#Il linguaggio dei segni rompe le barriere del suono in un progetto fotografico

Una voce stridula solitamente infastidisce; una profonda ammalia e attrae; quella dolce di un bambino scioglie anche i cuori più freddi… ma non per tutti è così. C’è chi, purtroppo, non riesce a sentire il suono emesso dalle corde vocali in maniera così meccanica e naturale: i non udenti.

Che lo siano dalla nascita o a causa traumi insorti nel tempo, chi non possiede la percezione dell’udito non ha di certo vita facile. Seppur non si possa fare ancora molto per far avere loro contezza di ciò che gli succede intorno perché vi sono suoni “insostituibili” dagli altri sensi (basti pensare al clacson delle auto, gli allarmi di qualsiasi genere o anche solo un urlo per richiamare l’attenzione o esprimere prudenza da lontano), esiste una vera e propria lingua che gli permette di comunicare tra di loro ma anche con chi, nonostante sia un “udente”, ha imparato quello che viene comunemente chiamato il linguaggio dei segni.

Le sue origini sono incerte, non vi sono molti documenti e testimonianze a riguardo, ma la comunicazione visiva dei sordi è nota fin dall’antichità con il cosiddetto “linguaggio mimico”. Nel 1700 circa, tuttavia, compare il primo scritto di un sacerdote francese che si propone di insegnare attraverso i segni la lingua scritta e parlata, aggiungendo gesti che rappresentavano elementi di sintassi e grammatica della lingua francese. L’Abbé de L’Épée, fondò la prima scuola per sordi dando così inizio alla diffusione di questa lingua anche nelle altre parti del mondo. Quella dei segni possiede caratteristiche morfologiche, sintattiche e lessicali che si evolvono e variano da Paese a Paese proprio come tutte le lingue del mondo ma utilizza, in aggiunta, sia componenti manuali come la configurazione, la posizione e il movimento delle mani sia componenti non manuali come la postura o l’espressione del viso. In Italia, i sordi comunicano attraverso la LIS (Lingua Italiana dei Segni).

L’armonico insieme di silenziosi gesti che diventano parola, permette ai non udenti di parlare andando oltre il suono delle parole ma senza scalfire le emozioni che le stesse suscitano, dimostrando che non è tanto importante il mezzo ma l’interazione stessa. Questo è uno dei messaggi che il progetto fotografico Le Barriere del Suono, di Carmelo Spanò, si propone di diffondere e comunicare. Figlio di genitori sordi, il quarantaduenne siciliano cresce in un contesto che gli dimostra che seppur i sensi abbiano dei limiti, la comunicazione non ne ha e, unendo il mondo della LIS a quello della fotografia che lo appassiona sin da piccolo, dà vita a immagini uniche nel loro genere.

sostieni No#News e visita il nostro sponsor

sostieni No#News e visita il nostro sponsor

Spanò propone allo spettatore un vero e proprio percorso fatto di fotografie in cui sono raffigurati segni (uno per ogni foto) che posti in sequenza compongono le parole chiave di un messaggio ben preciso:

Le Barriere del Suono di Carmelo Spanò, #Il linguaggio dei segni rompe le barriere del suono in un progetto fotografico

“Il suono  per come lo si percepisce avrà sempre dei limiti dettati dalla fisica. Oltre queste barriere, quando l’impercettibile diventa tangibile , c’è un modo diverso  di comunicare , fatto di gesti , piccoli movimenti che danno vita (dare Vita)  ad una frase, ad un’emozione ”.

Il senso profondo di questo progetto arriva forte e chiaro: si vuole andare oltre i muri che il suono erge davanti a chi la sua percezione non ce l’ha ma anche oltre ai paletti che spesso il non udente stesso mette attraverso una grande diffidenza per difendersi dal resto della comunità che troppo spesso lo sottovaluta e schernisce.

Tuttavia, non si tratta solo di sensibilizzazione verso un tema molto delicato e attuale ma di cui non si parla mai abbastanza. Le Barriere del Suono rappresenta anche la realizzazione di un sogno che passa attraverso l’arte e la passione. Infatti, dietro agli scatti vi è un lavoro di precisione maniacale in cui tratti somatici dei partecipanti, luci, ombre e post-produzione sono stati studiati nei minimi dettagli al fine di rendere tutti uguali; di annullare le differenze di ogni sorta, comprese quelle tra udenti e non udenti, con la convinzione che l’essenziale non è per forza “invisibile agli occhi” ma può essere racchiuso in un gesto, o meglio, in un segno.

sostieni No#News e visita il nostro sponsor

sostieni No#News e visita il nostro sponsor