Sessant’anni di storia, due finali mondiali, il piede di Pelé e la mano — e poi il piede — di Maradona. Quando questa sera le luci dell’Estadio Azteca di Città del Messico si accenderanno per illuminare la partita inaugurale della FIFA World Cup 2026, sarà come aprire un libro che il calcio non aveva ancora finito di scrivere. Per la prima volta nella storia, un torneo si estende a 48 nazioni distribute in tre paesi — Messico, Canada e Stati Uniti — con 104 partite da giocare entro il 19 luglio, giorno della finale al MetLife Stadium del New Jersey. È la Coppa del Mondo più grande di sempre, e il suo primo capitolo si scrive stanotte, sullo stesso prato dove si scrissero i capitoli più leggendari.
Messico-Sudafrica: il remake di Johannesburg riapre il libro dell’Azteca
C’è qualcosa di quasi poetico nell’idea che il calcio torni ad aprire un Mondiale con le stesse due squadre che aprirono quello del 2010 in Sudafrica. Sedici anni dopo il pareggio per 1-1 di Johannesburg, Messico e Sudafrica si ritrovano faccia a faccia, stavolta però a parti invertite: sono i Bafana Bafana a varcare il confine da ospiti, e sono i messicani a fare gli onori di casa in quello che è già, prima ancora del fischio d’inizio, il tempio del calcio mondiale.
L’Estadio Azteca, costruito a partire dal 1963 e inaugurato nel 1966, sorge a 2.220 metri di altitudine sul livello del mare — il più alto fra tutti gli impianti impegnati nel torneo, un fattore che nella storia ha sempre pesato su muscoli e polmoni degli avversari, favorendo le squadre abituate all’aria rarefatta della capitale messicana. Per il 2026, la FIFA ha configurato l’impianto con una capienza ufficiale da torneo di 72.766 posti, leggermente ridotta rispetto alla capienza ordinaria per ricavare spazi per la stampa e le postazioni televisive, ma non per questo meno travolgente nel calore e nel rumore.
L’Azteca diventa con questa partita il primo stadio al mondo ad ospitare tre diverse edizioni della Coppa del Mondo: nel 1970 il Brasile di Pelé alzò il trofeo davanti a 107.000 spettatori, nel 1986 si consumò il Mondiale di Maradona, con la “Mano de Dios” e il “Gol del secolo” contro l’Inghilterra entrati nella mitologia calcistica. Ora, nel 2026, è il turno di El Tri del commissario tecnico Javier Aguirre, che arriva a questo appuntamento dopo una striscia di imbattibilità di otto partite consecutive — sei vittorie e due pareggi. Quella striscia vale qualcosa: il Messico non è mai arrivato alla fase a gironi in condizioni tanto solide.
Eppure il calcio sa essere crudele, e la storia del Messico ai Mondiali è anche quella di un confine invalicato: i quarti di finale non sono mai stati raggiunti, nonostante sette eliminazioni consecutive agli ottavi o ai sedicesimi, un muro che in patria chiamano el quinto partido — la quinta partita che non arriva mai. Questa edizione, con il vantaggio di giocare in casa, potrebbe essere quella giusta per abbatterlo.
Dall’altra parte, il Sudafrica ritorna sulla scena mondiale dopo sedici anni di assenza: l’ultima presenza fu proprio quella del 2010, quando i Bafana Bafana divennero la prima squadra ospitante a non superare il girone nella storia della Coppa del Mondo. Un’onta che fa ancora male, e che questa nazionale vuole cancellare. Lyle Foster, attaccante del Burnley in Premier League, è il principale riferimento offensivo. La squadra però arriva all’appuntamento con cinque risultati utili consecutivi mancati, un campanello d’allarme difficile da ignorare.
Sul fronte messicano, Raúl Jiménez — 35 anni, 127 presenze e 44 gol in nazionale, arrivato da una stagione positiva al Fulham — rimane il punto di riferimento dell’attacco, ma occhi puntati anche su Gilberto Mora, centrocampista del Tijuana che non ha ancora compiuto 18 anni e sarà il giocatore più giovane dell’intero torneo. Un dato che dice tutto sulla vivacità e sul coraggio con cui il Messico si presenta alla sua festa.
Curioso anche il record statistico che questa partita porta con sé: è la prima volta in assoluto, nella storia dei 19 match inaugurali dei Mondiali, che la stessa sfida viene riproposta. Il precedente incontro fra le due nazionali del 2010 fu l’ultimo in cui la partita d’apertura della Coppa del Mondo terminò in parità. Le ultime due gare d’apertura disputate proprio all’Azteca, invece, finirono entrambe in pareggio: 0-0 fra Messico e Unione Sovietica nel 1970, e 1-1 fra Bulgaria e Italia nel 1986 — quell’Italia che quella notte scese in campo con il leggendario numero 10 di Alessandro Altobelli sulla schiena e lasciò il proprio segno nel tempio messicano.
Probabilità di vittoria: le quote parlano chiaro — il Messico è il grande favorito a 1,40, con il pareggio a 4,50 e la vittoria del Sudafrica a 9,00. I numeri sembrano giustificare la fiducia dei bookmakers: il vantaggio del campo, l’altitudine, la striscia positiva e la qualità della rosa mettono El Tri in una posizione di netto privilegio. Ma i Bafana Bafana giocheranno con la fame di chi non ha nulla da perdere e tutto da dimostrare, e il calcio — proprio all’Azteca — ha già insegnato che i miracoli a volte nascono dal nulla.
Fischio d’inizio Messico-Sudafrica: ore 21:00 italiane, Estadio Azteca, Città del Messico. Diretta su Rai 1, Ray Play e DAZN.
Corea del Sud-Repubblica Ceca: due storie diverse sotto le stelle di Guadalajara
Quando a Zapopan, nella zona metropolitana di Guadalajara, sarà quasi mezzanotte e l’Europa starà scivolando verso il sonno, l’Estadio Akron ospiterà la seconda partita del Gruppo A dei Mondiali 2026: Corea del Sud contro Repubblica Ceca, calcio d’inizio alle 4:00 italiane della notte fra giovedì 11 e venerdì 12 giugno. Due storie calcistiche diverse, due motivazioni altrettanto potenti, in uno stadio moderno che ha già dimostrato di saper tenere l’emozione pur nella frescura della notte messicana.
La Corea del Sud arriva a questo Mondiale con la consapevolezza di chi ha dominato il proprio girone di qualificazione senza perdere una sola partita, e con il peso di una bandiera che porta il nome di Son Heung-min ovunque vada. Il capitano della nazionale coreana — icona del Tottenham Hotspur — è a sole due reti dal record storico del compianto Cha Bum-kun, il capocannoniere di sempre della Corea. Un traguardo che potrebbe cadere proprio in questo Mondiale, davanti agli occhi del mondo intero.
Accanto a lui, il commissario tecnico Hong Myung-bo ha costruito una squadra che si affida alla qualità di Lee Kang-in del Paris Saint-Germain e alla solidità difensiva di Kim Min-jae del Bayern Monaco. La Corea occupa il 25° posto nel ranking FIFA, sedici posizioni sopra i cechi, e arriva all’esordio dopo una preparazione in chiaroscuro: una vittoria per 5-0 sul Trinidad e Tobago e un 1-0 sull’El Salvador nelle ultime settimane, ma anche una sconfitta per 0-4 contro la Costa d’Avorio e un 0-1 dall’Austria nelle amichevoli di marzo. Il vero volto dei Guerrieri Taeguk lo scopriremo stanotte.
Dall’altra parte del rettangolo verde c’è un’altra storia, forse ancora più emozionante: la Repubblica Ceca ritorna al Mondiale dopo vent’anni di assenza, l’ultima partecipazione fu in Germania nel 2006, quando i cechi uscirono al primo turno. Tornano qui quasi per miracolo, dopo aver superato gli spareggi europei battendo prima l’Irlanda e poi la Danimarca. Per un’intera generazione di calciatori cechi, questa è la prima — e forse unica — Coppa del Mondo della loro carriera.
Il commissario tecnico Miroslav Koubek, arrivato sulla panchina ceca appena nel dicembre 2025, è il tecnico più anziano presente al torneo: un paradosso affascinante, un veterano del calcio che guida una squadra che si sente rinata. L’attaccante di riferimento è Patrik Schick, centravanti di qualità e personalità, con un Europeo del 2021 alle spalle in cui segnò uno dei gol più spettacolari della competizione. La Repubblica Ceca arriva all’esordio mondiale sulle ali di cinque vittorie consecutive, un momento di forma che contraddicono le quote e alimentano la speranza.
Fra le curiosità storiche di questa sfida c’è il fatto che le due nazionali si siano affrontate solo tre volte nella storia, sempre in amichevole: un equilibrio perfetto con una vittoria a testa e un pareggio. L’ultimo precedente risale al giugno 2016 a Praga, quando la Corea si impose per 2-1. Non è mai stato un confronto diretto in una competizione ufficiale — il Mondiale 2026 scriverà la prima pagina di una storia che ancora non esiste.
Probabilità di vittoria: la Corea del Sud è favorita, e le quote lo confermano: i Guerrieri Taeguk godono di un vantaggio nel ranking, di una rosa più profonda e di una condizione fisica superiore nella fase di qualificazione. La Repubblica Ceca, però, porta con sé l’entusiasmo contagioso di chi è tornato sulla scena mondiale dopo due decenni, e Schick è il tipo di attaccante capace di decidere una partita da solo. I cechi non sono imbattibili, ma non sono nemmeno irresistibili. Aspettatevi una partita tattica, intensa e tutt’altro che scontata sotto le stelle di Guadalajara.
Fischio d’inizio Corea del Sud-Repubblica Ceca: ore 4:00 italiane (12 giugno), Estadio Akron, Guadalajara.
Diretta su DAZN.





























