Il cervello non ha una sola risata, ne ha due, e le governa con circuiti distinti. Lo sostiene una revisione degli studi pubblicata nel giugno 2026 sulla rivista Trends in Neurosciences da Fausto Caruana, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche a Parma, e da Sophie Scott, neuroscienziata dello University College di Londra. Una risata nasce dalla gioia e travolge chi la prova. L’altra è un gesto sociale, che usiamo nei discorsi come una virgola.

La risata che ha fermato una radio

Il 9 agosto 1991 la BBC trasmetteva un Test di cricket tra Inghilterra e Indie Occidentali. Il campione inglese Ian Botham inciampò e finì sul proprio wicket. Brian Johnston, voce storica di Test Match Special, stava raccontando l’episodio quando il collega Jonathan Agnew se ne uscì con una battuta a doppio senso. Johnston provò a proseguire la telecronaca, poi cedette e supplicò Agnew di smetterla. Quella registrazione è rimasta uno dei momenti più ricordati della radiocronaca sportiva britannica.

Chiunque abbia riso in un momento sbagliato, a un funerale o in un’aula di tribunale, riconosce la scena. Le risate così non si decidono e non si fermano a comando. I neuroscienziati hanno dedicato molta più attenzione a paura, rabbia e disgusto che alla risata, e la domanda su come nasca è rimasta a lungo senza risposta.

Si ride per stare insieme, molto più che per le barzellette

Lo psicologo americano Robert Provine ha passato anni a osservare la gente nei luoghi di tutti i giorni. Ha scoperto che una persona ha circa 30 volte più probabilità di ridere quando è in compagnia che quando è sola. Ha notato anche che la risata segue di rado una battuta vera e propria. Capita più spesso dopo frasi banali, tra amici, come segno di intesa. E di solito arriva alla fine di una frase, mai in mezzo: Provine ne ha ricavato che parola e risata si contendono gli stessi meccanismi di controllo, e che la parola vince.

Questa è la risata di conversazione. Ma il caso di Johnston e Agnew racconta un’altra cosa, e per capirla servono i pazienti di un reparto di chirurgia dell’epilessia.

Due reti cerebrali, due modi di ridere

Caruana e Scott hanno messo in fila i resoconti di pazienti svegli durante interventi per epilessia, ai quali i medici stimolavano il cervello con deboli scariche elettriche. In alcuni punti, la stimolazione faceva ridere. Il quadro che ne esce prevede due circuiti.

Il primo comprende la corteccia cingolata anteriore, il nucleo accumbens e il polo temporale. Quando veniva stimolato, i pazienti ridevano e provavano buonumore, a volte euforia. È la risata spontanea, quella che Scott descrive come qualcosa che parte da sé e lascia senza difese davanti all’ilarità.

Il secondo comprende l’opercolo rolandico, il globo pallido e l’area supplementare motoria. Stimolandolo, i pazienti ridevano senza provare alcuna emozione positiva. Questa rete si sovrappone alle zone che producono il linguaggio, e basta a spiegare perché la risata di conversazione parta e si fermi in un attimo, come un segno di punteggiatura.

Una risata più antica del linguaggio

Secondo gli autori la rete spontanea è la più antica e potrebbe derivare dal gioco e dai legami sociali di altri animali. Un indizio viene dai ratti. Nel 2003 Jaak Panksepp e Jeffrey Burgdorf, sulla rivista Physiology & Behavior, hanno proposto che i versi ultrasonici a 50 kilohertz emessi dai ratti durante il gioco e il solletico abbiano “più di una vaga somiglianza” con una forma primitiva di risata umana. Si tratta di un’ipotesi di lavoro, non di una dimostrazione. Ma se regge, la nostra risata più incontrollabile ha radici molto lontane.

Ridere insieme alza la soglia del dolore

C’è poi un effetto sul corpo. Nel 2011 il gruppo di Robin Dunbar, dell’Università di Oxford, ha pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B una serie di esperimenti. I volontari misuravano la propria tolleranza al dolore, con una manica congelata o con un bracciale per la pressione, prima e dopo aver guardato un video comico. Dopo aver riso, la soglia del dolore risultava più alta che nelle condizioni di controllo. Un video piacevole ma non divertente non produceva lo stesso risultato.

Gli autori attribuiscono l’effetto al rilascio di endorfine, le molecole che il corpo usa per attenuare il dolore. Resta però un’inferenza, perché le endorfine non sono state misurate direttamente. Caruana e Scott ricordano che la corteccia cingolata anteriore, parte della rete spontanea, interviene anche nel controllo del dolore.

Quando la risata diventa un sintomo

Distinguere i due circuiti ha anche un valore clinico. Una risata anomala compare nelle crisi epilettiche, nei disturbi dell’umore, nella malattia di Alzheimer e nella schizofrenia. Secondo gli autori, capire quale dei due circuiti sia coinvolto può aiutare i medici a riconoscere dove nasce il guasto.

La prossima volta che vi piegherete in due in un posto dove sarebbe vietato, non pensate a una mancanza di rispetto. Un circuito antico ha preso il comando e voi, per qualche minuto, non siete più i padroni della vostra faccia. Poi guardatevi intorno e chiedetevi con chi stavate ridendo: le ricerche di Provine suggeriscono che la risposta conta più della battuta.