado è alla texture, non al gusto — il che significa che anche frutti meno saporiti funzionano perfettamente nella miscela.
Il risultato finale non sa di guacamole con espresso. Sa di un milk-shake denso e sofisticato, dove l’amaro vigoroso del caffè incontra la dolcezza del latte condensato e la setosità vellutata dell’avocado, con il cioccolato a fare da cornice. La struttura a strati crea un profilo aromatico complesso: man mano che si mescola con la cannuccia, il contrasto tra dolce e amaro, tra freddo e intenso, si trasforma a ogni sorso.
Le varianti di una bevanda che non smette di evolversi
Come ogni preparazione popolare radicata nella tradizione popolare, l’es alpukat kopi non conosce ricetta unica. Gli ingredienti base sono generalmente ghiaccio, avocado, latte condensato, sciroppo al cioccolato e caffè nero — solitamente robusto, data la predilezione indonesiana per varietà dal corpo pieno e dai toni terrosi.
Le interpretazioni variano considerevolmente. Nella versione più classica, l’avocado e il latte condensato vengono frullati in una pasta liscia, versata in un bicchiere striato di salsa al cioccolato, con il ghiaccio e il caffè serviti sopra. Altre preparazioni prevedono l’aggiunta di latte vegetale — cocco, avena, mandorla — che si inserisce armoniosamente in questo ecosistema di sapori. Esiste poi una versione completamente frullata, più simile a uno smoothie, rinominata semplicemente jus alpukat quando non include il caffè.
Nelle rivisitazioni più contemporanee, influenzate dall’estetica dei social network, il cioccolato fuso viene colato lungo le pareti del bicchiere creando un effetto dripping visivamente seducente, mentre una spolverata di cacao o addirittura una pallina di gelato coronano la bevanda con un tocco da dessert. È una bevanda, ma anche un’esperienza visiva — e in un’epoca in cui ogni drink deve essere Instagram-ready prima ancora di essere sorseggiato, questo non è un dettaglio trascurabile.
Dal Sud-Est asiatico al mondo: la diffusione geografica di una cultura del gusto
L’es alpukat kopi non è solo indonesiano nel senso stretto del termine. Bevande simili a base di avocado e latte condensato — con o senza caffè — sono diffusissime anche nelle Filippine e in Vietnam, dove il sinh tố bơ (letteralmente “frullato di frutto burroso”) è praticamente ubiquo quanto la versione indonesiana. Il caffè all’avocado ha persino varcato l’oceano Atlantico: in Brasile, paese con una cultura del caffè millenaria e una grande familiarità con l’avocado come ingrediente dolce, varianti di questa bevanda trovano terreno fertile.
L’Indonesia, peraltro, è proiettata a superare il Giappone come quinto maggiore consumatore di caffè al mondo, un dato che racconta di un paese in cui la cultura caffeicola si intreccia profondamente con l’identità gastronomica locale. E proprio da questa vivacità creativa emergono bevande come l’es alpukat kopi, che non imitano i modelli occidentali ma li interrogano, li sfidano, li arricchiscono.
Il caffè di domani guarda a Oriente
Il successo crescente di bevande come l’es alpukat kopi non è un fenomeno isolato. Si inserisce in una tendenza più ampia che sta ridisegnando il mercato globale del caffè. Nel 2025, per la prima volta nella storia, il 45% degli adulti americani ha consumato una bevanda specialty nel giorno precedente all’intervista, superando per la prima volta il consumo di caffè tradizionale. I consumatori — in particolare le generazioni più giovani — non cercano più semplicemente caffeina: cercano esperienze, narrazioni, texture inaspettate.
Bevande visivamente accattivanti e concettualmente originali come il caffè Dalgona o il brown sugar iced latte sono diventate virali sui social, trascinando intere generazioni verso una concezione del caffè come evento sensoriale e identitario. In questo scenario, l’es alpukat kopi ha tutti i requisiti per conquistare le caffetterie di Londra, Milano e New York: è fotografabile, è sorprendente, porta con sé una storia autentica e non costruita a tavolino.
Sebbene possa sembrare uscita dal menu di un caffè hipster americano, è in realtà una ricetta radicata da decenni nel Sud-Est asiatico, e sta lentamente diffondendosi nel resto del mondo. Non è una moda. È una tradizione che ha finalmente trovato il suo momento.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.




























