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FASCIA DI PREZZO
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MENÙ
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Via Laghetto, a due passi dal Duomo e dall’Università Statale, custodisce dal 1908 un indirizzo che ha fatto della fedeltà alla tradizione la propria ragione d’essere. Cantina Piemontese si distribuisce in più sale, ciascuna con un carattere distinto: alcune raccolte e intime, altre più ampie, tutte segnate da soffitti a volta in mattoni a vista che restituiscono l’atmosfera della trattoria milanese d’epoca, con un dehors che si apre nella bella stagione. La cantina, custodita dal sommelier Domenico Sardella, conta centinaia di etichette provenienti da tutta Italia, con un occhio di riguardo per i cru di Barolo e Barbaresco che qui trovano casa naturale. Il menù non tradisce le attese: il vitello tonnato apre spesso la sequenza dei classici, seguito da un tris che accosta insalata russa con sfilacci di bresaola, crostino con stracciatella e acciughe e peperone ripieno alla piemontese. Tra i primi resistono i tagliolini al brucio, antico ragù bianco di manzo lavorato al coltello, e il risotto al Castelmagno con cipolla caramellata, mentre tra i secondi il bollito misto e la cotoletta alla milanese rappresentano l’anima più solida della casa, affiancati dal brandacujun quando la carta guarda al mare. La chiusura è affidata al bonet e alla torta di nocciole d’Alba con zabaione al Marsala, dolci che raccontano le Langhe senza bisogno di traduzioni. Il servizio, professionale e misurato, accompagna con discrezione un’esperienza che qualcuno definisce quasi cinematografica per la qualità della luce e degli ambienti. I prezzi restano nella media dei ristoranti storici del centro, con antipasti attorno ai 16 euro e secondi che sfiorano i 25, una spesa che il pubblico giudica coerente con oltre un secolo di storia gastronomica.
CONTATTI
Via Laghetto, 2
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www.cantina-piemontese.it
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.




























