Ashley Madison, ha voluto proporre un sondaggio ai suoi utenti per andare ad indagare quali sono i timori che potrebbero bloccare una persona dall’intraprendere una relazione aperta e scoprire cosa succede una volta abbattute queste barriere.
I risultati mostrano che alcune persone sarebbero inclini a impostare una relazione non monogama, ma si sentono “bloccate” da alcuni timori come la paura di offendere il proprio partner (49%), la paura che si creino complicazioni nella relazione principale (33%), la paura della rottura della relazione principale (27%), e alcuni di questi timori sono accompagnati anche da insicurezze come l’inadeguatezza (20%) e la sensazione di essere sostituibili (19%).
Ma cos’è che porta al superamento del limite? Quando il cervello in un attimo fa click e si decide di ribaltare completamente il proprio stile di vita? “Il concetto di limite è un costrutto molto importante, a livello psicologico ha a che fare con molteplici aspetti che comprendono: caratteristiche di personalità, stili familiari e influenze ambientali. La scelta di superare questo limite può seguire un momento di ridefinizione di sé a livello più ampio; alcune persone hanno bisogno di eventi forti e importanti per capire meglio se stessi o per rendersi conto che stavano vivendo qualcosa di non completamente adeguato alla propria persona. In questi casi l’evento ‘forte’ o ‘traumatico’ funziona come fiamma che accende una miccia di qualcosa che però era già pronto per essere attivato ma che era rimasto sopito”. Spiega la Dottoressa Marta Giuliani – Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa Clinica e Socia Fondatrice della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia.
Inoltre, dai dati del sondaggio emerge che la maggioranza di chi vede la non-monogamia come definitiva sono soprattutto le donne (50% donne vs 40% uomini): questo dato, tanto interessante quanto curioso, mostra come nelle donne questo assetto relazionale viene concepito come un vero e proprio lifestyle. Ma come mai? “Ricordiamo sempre che dal punto di vista psicologico, la nostra mente preferisce situazioni più ‘definite’ rispetto a condizioni troppo fluide. Nel senso che, anche nel superamento del limite, avere una struttura è rassicurante per la mente e più facile a livello organizzativo. Le donne rispetto agli uomini hanno, a livello relazionale, una maggiore propensione alla definizione dello status, qualunque esso sia” spiega la Dottoressa Marta Giuliani. Infatti, gran parte delle persone che vivono relazioni non-monogame dichiarate hanno comunque una routine, ad esempio il 37% dedica tra le due e le tre notti al mese a incontri con partner secondari. Non sembra essere poi un tabù raccontare ai propri amici e conoscenti del proprio stile di vita non-monogamo, il 37% esterna questa scelta di vita senza preoccuparsi del giudizio degli altri. Tuttavia, va fatta una distinzione tra donne e uomini: sembra che siano le donne quelle più a proprio agio a condividere apertamente lo stile di vita di non monogamo. In termini di percentuali, il 57% delle donne è incline a parlarne con persone esterne, mentre lo è solo il 35% degli uomini. In ogni caso, per quanto la maggioranza delle persone possano vedere la non-monogamia come un tabù sociale o addirittura un “capriccio” di alcuni, ecco che, invece, scopriamo che è qualcosa di naturale tanto quanto lo sono i modi di vivere una relazione monogama.
La non-monogamia rappresenta una nuova forma relazionale e può essere paragonata ad una forma di ‘cambio vita’, come può essere cambiare totalmente professione e trasferirsi in un altro paese. È spesso dettato da meccanismi di auto-realizzazione che facevano sempre parte di una persona ma che sono emersi in un momento specifico della vita di questa.
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