All’Osteria Tajoli, Milano si lascia raccontare con accento nostalgico e sapore sincero. Appena si entra, si viene accolti da un’atmosfera d’altri tempi, fatta di arredi che richiamano gli anni ’80, quadretti alle pareti e luci calde che sembrano voler trattenere il passato dentro ogni angolo. C’è un’energia viva, a tratti chiassosa, che però non disturba: è parte integrante di un’esperienza che parla di convivialità vera, di tavolate allegre e di risate condivise davanti a piatti generosi. Il tempo qui sembra essersi fermato per custodire una Milano autentica, fatta di tradizione, memoria e semplicità.
Il menù è un omaggio schietto alla cucina milanese, quella verace, senza compromessi. Il risotto alla milanese con ossobuco arriva al tavolo profumato e vibrante, con il giallo dello zafferano che anticipa una cremosità impeccabile. L’orecchia d’elefante, enorme e fragrante, croccante al punto giusto, racconta una maestria che non ha bisogno di frasi elaborate. I mondeghili, piccole esplosioni di gusto, e i primi di pasta fresca completano un’offerta che non punta sulla quantità delle proposte, ma sulla qualità costante e appagante. Le porzioni sono abbondanti, il servizio familiare, i prezzi onesti, e tutto concorre a creare quel senso di appartenenza che solo le vere osterie sanno dare.
CONTATTI
Via Brembo, 11
02 534623
www.famigliatajoli.it
ORARI
Lunedì: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Martedì: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Mercoledì: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Giovedì: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Venerdì: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Sabato: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
Domenica: 12.00-16.00 | 19.00-23.30
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

































