#Il Re di Staten Island: la recensione

Pete Davidson, stella nascente della comicità americana (ha partecipato a vari programmi televisivi statunitensi molto famosi come il Saturday Night Live e il Jimmy Kimmel Show), sotto la regia di Jude Apatow (40 anni vergine, Un disastro di ragazza, Molto incinta) ha dato vita ad una commedia davvero brillante e tipica dello stile americano, capace di fondere il dolce con l’amaro, la spensieratezza con la riflessione.

Ed è proprio il caso di questo film, uscito nelle sale italiane il 30 luglio di quest’anno, molto difficile per il cinema mondiale a causa del Coronavirus, e disponibile a noleggio sulle piattaforme streaming Google Play Film e Youtube.

Scott è un ragazzo di ventiquattro anni che non ha alcuno scopo nella vita. Passa le sue giornate a fumare erba con i suoi amici. Orfano di padre, vigile del fuoco morto in servizio (e perdita di cui il ragazzo ancora non si capacita), è cresciuto solo con la madre Margie e la sorella Kelsey, con le quali ha un rapporto difficile dovuto soprattutto alla sua svogliatezza nel rincorrere un obiettivo. Quando la madre, dopo diciassette anni di vedovanza, si innamora di un uomo (anch’egli vigile del fuoco), Scott si troverà di fronte ad un cambiamento radicale della sua vita.

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Essendo un’opera a tratti autobiografica (il padre di Pete Davidson morì in servizio durante gli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001), questo film è un puro racconto di come la vita possa creare disagi e dolori, veri e propri demoni dai quali è difficile fuggire ma anche come, grazie alla forza di volontà, ci si può salvare e redimere.

Motivo focale della negligenza verso le responsabilità del personaggio principale è il lutto non ancora assimilato del padre. La mancanza di una figura maschile durante la crescita lo porterà a scontrarsi con l’altra che cercherà di entrare nella sua vita: quella, appunto, del nuovo compagno della madre e che Scott, inizialmente, cercherà di eliminare e fronteggiare ma che in realtà sarà una vera e propria fonte di salvezza per sé stesso e per il suo futuro.

Il Re di Staten Island è un racconto romanzato con molti aneddoti biografici e proprio questi ultimi permettono allo spettatore di entrare in empatia con il personaggio e le dinamiche che lo circondano. Lo fanno sperare con lui in una riuscita delle sue ambizioni, nel raggiungimento di un sogno (come quello di diventare uno stimato tatuatore, ragione per cui Scott passa gran parte della sua giornata ad esercitarsi sulla pelle dei suoi amici).

Unica nota leggermente negativa di questa pellicola è la durata. Durando poco più di due ore, a volte la storia risulta forzata se non ripetitiva.

Per quanto riguarda il cast niente da obiettare: a parte il promettente Davidson, troviamo Marisa Tomei (Premio Oscar come migliore attrice non protagonista nel film Mio cugino Vincenzo) e Steve Buscemi (Il grande Lebowski, Armageddon) che danno quel tocco di professionalità in più a questa commedia.

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