Arrivare all’isola di San Giacomo in Paludo in barca, attraverso la laguna veneziana, è già di per sé un’esperienza straniante. Ma nulla prepara il visitatore a ciò che lo attende sulla riva: una chiesa in mattoni che sembra sul punto di crollare, inclinata di quaranta gradi verso il suolo, con il campanile che fende il cielo come una lama obliqua. Eppure non cade. Non è mai caduta. E proprio in questo risiede la potenza silenziosa di Huff and a Puff, l’installazione permanente che Hugh Hayden ha concepito per la 61ª Biennale Arte di Venezia, commissionata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, capace di catalizzare l’attenzione della critica internazionale fin dai primi giorni di apertura.
Una cappella inclinata a 40 gradi che interroga la tenuta delle istituzioni
Il titolo dell’opera richiama apertamente la filastrocca dei Tre Porcellini — “I’ll huff and I’ll puff”, soffia il lupo — e il riferimento non è ornamentale. Hayden, che prima di diventare artista si è formato come architetto, ha costruito una cappella a grandezza reale, capace di ospitare una decina di persone, con tanto di campanile alto circa nove metri, copertura in metallo verde e interni in cui campeggia un crocifisso dal quale spunta una cassa toracica di costole. L’edificio è strutturalmente solido, sviluppato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale per garantirne la stabilità, eppure l’effetto visivo è quello di una struttura sull’orlo del collasso. Una tensione permanente, calcolata al millimetro.
“Ho lavorato su un progetto di chiesa archetipica, con il campanile sul fronte, per poter creare un collage di elementi dell’architettura veneziana”, ha spiegato l’artista, nato a Dallas nel 1983 e residente a New York. La cappella è anche, formalmente, la cappella privata della famiglia Sandretto Re Rebaudengo. Arte e devozione personale, pubblica provocazione e spazio sacro: le categorie si mescolano e si confondono, proprio come vuole Hayden.
La crisi delle istituzioni raccontata attraverso l’architettura sacra
Ciò che rende l’opera davvero dirompente non è l’effetto scenografico, per quanto potente, ma il livello di lettura che esso dischiude. La Chiesa — come istituzione — è da decenni sotto pressione: scandali, calo delle vocazioni, abbandono delle pratiche religiose in Occidente, tensioni dottrinali irrisolte. Hayden non denuncia, non predica. Costruisce. E costruendo una chiesa che piega ma non crolla, offre un’immagine di straordinaria ambiguità: quella di un’istituzione che continua a esistere, a ospitare, a funzionare, pur avendo perso la sua verticalità morale e simbolica.
Il luogo scelto non è casuale. L’isola di San Giacomo in Paludo ha una storia millenaria — nel 1046 il doge Orso Partecipazio Badoer vi fece costruire un monastero e un ospizio per i pellegrini — e nei secoli ha conosciuto l’abbandono, la trasformazione napoleonica in deposito di polveri da sparo, poi il silenzio. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ne ha fatto un nuovo centro per l’arte contemporanea, restituendola alla vita creativa. In questo contesto, una cappella che inclina senza crollare acquista una valenza quasi geologica: è la stratificazione stessa della storia che si manifesta nell’instabilità dell’edificio.
Hugh Hayden, tra sogno americano e universalità dell’esperienza umana
Hayden ha sempre rivendicato una lettura del suo lavoro che trascende la critica di sistema per toccare qualcosa di più intimo e universale. “Il mio lavoro può essere letto attraverso il prisma del sogno americano, ma in realtà riguarda il rapporto di ogni persona con la società. Ci si integra, si vuole avere successo, si vuole raggiungerlo”, ha dichiarato. “E questo è qualcosa che le persone in Italia, in Spagna, in Giappone, in tutto il mondo vogliono: una vita piacevole e riuscita, qualcosa per cui vale la pena lottare.”
In questa chiave, la cappella inclinata non parla soltanto di fede religiosa o di istituzioni ecclesiastiche, ma di qualsiasi struttura collettiva — politica, culturale, familiare — che la modernità sottopone a forze centrifughe senza precedenti. Il lupo che soffia non è un antagonista esterno: è il tempo stesso, con la sua capacità corrosiva di mettere alla prova ogni certezza.
L’isola di San Giacomo e il nuovo polo dell’arte contemporanea nella laguna
Huff and a Puff è la prima di una serie di installazioni permanenti che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha commissionato per trasformare San Giacomo in Paludo in un nuovo riferimento internazionale per l’arte contemporanea. Attorno alla cappella di Hayden si dispongono altri lavori di grande impatto: il grande albero rosa fluorescente di Pamela Rosenkranz, che sembra irradiare luce propria sulla riva della laguna, e le opere di Goshka Macuga, Andra Ursuta, Sanya Kantarovsky. L’isola, raggiungibile per ora soltanto in barca privata — si prevede l’arrivo di un vaporetto regolare entro il 2027 — è già stata definita dalla stampa specializzata internazionale come la vera sorpresa di questa edizione della Biennale.
In una stagione espositiva dominata dalle discussioni su crisi, identità e cambiamento istituzionale, la dichiarazione più potente non è un dipinto né un padiglione nazionale. È una cappella inclinata di quaranta gradi verso il suolo, che rifiuta ostinatamente di cadere.

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