«Non dire nulla, neanche a chi sa già tutto». Era uno dei consigli che sua madre Dolores, seconda sarachìa di Roccasa, non si stancava di ripeterle.

« Una sarachìa non lascia tracce» diceva anche. «Nulla di scritto, nulla di esplicito. Combatte l’invisibile con le sue stesse armi» diceva, ripetendo quello che a sua volta aveva appreso da sua madre, informazioni che si propagavano solo così, bisbigliate di generazione in generazione.

Nives in mezzo a questi messaggi sibillini ci è nata, ci è cresciuta. Anche quando era piccola e li considerava il corrispettivo delle fiabe che le madri raccontavano agli altri bambini per farli addormentare, non aveva potuto fare a meno di crederci senza farsi domande, come il neonato non si fa domande sul latte materno.

Nives è abituata a camminare per Roccasa sentendosi quasi fluttuare, forse per reazione agli sguardi malevoli che altrimenti la appesantirebbero, rendendole difficile ogni movimento. Ogni sarachìa vive intrappolata in questa contraddizione: ha un legame così forte con i suoi compaesani da non aver bisogno della loro approvazione, è salda al centro della vita del paese e allo stesso tempo è qualcosa di diverso, indipendente, laterale.

Teresa non riesce più a dormire.

Ogni volta che sta per addormentarsi ha l’impressione che qualcuno entri nella stanza, si sveglia di soprassalto, e il sonno la abbandona. Così si trascina fuori dal letto, ascolta i rumori del bosco, immagina animali che si muovono nel buio, insetti che scavano il terreno, fungi che si propagano sui tronchi e nel sottosuolo, foglie su cui si coagula l’umidità. Quando l’alba schiarisce la sua stanza Teresa si veste, libera dalla schiavitù di dover riposare.

 

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Prima Dolores, poi Nives in seguito Teresa, e prima ancora la madre di Dolores e ancor prima la nonna di Dolores, così a ritroso nel tempo.

Le ultime sarachìe, che si tramandano di madre in figlia i segreti delle erbe, dei funghi, delle foglie, di come preparare i decotti e gli unguenti destinati a lenire le sofferenze fisiche delle donne di Roccasa perché per le pene dell’animo non c’è soluzione.

Un piccolo borgo, arroccato su una montagna circondata da un folto bosco, vive una comunità all’apparenza normale ma che quando cala la notte viene avvolta da una specie di nebbia che avvolge la mente degli uomini rendendoli violenti nei confronti delle loro mogli e dei loro figli. Tutti gli uomini eccetto il marito della sarachìa. Nessuno in paese sa spiegare cosa succede al calar della sera.

Molto tempo prima quando la montagna tremò qualcosa dalle sue viscere venne fuori e da allora le donne del paese sono costrette a subire ogni sorta di violenza fisica e verbale da parte dei loro mariti.

Tutti gli uomini sono accomunati dallo stesso destino, finché un giorno tutto ha inizio e tutto a una fine.

Vedremo Nives avere i primi tentennamenti su ciò che dovrà tramandare a sua figlia Teresa, contravvenendo a ciò che da sempre, per leggi non scritte ma semplicemente tramandate con parole, gesti e riti, le sue antenate le hanno trasmesso.

Il destino di Roccasa prenderà una piega diversa, questa volta la montagna tremerà per i troppi rancori che a lungo sono stati soffocati nel cuore e nello spirito di ogni donna.

Un romanzo avvincente, coinvolgente, una narrazione intrisa di misteri, credenze, superstizioni.

Michele Orti Manara, racconta, una storia così avvincente che il lettore si immerge nelle parole dimenticandosi persino di respirare.

Consolazione
di Michele Orti Manara
Rizzoli 2022 (pp. 267)

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