#Anche i santi hanno i loro lati oscuri

Anni Novanta, tra eventi storici e mutamenti sociali, si snoda la trama del primo romanzo di Leonardo Gliatta, “La fabbrica del santo”.

È San Giovanni, un desolato paesino del foggiano fatto di morale e religione, noia e promiscuità mal repressa, a ospitare la storia dell’amicizia tra Salvatore e Valentino. Il loro legame, nasce da un litigio infantile mentre la comunità è in fermento per la possibile santificazione di Padre Pio e la progettazione di una spettacolare basilica a lui dedicata. Il rapporto tra i due giovani cresce e si evolve di pari passo alla costruzione della chiesa, con impennate, battute di arresto e azioni non sempre del tutto trasparenti.

Crescere è anche dover fare delle scelte, alcune delle quali segnano momenti di rottura che portano cambiamenti inevitabili. In questo caso è l’insinuarsi di una donna nel rapporto tra i ragazzi a esserne la causa: Marida, amica d’infanzia di Salvatore e amore a cui lui non sa rinunciare. Un cambio di rotta che porterà i due a seguire le proprie strade, Valentino a New York dove si impegnerà nella maldestra e disperata ascesa a cui tutti lo avevano destinato; e Salvatore a rimanere per curare la nonna, suo unico legame, e continuare il lavoro di addetto stampa alle dipendenze dei frati. Ognuno alla ricerca del proprio posto nel mondo, finché l’Icaro Valentino deformato dalla sua brama in un diavolo tentatore, non si brucerà le ali, e Salvatore non affonderà sofferenza e radici in quella religione diventata l’unico, salvifico legame per lui possibile.

Nei miei occhi la sapienza di chi non ha nulla da perdere, nei suoi la lucentezza di smalto di chi ha già posseduto ogni cosa.

Due forze opposte permeano la storia, a partire dai protagonisti agli antipodi come indole e temperamento. Valentino già da adolescente manifesta una personalità da “sbranatore” di mondo, eternamente spinto verso un altrove che mai gli basta, e reso spavaldo dal rango sociale che la famiglia facoltosa del padre avvocato gli garantisce.

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A guardarlo non comunicava stabilità: dondolava impercettibilmente quando era fermo […] gli occhi li aveva leggermente dilatati […] forse quello sguardo così spalancato sul mondo gli serviva per poter immagazzinare più informazioni possibili sull’ambiente circostante, come un radar a cui non sfugge nulla.

Salvatore è il punto di vista che ci accompagna attraverso una prospettiva riflessiva, un po’ sottomessa al volere dell’amico o a ciò che li lega. È rimasto orfano da bambino, preso in carico da una nonna libertina e controcorrente, cresce con un bisogno di appartenenza e affetto che ricerca ovunque: nel legame quasi ossessivo con Marida, nella comunità dei frati e nell’amicizia.

Con lui non pensavo mai a me stesso, alla perdita dei miei genitori, al vuoto che spingeva i miei passi.

In questa opposizione a un certo punto subentra Marida con la sua bellezza sfacciata, punto di unione o di rottura di un legame dal confine labile. Come una mal riuscita sintesi dei due, è divisa tra un desiderio feroce di riscatto dalla sua condizione di anonima paesana e sentimenti più puri e sinceri. Ma l’autore ci avvisa che non sempre c’è il lieto fine, anche Marida non resisterà al richiamo della ricchezza e di una vita apparentemente perfetta anche a costo di perdere la dignità. Il bene e il male sono una scelta e se ci aspettavamo il contrario tocca arrendersi all’imperfezione umana dove i buoni sentimenti non hanno sempre la meglio.

[…]avevo trovato una donna imbambolata, distante da tutto, prigioniera del suo sogno di una vita migliore. Quanta presunzione, quanta arroganza ci vuole per concepirsi redentori, per credersi più alti della verità?

È ciò che coinvolge nel romanzo, non da subito ma addentrandosi nella trama si ha il privilegio di poter osservare anche gli aspetti più bui di ogni personalità, come l’autore stesso afferma “ciascuno di noi ha il suo lato oscuro, che personalmente considero l’aspetto più intrigante di una storia o di un personaggio”.

Un intenso romanzo di formazione dove alla costruzione di una grande opera d’arte volta a cambiare faccia al paese, si associa la ancora più immensa “costruzione” di due giovani esseri umani, tra buono e cattivo, giusto e sbagliato, morale e dissoluzione: gli opposti senza cui nulla esisterebbe. A ognuno l’arduo compito di scegliere la propria direzione.