#Dove sta Maradona

Bronx 80146 – Nuova Squadra Catturandi è il lungometraggio di esordio alla regia di Riccardo Avitabile, disponibile su Amazon Prime, prodotto da Ipnotica produzioni e distribuito da 102 Distribution.

Periferia est di Napoli, quartiere San Giovanni a Teduccio “a ro sta o’ Maradon” – meglio conosciuto come Bronx – con chiaro riferimento alla pericolosità della zona in cui la camorra risiede e comanda. In questo scenario operano i falchi della Polizia di Stato, che lavorano senza sosta per scovare e abbattere un’intera organizzazione criminale, nello specifico la famiglia Terranova, mentre la stessa combatte un tentativo di scissione guidato, come da copione, da giovani  “ambiziosi” e  che condurrà  i “cattivi” in un’imboscata.

Recensione Bronx 80146 di Riccardo Avitabile, #Dove sta Maradona

Questo lavoro è stato ideato per omaggiare il duro lavoro svolto dalla Polizia di Stato nel suo tentativo di combattere la criminalità organizzata in un territorio da sempre palcoscenico filmico e non di violenza e malavita, Napoli. Una realtà, quella dei buoni, che viene quasi sempre tralasciata o comunque data per scontata e mai rappresentata. Altro elemento caratteristico e insieme marchio distintivo delle produzioni che vogliono essere quanto più reali possibile, è il coinvolgimento di alcuni ragazzi di strada, attori non professionisti, che vengono da situazioni problematiche e che a volte hanno trascorsi di delinquenza.

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Riccardo Avitabile inizia la sua carriera come attore nel 2015, esordendo nel ruolo del Contabile nella seconda stagione di Gomorra-La serie (2014-in produzione). Non è un caso, dunque, che molti elementi della celeberrima serie italiana, vengano individuati all’interno del film stesso. Si tratta, in ogni caso, di elementi necessari affinché il realismo e la storia sussistano: il boss al 41 bis, la donna del boss, il giovane per bene che viene “tentato”, i ribelli che vogliono fare carriera. Tutto questo è ovviamente parte del gioco criminale.

Donna Teresa (Antonia Romano) , come a suo tempo Donna Imma, ricorda – nel suo periodo di reggenza – lady camorra Teresa De Luca Bossa, la cui ascesa portò alla nascita del matriarcato camorristico. La stessa attrice dichiara rispetto al suo personaggio:  “ha la responsabilità e l’incombenza di gestire tutti gli uomini del clan, il potere e i soldi. E’ quella donna del clan che porta avanti gli affari della famiglia per conto del marito”.

Solitamente, nei film e nelle serie che parlano di camorra, la storia raccontata sullo schermo è totalmente legata alla criminalità senza alcuna mediazione della legalità; anche lo Stato e le istituzioni sono assenti, la società civile ricorre in poche occasioni. Avitabile ha voluto, invece, mostrare l’altro lato della medaglia, quello che viene sottinteso perché forse meno attraente. Ci viene fornita una netta distinzione tra i buoni e i cattivi, e i buoni vincono, almeno in questo caso, in questa storia. Si tratta di una distinzione riscontrabile anche nelle ambientazioni e nei colori: alla brutalità della vita di camorra si contrappone una Napoli bellissima, da cartolina; ai colori freddi e agli ambienti asettici delle case “di camorra” si oppone il calore cromatico degli interni che raccontano la famiglia, quella tradizionale, quella di Ciro (Christian Maglione).

I buoni vincono perché un ragazzino, Ciro, spinto dal desiderio di vendicare la morte del padre, vittima di camorra, aiuta la polizia a catturare i killer. Personaggio voce/volto narrante, che è difficile non associare al Totò di Gomorra film (2008), il ragazzino che consegna la spesa e che cede al fascino della camorra. Ciro si discosta dall’illegalità e si affianca alla legalità, ma lo fa pur sempre in nome della vendetta. Una storia, questa scritta da Rico Torino, a lieto fine, ma pur sempre dolceamaro. Non è un caso, forse, che la sequenza finale funzioni come un cliffhanger, il boss incarcerato realizza che è tempo di ritornare per sistemare le cose. È facile leggerci una macabra e scomoda continuità, un ripetersi di eventi senza fine, come lo è, difatti, la camorra.

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Anche in questo caso, come successo con Gomorra-La serie, il progetto – ci dice il regista – è a sfondo sociale e anche in questo caso, nel tentativo, ormai inevitabile, di parlare a un pubblico sempre più ampio, si riconosce una re-mediation linguistica: non più l‘italiano, ma il dialetto legato all‘italiano; una lingua realistica-artificiale che assicura un maggior realismo e una maggior chiarezza, un unione di frasi incomprensibili a parole riconoscibili.

Impossibile, inoltre, guardare il poliziotto infiltrato e non pensare all’infiltrato per eccellenza, Donnie Brasco. Un riferimento alla tradizione non-fiction, ma anche alla quotidianità di molti uomini e donne pronti a rischiare tutto per distruggere l’indistruttibile.

Il potere criminale si fonda su un istinto di morte e piacere, moralmente opposto al potere esercitato alla luce del giorno, visibile a tutti. Uguale discorso è associabile alle forze dell’ordine operanti in territori difficili, e molto spesso, paradossalmente, criticati perché il giusto infastidisce. In conclusione un film omaggio, dove, molto semplicemente, la morale è che la Polizia ha la meglio sul clan, i clan possono essere distrutti, ma serve coraggio.

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