#Milano va a teatro con Bansky e Monet

Il Teatro degli Arcimboldi riapre dopo il lockdown offrendo i suoi spazi all’arte con due mostre diverse tra loro sia per genere che per modalità narrativa: “Monet, the immersive experience” e “Unknown, Street Art Exhibition”, entrambe visitabili fino al 13 dicembre 2020.

La prima, prodotta dall’azienda belga Exhibition Hub e la torinese Dimensione Eventi, è presentata a Milano da Next Exhibition in collaborazione con Show Bees. Un percorso multimediale che ha avuto già un discreto successo in diverse città del mondo incrementando il trend che vuole lo spettatore sempre più coinvolto a livello sensoriale nell’esperienza artistica.

Già all’entrata una musica di sottofondo accoglie il visitatore nella vita di Monet di cui sarà attivo osservatore. La prima parte presenta una ricostruzione dello studio dell’artista, con i quadri dei soggetti che lo hanno reso noto: la natura rigogliosa, il mare, le ninfee, le città nei loro diversi momenti di luce, tutti prestati alle famose pennellate volte a cogliere quelle “impressioni” che diedero vita al movimento artistico di cui fu padre.

L’esperienza prosegue diventando sempre più interattiva attraverso un sistema di proiezione in 3D mapping e il montaggio di grandi schermi. Ci si ritrova a camminare sopra alle acque di uno stagno con i pesci che guizzano sotto i piedi, immersi nella natura e nell’architettura dei famosi giardini di Giverny tanto amati dal pittore, con la possibilità di spostarsi e, ovviamente, fotografarsi.

Lo spettacolo finale è riservato a una grande sala dove ci si può muovere, sedere, sdraiare, come in un cinema multi-schermo dove vengono ricreati i vari ambienti, viaggi e momenti della vita di Monet. Venezia, Londra e le sue nebbie, Parigi riprodotta come in un film animato, la campagna olandese, il mare della Bretagna e la musica che nel suo crescendo fa da colonna sonora.

E dopo che i nostri sensi sono stati così per bene stimolati, c’è anche la possibilità di raccogliersi per 15 minuti nell’area didattica e provare a “dipingere come Monet”.

La scelta della location non è stata casuale […] il desiderio di far avvicinare il pubblico all’arte in tutte le sue forme […] il teatro come contenitore di cultura a 360°” dice Martina Palvetti responsabile di Next Exhibition.

L’arte in tutte le sue forme e “l’arte nell’arte”. Non è più solo l’opera in mostra ad essere protagonista ma anche la maestria di chi si adopera per creare l’esperienza di cui il mondo dello spettatore pare sempre avere più desiderio.

 

Qualche metro più avanti, nel foyer, si cambia registro: il tema è provocatorio ma la scelta espositiva diventa più tradizionale. “Unknown, Street Art Exhibition” approda per la prima volta in Italia, sempre grazie a Next Exhibition e Show Bees, e in collaborazione con il gruppo di collezionisti Xora e Lacryma Lisnic.

Più di 100 opere tra originali e riproduzioni, serigrafie, vinili, sculture, pezzi di “città” traslocati per l’occasione, di alcuni dei maggiori esponenti della Street Art mondiale. Nata con il Writing alla fine degli anni Sessanta come espressione dell’identità dell’artista che usava come superfici treni e muri imprimendovi la propria firma. Verso gli anni Novanta, poi, l’apertura a diverse contaminazioni dà il via al movimento di una vera arte figurativa realizzata attraverso varie tecniche tra cui stencil e serigrafie su diversi supporti oltre agli spazi cittadini.

Tra gli artisti l’ormai noto e super quotato Bansky che grazie alle provocazioni e alla misteriosa identità ha attirato l’attenzione dei media. Disseminate lungo il percorso le sue opere sono divise in sei sezioni tra originali e riproduzioni; dalle celebri serigrafie come “Bambina col palloncino” o la “Kissing Coppers” per dirne due, ai cartelli stradali su cui è intervenuto con elementi iconici come le scimmie dall’aria triste accompagnate dalla dicitura Keep it real (spesso sotto forma dell’acronimo KIR); oppure le varie copertine di album musicali autorizzati e non, affiancate anche da un’originale di Basquiat. Tutte a sfondo critico e satirico sui più scottanti temi sociali, politici e religiosi della nostra epoca.

Sulla stessa linea ma ancora più defilato, Blu, l’ignoto arista italiano che spesso neanche si firma rimarcando l’importanza della creazione rispetto all’autore. In lui spicca una forte critica verso il capitalismo, la massificazione, la perdita d’identità dell’individuo, espresse attraverso una visione pungente, in cui i soggetti sono spesso avidi umanoidi. In esposizione la saracinesca con raffigurato “L’uomo carro armato” realizzato a Bologna. Poi foto e vari disegni a china preparatori ai murales, spesso realizzati con altri artisti tra cui Ericailcane o i gemelli brasiliani Os Gemeos.

Nomi che hanno contribuito” secondo i curatori “a rendere le città di tutto il mondo straordinari musei all’aperto, veicolando attraverso le loro opere messaggi di resistenza culturale, ecologia e profondissima umanità

Oltre a loro Phase 2 uno dei pionieri del Writing a New York e Delta 2 di East Harlem; poi Kayone che con i suoi accostamenti audaci di linee e colori realizza vere opere pittoriche; BenEine famoso per i lettering colorati; Robert del Naja, in arte 3D che, oltre a collaborare con la band Massive Attack , si vocifera sia in realtà Bansky. Anche lui impegnato in cause politiche e sociali come testimoniano per esempio le serigrafie di “United States of Palestines” o “4 Nobles Truth”.

Tra le donne la brava sudafricana Faith 47, i cui lavori sono spesso ispirati alla realtà controversa del post apartheid e all’impatto che l’essere umano ha sul mondo; oppure Serena Maisto che omaggia Basquiat e, utilizzando vari supporti, si avvale anche dell’action painting. All’uscita un topo gigante realizzato con materiali di riciclo da Bordalo II, impone al visitatore un ultimo sguardo.

La Street Art pur integrata con gli spazi urbani non può fare a meno di passare inosservata.

Due mostre che, agli antipodi, stimolano una riflessione sul mondo dell’arte, la sua evoluzione e il messaggio che in ogni sua forma trasmette.