Mentre Alberobello trabocca di turisti e Ostuni compare in ogni lista dei posti più fotografati d’Italia, a pochi chilometri di distanza esiste un luogo che sembra ancora appartenere a se stesso.

Ceglie Messapica, incastonata nell’entroterra della Valle d’Itria, in provincia di Brindisi, è uno di quei borghi che non ha bisogno di reclamare attenzione: chi la trova, non la dimentica.

Una storia millenaria scritta nella pietra

Le origini di Ceglie Messapica si perdono nell’antichità. Il suo nome porta già in sé le tracce del passato: Messapica rimanda alla popolazione dei Messapi, il popolo indigeno che abitava questa parte di Puglia prima dell’arrivo dei Romani, e che lasciò tracce profonde nella cultura, nella lingua e nell’organizzazione del territorio. L’insediamento fu poi conteso tra Bizantini, Longobardi, Normanni e Aragonesi, ciascuno dei quali impresse il proprio segno nell’architettura e nell’urbanistica del centro.

Il risultato è un centro storico stratificato, dove ogni vicolo racconta secoli di dominazioni diverse. Le case bianche di calce, addossate l’una all’altra lungo stradine che salgono e scendono senza preavviso, creano un labirinto di pietra e luce che disorienta piacevolmente il visitatore. Non è l’effetto scenografico di una ricostruzione turistica: è semplicemente come il borgo è sempre stato.

Il Castello Ducale e la Collegiata: i custodi della memoria

A dominare il profilo urbano è il Castello Ducale, una struttura medievale che ha attraversato secoli di storia cambiando funzioni e signori. Edificato probabilmente in epoca normanna e poi ampliato dagli Angioini, il castello ospita oggi il Municipio: un uso civile che gli ha garantito conservazione e, soprattutto, una presenza viva nel quotidiano della comunità. Non è un monumento chiuso in una teca, ma un edificio che pulsa ancora al ritmo della vita locale.

Pochi passi più in là si apre la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta, la cui facciata barocca si staglia su una delle piazze più belle del borgo. L’interno custodisce tele di scuola napoletana e arredi liturgici di pregio, ma è l’atmosfera complessiva — la luce che filtra obliqua attraverso le vetrate, il silenzio che contrasta con il chiacchiericcio delle strade fuori — a rendere la visita memorabile. Attorno alla collegiata, il tessuto urbano si apre in piccole piazze dove gli anziani siedono all’ombra e i bambini giocano come se il tempo non avesse fretta.

La capitale gastronomica della Valle d’Itria

Se Ceglie Messapica ha un titolo non ufficiale ma universalmente riconosciuto, è quello di capitale culinaria della Valle d’Itria. La reputazione gastronomica del borgo è solida e antica: qui la cucina è rimasta fedele a se stessa, resistendo alle semplificazioni che spesso accompagnano l’industria turistica.

Il piatto simbolo è il “cecamariti”, un dolce di pasta frolla farcito con mandorle, cioccolato e mosto cotto, il cui nome dialettale evoca con ironia il potere seduttivo sulla tavola degli sposi. Ma l’identità gastronomica di Ceglie va ben oltre i dolci: i fornai del centro storico sfornano ancora il pane di grano duro secondo ricette tramandate da generazioni, mentre i ristoranti — dai più rustici alle tavole più ricercate — propongono una cucina che celebra i prodotti del territorio con sobrietà e profondità.

Negli ultimi anni, Ceglie ha attirato anche chef di fama nazionale attratti dalla qualità delle materie prime locali: olio extravergine di oliva di cultivar autoctone, agnello della Murgia, verdure di campo, formaggi artigianali. Il borgo è diventato una destinazione per chi cerca un’esperienza gastronomica autentica, lontana dai clichés del “sapore di una volta”.

La Valle d’Itria come sistema: un territorio da esplorare insieme

La posizione geografica di Ceglie Messapica la rende un punto di partenza ideale per esplorare uno dei paesaggi più singolari d’Italia. La Valle d’Itria è un altopiano carsico che si estende tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, punteggiato di trulli — le caratteristiche costruzioni a cono di pietra calcarea, concentrate soprattutto ad Alberobello, Patrimonio dell’Umanità UNESCO — e di masserie storiche trasformate in agriturismi di lusso o in aziende agricole biologiche.

Locorotondo, a circa trenta chilometri, è il borgo dal perimetro circolare che dà il nome al celebre vino bianco DOC prodotto nella zona. Cisternino, a venti chilometri, è considerato tra i borghi più belli d’Italia e conserva un centro storico di straordinaria integrità. Ostuni, la città bianca per antonomasia, domina da un colle la pianura degli ulivi con un panorama che nelle giornate limpide raggiunge l’Adriatico. Più a nord, Alberobello offre lo spettacolo unico dei suoi rioni di trulli, meta imprescindibile seppur ormai frequentatissima.

A meno di trenta minuti in auto si raggiungono le spiagge della costa adriatica: Torre Canne, Specchiolla, Savelletri, con le loro acque cristalline e i fondali bassi perfetti per lo snorkeling. La Valle d’Itria è dunque un territorio che si presta a una vacanza composita, capace di offrire arte, natura, gastronomia e mare in un raggio geografico contenuto.

Come arrivare e quando andare

Ceglie Messapica non è servita direttamente da una linea ferroviaria principale. Le stazioni più vicine sono quelle di Ostuni, sulla linea Adriatica, e di Francavilla Fontana, sul tracciato interno. Da entrambe è necessario proseguire in taxi o con mezzi privati. Per chi viaggia in aereo, gli aeroporti di riferimento sono quello di Brindisi (a circa quaranta chilometri) e, più distante, quello di Bari.

L’opzione più pratica — e più libera — resta l’automobile, indispensabile per chi vuole esplorare la Valle d’Itria nei suoi angoli meno accessibili: le strade bianche che attraversano i campi di ulivi, le masserie sperse nella campagna, i paesini minori che non compaiono nelle guide ma custodiscono architetture di rara bellezza.

La stagione migliore per visitare Ceglie Messapica è la primavera (da aprile a giugno), quando la campagna circostante è ancora verde, i fichi d’India non hanno ancora esaurito il ciclo vegetativo e le temperature sono ideali per passeggiare nel centro storico. L’autunno offre un’alternativa altrettanto valida, con la vendemmia e la raccolta delle olive che animano la campagna e i mercati locali. L’estate è calda e affollata, ma Ceglie — grazie alla sua altitudine di circa trecentocinquanta metri sul mare — resta più fresca rispetto alla costa.

Un borgo che non ha bisogno di essere scoperto. Solo ritrovato.

C’è qualcosa di raro, oggi, in un luogo che non si affretta a compiacere il turista. Ceglie Messapica non ha un lungomare da cartolina né un monumento iconico che finisca sulle copertine. Ha qualcosa di più sottile e duraturo: una vita autentica che continua a svolgersi sotto gli occhi di chi arriva, senza mettere in scena se stessa.

I vicoli bianchi non sono stati imbiancati per le fotografie. I forni aprono all’alba perché le famiglie del borgo comprano il pane ogni giorno. Le piazze si animano la sera per il passeggio, non per i turisti. È questa normalità — così difficile da trovare — la vera attrattiva di Ceglie Messapica. Un borgo che non aspetta di essere scoperto, perché non si è mai perso.