Il raffreddore guarisce quasi sempre da solo, ma questo non significa che bisogna restare a guardare: respirare meglio, usare con criterio gocce e spray e riconoscere in tempo i virus per cui esiste una terapia mirata, come quello dell’influenza, fa la differenza tra una settimana da dimenticare e una vissuta con più serenità.

Dice un vecchio adagio che un raffreddore curato passa in una settimana e uno trascurato in sette giorni. Ci sorridiamo sopra mentre ci soffiamo il naso per la ventesima volta, con la testa ovattata e il fazzoletto sempre a portata di mano. Eppure, dietro la battuta, c’è una verità che la medicina conferma: non esiste una pillola magica che cancelli la malattia in una notte. Esistono invece piccoli gesti, spesso semplici, che alleviano i sintomi e proteggono da errori comuni.

Raffreddore: perché passa da solo e quanto dura

Quello che chiamiamo “raffreddore” non è una malattia sola. È il nome comune di infezioni delle vie respiratorie superiori provocate da oltre duecento virus diversi, tra cui i rinovirus, i più frequenti, ma anche alcuni coronavirus stagionali e altri agenti. Il risultato è sempre simile: la mucosa del naso si infiamma, si gonfia e produce più muco, e respirare diventa una piccola fatica.

Nella maggior parte dei casi l’organismo se la cava da solo. I sintomi in un adulto sano tendono a regredire nell’arco di una settimana o poco più, anche se una tosse residua può trascinarsi più a lungo. Non essendoci un farmaco che elimini il virus, la strategia è fatta di riposo, buona idratazione e sollievo dai disturbi. Gli antibiotici, ricordiamolo, non hanno alcun effetto sui virus e non servono a curare un comune raffreddore.

Naso chiuso: come aiutare la respirazione con la soluzione salina

Il rimedio più semplice è anche tra i più apprezzati: la soluzione salina, in gocce, spray o per il lavaggio nasale. Aiuta a rendere più fluido il muco, a rimuoverne l’eccesso e a mantenere umida la mucosa. Le prove scientifiche sull’efficacia dei lavaggi non sono definitive, ma si tratta di una pratica sicura e consigliata come misura di sollievo da diverse fonti sanitarie, comprese quelle americane dei Centers for Disease Control and Prevention.

Respirare bene dal naso conta soprattutto nei bambini, in cui la tuba di Eustachio, il piccolo canale che collega il naso all’orecchio medio, è più corta e più orizzontale che negli adulti. È uno dei motivi per cui, durante un raffreddore, l’otite è così frequente nei più piccoli. Attenzione però a non promettere miracoli: il lavaggio del naso migliora il comfort, ma non è una garanzia contro sinusite o otite, che per fortuna non compaiono nella maggior parte dei raffreddori.

C’è poi un dettaglio di sicurezza da non trascurare. Se si prepara in casa una soluzione per il lavaggio profondo, l’acqua deve essere distillata, sterile oppure bollita e lasciata raffreddare. L’acqua del rubinetto, usata così com’è per irrigare il naso, può contenere microrganismi che, pur in rari casi, hanno causato infezioni gravi.

Gocce e spray nasali: la tecnica giusta e i rischi da evitare

Quante volte è capitato di mettere le gocce, reclinare la testa all’indietro e sentire subito dopo un sapore amaro in gola? È il segnale che buona parte del prodotto è scivolata lungo la faringe invece di restare dove serviva.

Non esiste una posizione ideale valida per ogni preparato: dipende dal tipo di prodotto e dalla zona da raggiungere, per cui la regola d’oro è seguire il foglietto illustrativo del prodotto specifico. Per uno spray comune, in genere, si tiene la testa dritta o appena inclinata in avanti, si introduce la punta con delicatezza e si orienta il getto verso l’esterno, in direzione dell’orecchio, e non contro il setto nasale. Dopo lo spruzzo si inspira piano: tirare su con forza spinge il liquido in gola.

Un capitolo a parte meritano i decongestionanti nasali, che sgonfiano la mucosa e liberano il naso in fretta. Proprio perché funzionano bene, la tentazione è usarli a lungo, ma è un errore: il loro impiego prolungato può provocare rinite medicamentosa, una congestione di rimbalzo che peggiora il quadro e innesca un circolo vizioso. Alcune fonti cliniche indicano che il rischio cresce già oltre i tre giorni consecutivi di utilizzo. Meglio dunque rispettare i tempi indicati in confezione e, per i bambini, chiedere sempre il parere del pediatra o del farmacista.

Antivirali per il raffreddore: quali funzionano davvero

Esistono farmaci antivirali e funzionano, ma non sono un rimedio universale contro ogni malanno invernale. Un antivirale agisce su virus precisi, e la sigla “-vir” nel nome non è una garanzia di efficacia contro tutto: dice solo che appartiene a una famiglia di medicinali, non quale virus colpisca. Per i virus responsabili del raffreddore comune, come i rinovirus, oggi non esiste una terapia antivirale specifica.

Le eccezioni sono importanti. Contro l’influenza sono disponibili oseltamivir e baloxavir, attivi sui virus influenzali A e B. Le indicazioni dei centri di controllo internazionali sono chiare: il trattamento dà il massimo beneficio se iniziato entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, e va considerato con particolare attenzione nelle persone a rischio di complicanze, come anziani, donne in gravidanza e pazienti con malattie croniche. Nei casi gravi o in peggioramento, i medici possono valutare la terapia anche più tardi.

Anche per il Covid-19 esistono antivirali specifici, come la combinazione nirmatrelvir e ritonavir, riservati a determinate categorie di pazienti e da avviare nei primi giorni di malattia. Sono farmaci diversi da quelli contro l’influenza, e solo il medico può stabilire se e quale prescrivere.

Quando chiamare il medico invece di aspettare

Per un raffreddore lieve bastano di solito pazienza e buon senso. Ma la tempestività conta quando i sintomi sono insoliti: febbre alta improvvisa con forte spossatezza e dolori diffusi, difficoltà a respirare, dolore intenso all’orecchio, sintomi che non migliorano dopo una decina di giorni o che peggiorano dopo un iniziale miglioramento. Va contattato il medico anche per i neonati, gli anziani e le persone fragili, perché in loro il tempo per iniziare una terapia mirata può essere breve.

In fondo, l’adagio da cui siamo partiti ha ragione a metà. Il raffreddore passa quasi sempre da solo, ma ascoltare il proprio corpo e sapere cosa fare, e cosa evitare, rende quei sette giorni molto più leggeri.