C’è qualcosa di quasi ipnotico nel gesto del maestro vetraio che solleva la canna da soffio, porta il metallo incandescente alle labbra e cede al vetro il proprio respiro. Un gesto che si ripete da secoli a Murano – le fornaci veneziane furono trasferite sull’isola nel 1291 per ridurre il rischio di incendi e proteggere i segreti della produzione vetraria – e che ancora oggi, in quella stessa azione circolare e iterata, custodisce il paradosso di ogni artigianato autentico: la ripetizione come motore dell’unicità. È da questa tensione irrisolta, potente e fertile, che nasce “OVER AND OVER AND OVER AND OVER”, la mostra con cui il duo creativo 6:AM ha scelto di abitare gli spazi della Piscina Romano durante la Milano Design Week 2026 (registrazione qui).
La Piscina Romano: uno spazio urbano che porta la storia nel presente
Il luogo scelto non è casuale. La Piscina Romano fu edificata tra gennaio e luglio del 1929 su progetto dell’ingegnere-architetto Luigi Lorenzo Secchi, con una vasca rettangolare di 4.000 metri quadrati in grado di ospitare fino a 1.500 persone. Secchi fu particolarmente attivo nel campo dell’architettura sociale milanese, e la Romano rappresentò la prima piscina scoperta della città, diventando in seguito un prototipo replicato in altri impianti cittadini. Oggi quella vasca monumentale e quei padiglioni in sobrio stile Novecento, nel cuore del quartiere Porta Venezia, offrono a 6:AM uno scenario capace di risuonare con la loro poetica: architettura come memoria stratificata, spazio come narrazione.
Non è la prima volta che il duo cerca questo dialogo tra vetro e architettura novecentesca milanese. L’anno precedente, i fondatori avevano allestito “Two-Fold Silence”, la loro prima mostra personale, alla Piscina Cozzi – un edificio razionalista degli anni Trenta rimasto chiuso per oltre quattro decenni – creando un accostamento folgorante tra vetro lavorato a mano e piastrelle scrostate, in un’atmosfera sospesa tra la scoperta accidentale e il mistero. La Piscina Romano è un passo ulteriore in questa direzione: uno spazio che non è fondale, ma interlocutore.
Chi sono Edoardo Pandolfo e Francesco Palù: i fondatori di 6:AM
Il nome del brand racchiude l’immagine degli artigiani che alle sei del mattino accendono i forni nelle botteghe di Murano, simbolo della preservazione di un’eredità secolare. Pandolfo e Palù hanno fondato 6:AM nel 2018, portando con sé formazioni complementari – architettura e sensibilità artistica – e una visione radicalmente contemporanea del vetro veneziano. Come racconta Pandolfo, l’idea alla base dello studio non è quella di avere un’unica azienda di produzione, ma di attingere a un’intera rete di artigiani vicino a Venezia, ognuno con la sua tecnica specifica. Le tecniche muranesi, insistono i due, sono il punto di partenza, non il punto di arrivo.
In pochi anni, 6:AM ha costruito un percorso di ricerca che attraversa scale e linguaggi diversi: dall’oggetto d’uso all’installazione architettonica, dal lighting design alla collaborazione con le maison di moda. Per la sfilata Bottega Veneta S/S 2026, hanno creato una serie di sgabelli cubici in vetro soffiato in dieci tonalità di verde, blu, rosso e ambra, realizzati con stampi in ghisa incisi con tecnologia CNC, dove ogni pezzo inizia come un blocco di vetro da 43 cm e rivela la sua forma finale in un processo che evoca la scultura in marmo. Oggetti nati per la passerella e poi migrati – inevitabilmente – verso la mostra.
La forza concettuale della ripetizione: “OVER AND OVER AND OVER AND OVER”
Al centro della mostra c’è un’idea tanto semplice quanto inesauribile: la ripetizione come metodo creativo. Non la replica industriale, non la serialità fredda, ma quel tipo di iterazione che i maestri vetrai conoscono bene. Il controllo perfetto di tempo e temperatura è il segreto della soffiatura: il vetro deve essere lavorato in pochi secondi e alla giusta temperatura, altrimenti il pezzo è irrecuperabile. Eppure, anche quando tutto sembra identico – la postura, il soffio, la rotazione della canna – il vetro decide da solo. La temperatura varia di un grado, la mano trema appena, e l’oggetto che nasce è irripetibile. La serie Batch, al centro dell’allestimento, è la materializzazione di questo paradosso: cubi di vetro soffiato nati dalla scenografia della sfilata Bottega Veneta, qui trasformati in elemento architettonico che struttura lo spazio espositivo, moltiplicandosi fino a diventare paesaggio.
Le nuove collezioni: tra nero texturizzato, bronzo e cristallo
La mostra è anche l’occasione per presentare alcune significative evoluzioni del linguaggio di 6:AM. Le lampade Paysage e Lina, progettate con l’architetto Hannes Peer, debuttano in una nuova finitura in vetro nero texturizzato – proposta anche in una versione pensata come rivestimento architettonico, nelle varianti Linetta e Paysage Walls. Accanto all’edizione limitata in nero si affianca una palette ispirata alle terre: tonalità calde, minerali, che sembrano voler ricucire il vetro alla sua materia prima, alla sabbia e alla cenere da cui tutto comincia. La collezione FLOAT – che in una precedente edizione aveva recuperato il vetro dalle finestre milanesi degli anni Trenta – si arricchisce di una finitura bronzo, mentre la collezione ULTRAS si presenta in una versione cristallo. A completare il quadro, nuove serigrafie per le applique QUADRATO e una serie di appendiabiti realizzati con canne di vetro recuperate dai magazzini storici di Murano: oggetti che portano nel gesto quotidiano dell’appoggiare un cappotto tutta la stratificazione di una tradizione.
Design e moda: un dialogo sempre più naturale
La presenza di 6:AM nelle passerelle della moda non è un episodio isolato. È parte di una tendenza più ampia che vede il design d’eccellenza farsi scenografia di un’idea, e poi trasformarsi in collezione, in mostra, in architettura. Il dialogo tra moda e design sta diventando sempre più naturale e necessario: 6:AM ne è uno dei protagonisti, con una visione chiara e ambiziosa che ha saputo trovare nella collaborazione con Bottega Veneta una delle sue espressioni più visibili. Ma quello che rende il percorso di Pandolfo e Palù davvero originale è la coerenza: il vetro rimane al centro, con la sua unicità irriducibile, in un dialogo dinamico tra artigianato e design in cui la forma di un oggetto dipende spesso da come il vetro può essere lavorato, e viceversa la tecnica viene scelta in funzione del progetto.
Mentre Milano si prepara a un’altra stagione del Fuorisalone – con i suoi mille eventi, le sue mostre effimere, il suo rumore creativo – 6:AM sceglie la lentezza del gesto ripetuto, la pazienza della fornace, la grammatica silenziosa di chi sa che ogni soffio è diverso dall’altro. E che è proprio lì, in quella differenza invisibile, che abita la bellezza.

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