Alex odia il suo vero nome – Alexis – quasi quanto il fatto di essere perennemente indeciso. A sedici anni, infatti, deve compiere un fatidico passo a partire dal quale potrebbe giocarsi la sua vita futura: continuare gli studi o iniziare a lavorare e guadagnare qualche soldo?

Vive a Le Tréport, una cittadina di mare proletaria a nord della Normandia, con un padre immerso quasi solo nel lavoro e una madre casalinga (interpretata da Isabelle Nanty, l’impacciata addetta alla tabaccheria de Il favoloso mondo di Amelie).

Un giorno, mentre si gode il sole in barca a vela, viene raggiunto da un improvviso temporale e, nel giro di pochi secondi, si ritrova capovolto in acqua. La sua attenzione viene però sollecitata dalla comparsa di un giovanotto – capelli castani e braccia vigorose – che lo invita a ripararsi sul suo veliero.

Così, fanno ritorno in spiaggia ma la tempesta che incombe su di loro non è solo meteorologica: Alexis ignora che di lì a poco la sua adolescenza non sarà più quella di prima.

“Estate ’85” è l’adattamento cinematografico del fortunato romanzo Danza sulla mia tomba, scritto e rimaneggiato su un arco di quasi vent’anni dallo scrittore britannico Aidan Chambers. Cominciato infatti nel 1966, il libro fu poi edito nel 1982, un lasso di tempo non indifferente ai cambiamenti culturali in seguito ai quali lo scrittore ha composto una storia delicata e moderna come la sua.

Ma allora perché ci sono voluti quasi quarant’anni per poterlo vedere al Cinema?

Chambers riferisce che le proposte di trasporlo in un copione non furono affatto esigue, ma sfortunatamente si sommarono sempre più “incidenti” organizzativi che ne rallentarono la creazione, tra un regista che morì improvvisamente di Aids e altri che non riuscirono ad ottenere i fondi sufficienti.

“Dopo trentott’anni di attesa, François mi ha dato quello che desideravo. Il risultato è un bel film – secondo me uno dei suoi migliori – per il quale è davvero valsa la pena attendere di arrivare a 85 anni”.

Chi è dunque il François tanto affettuosamente celebrato dall’autore del romanzo?

Tanto per cominciare, non è un nome che si dimentica facilmente. , pur avendo cominciato la sua carriera nel lontano 1997, lega la sua fama a successi più recenti, come per esempio il film in costume ‘Angel – La vita, il romanzo’ (con un cast del calibro di Sam Neill, Romola Garai e Michael Fassbender), o il più sensuale “Giovane e bella”, che lanciò l’altera e giovanissima Marine Vacht.

“Ho letto il libro nel 1985, quando avevo diciassette anni, e mi è piaciuto tantissimo”,

ha dichiarato il regista che, memore dell’impatto che quel decennio leggendario ebbe non solo sulla sua giovinezza ma anche sul mondo intero, ha deciso infatti di ambientare il suo film nel 1985.

Estate ’85 è la celebrazione degli anni migliori della nostra vita, delle tristezze più abissali della nostra vita e delle solitudini più insondabili della nostra vita.

La scoperta di sé non può non verificarsi nel confronto (e si spera nel conforto) con l’altro; tuttavia, questo avvenimento è reso unicamente possibile dalla mera ovvietà della crescita che procede verso l’età adulta e i primi scambi di affezioni, oppure si realizza perché, invece, siamo da sempre destinati all’individualismo più estremo, proiettato sugli altri senza che il nostro sia veramente un sentimento “partecipato”?
Alexis non potrà fare a meno di domandarsi se noi inventiamo gli altri da capo ogni volta che ce ne innamoriamo.

David lo conduce alla ricerca della risposta, ammaliandolo come una stella solitaria ma luminosa e splendente come un diamante, in un percorso che, come tutti quelli terreni, è destinato a fare i conti con la fine, assieme all’amicizia, ai sorrisi, ai pianti e, perché no, agli sfoghi.

Ozon per di più ha deciso di girare in pellicola: a sua detta, un film ambientato nel passato deve richiamare in tutto e per tutto questo passato.

Non ha torto infatti: si è avvalso di un eccelso cast tecnico che si è confrontato (ottenendo il massimo dei voti) con un sonoro limpido e mai ovattato, con dei costumi veramente “originali” come i jeans a vita alta e le felpe oversize e anche con una fotografia fatta soprattutto di primi piani e dettagli nei quali la composizione di ciascuna inquadratura è enfatizzata soprattutto dai colori, dall’azzurro tangibile del mare o degli occhi di Alexis, al nero sordo e volatile che sempre lo stesso leggerà in quelli del suo amatissimo amico David.

A tal proposito, infatti, Ozon ha riconosciuto nel colore “delle sfumature che è difficile ottenere con il digitale che tende ad appiattirlo”.

L’Odissea di Alex è pertanto un ballo sfrenato che non si esaurisce nella follia ma si traduce in una rielaborazione dei propri 16 anni che non vede l’ora di lasciarsi alle spalle.