Nelle coste tropicali del Pacifico cresce un frutto dall’aspetto così sorprendente da sembrare un’opera d’arte della natura. L’Hala Fruit, conosciuto scientificamente come Pandanus tectorius, è un frutto composito che può raggiungere i 30 centimetri di lunghezza e assomiglia a una palla da rugby ricoperta di scaglie geometriche arancioni, rosse o gialle. Quando viene aperto, rivela una struttura che ricorda l’esplosione di un pianeta in miniatura, con decine di segmenti a forma di cuneo che si irradiano da un nucleo centrale.
Questo straordinario frutto rappresenta molto più di una curiosità botanica. Per le popolazioni del Pacifico, dall’Indonesia alle Hawaii, passando per la Micronesia, l’Hala è stato per millenni una risorsa vitale, un alimento di sostentamento nei periodi difficili e un elemento centrale della cultura materiale locale. Ancora oggi, nelle isole Marshall, negli Stati Federati di Micronesia e a Kiribati, questo frutto costituisce una fonte alimentare essenziale, consumato abitualmente dalle comunità locali.
Un albero dalle mille radici aeree
Il Pandanus tectorius è un albero imponente che può raggiungere i 15 metri di altezza, caratterizzato da un tronco distintivo sostenuto da radici aeree che si sviluppano come pilastri naturali. Queste radici, chiamate ulehala nella lingua hawaiana, si diramano dal tronco principale e si ancorano al terreno, conferendo all’albero una stabilità straordinaria anche nei suoli sabbiosi e nelle condizioni ventose tipiche delle zone costiere. La corteccia presenta caratteristiche cicatrici fogliari disposte ad anello, mentre le foglie lunghe fino a due metri si dispongono a spirale intorno al tronco, conferendo alla pianta il suo nome inglese di “screw pine” (pino a vite).
L’albero è dioico, caratteristica botanica che significa che esistono piante maschili e femminili separate. Solo gli esemplari femminili producono i frutti commestibili, mentre i maschi generano infiorescenze profumate che un tempo venivano utilizzate dagli antichi hawaiani come afrodisiaco naturale. Le infiorescenze maschili, chiamate hinano, sono grappoli lunghi circa 30 centimetri, circondati da brattee bianche o color crema, e durano soltanto un giorno.
Un tesoro nutrizionale nascosto nei segmenti
Ciascun frutto di Hala è composto da 38 fino a 200 segmenti individuali chiamati “chiavi” o “falange”, strettamente serrati tra loro. La parte commestibile si trova all’estremità interna di ogni segmento: una sottile striscia di polpa fibrosa, acquosa e di colore arancione brillante che ricorda la consistenza della canna da zucchero. Il sapore è stato descritto come una combinazione tra mango e ananas, con un retrogusto di banana e una dolcezza acida e pungente.
Dal punto di vista nutrizionale, l’Hala Fruit si distingue per il suo elevato contenuto di beta-carotene, precursore della vitamina A, che conferisce al frutto il suo caratteristico colore arancione e proprietà antiossidanti. Le analisi scientifiche condotte su diverse cultivar micronesiane hanno rivelato concentrazioni di beta-carotene che variano da 390 a 724 microgrammi per 100 grammi, a seconda della varietà e dell’intensità del colore. Alcune cultivar possono contenere fino a 19.000 microgrammi di beta-carotene per 100 grammi.
Il frutto fornisce inoltre 321 kilocalorie per 100 grammi di pasta essiccata, con 17 grammi di carboidrati, 2,2 grammi di proteine, 3,5 grammi di fibre alimentari, e quantità significative di minerali come calcio (134 mg), fosforo (108 mg) e ferro (5,7 mg). La pasta di Pandanus contiene anche vitamina C (5 mg), tiamina (0,04 mg) e altri composti fenolici come flavonoidi e acidi caffeoilchinici, che conferiscono al frutto proprietà antiossidanti, antibatteriche e antidiabetiche.
Tradizioni culinarie attraverso il Pacifico
Nelle isole del Pacifico, masticare i segmenti maturi del frutto è un’attività sociale comune e piacevole, particolarmente diffusa in Micronesia. I segmenti rossi maturi vengono anche arrostiti e le parti fibrose inferiori vengono consumate. All’interno delle cavità legnose di alcuni segmenti si trovano semi che possono essere tostati e mangiati, simili per utilizzo e valore ai semi di cocco.
Nelle Marshall Islands, il succo pressato dai frutti viene prodotto commercialmente. Il Pandanus viene trasformato anche in farina, consumata in vari modi, solitamente preparata come bevanda. La polpa viene preservata in diversi modi: una pasta, paragonabile ai datteri per gusto, consistenza e aspetto, viene preparata bollendo e cuocendo i segmenti maturi, seguiti dall’estrazione e dall’essiccazione della polpa. In alcune regioni, il frutto viene fermentato per produrre una bevanda tradizionale.
Alle Hawaii, durante i periodi di carestia, le estremità fresche e dolci del frutto potevano essere considerate una fonte affidabile di cibo. Nello Sri Lanka, le foglie vengono utilizzate per aromatizzare piatti come il curry, mentre in varie parti dell’Asia sudorientale il frutto trova impiego in dessert, marmellate e salse.
Un patrimonio culturale intrecciato
L’importanza del Pandanus tectorius va ben oltre il suo valore alimentare. Gli antichi hawaiani utilizzavano estensivamente ogni parte dell’albero, integrandolo in canoe, abbigliamento, giochi e abitazioni. Le foglie intrecciate, chiamate lauhala, rimangono il materiale naturale più popolare in tutta l’Oceania per la creazione di stuoie, cappelli, cesti, vele per canoe e coperture protettive per i tetti.
Le radici aeree venivano battute per separare le fibre e trasformarle in filo o corda. Le punte delle radici aeree costituivano una fonte di medicina tradizionale. I tronchi degli alberi più grandi, in particolare quelli maschili, trovavano impiego come materiali da costruzione e persino nelle tubature. Alle Hawaii, il frutto veniva inoltre utilizzato come pigmento naturale per dipingere, mentre i segmenti essiccati venivano intrecciati in lei (ghirlande) per simboleggiare periodi di transizione spirituale o fisica.
Nella medicina tradizionale hawaiana, polline, fiori, foglie e radici del Pandanus tectorius trovano svariati impieghi: nel trattamento delle infiammazioni cutanee e delle ferite, nella costipazione, nelle infezioni urinarie. A Kiribati, le foglie vengono utilizzate nei trattamenti per raffreddore, influenza, epatite, disuria, asma, foruncoli e persino il cancro, mentre le radici vengono usate in decotto per trattare le emorroidi. Nelle Filippine, un decotto di radici viene tradizionalmente utilizzato come diuretico.
Una risorsa ecologica cruciale
Il Pandanus tectorius svolge un ruolo fondamentale negli ecosistemi costieri. Il suo estensivo sistema radicale aiuta a prevenire l’erosione del suolo nelle aree costiere, stabilizzando la sabbia e proteggendo dalle forze del vento e dell’acqua. Gli alberi forniscono habitat e cibo per diverse specie di fauna selvatica, tra cui uccelli e insetti. Un esempio interessante è il granchio Cardisoma carnifex, che si nutre dei frutti favorendone la dispersione dei semi.
La pianta ha una straordinaria capacità di adattarsi a un’ampia varietà di suoli costieri infertili, salini, acidi o alcalini (pH da 6 a 10), comprese sabbie sottili, argille, limi e varie combinazioni che possono essere ben drenate, impermeabili o stagionalmente allagate. Il Pandanus può resistere all’allagamento per sei mesi consecutivi e, su specifici tipi di suoli come la torba, questo periodo può estendersi fino a un anno.
La capacità dei segmenti del frutto di galleggiare e dei semi di rimanere vitali per diversi mesi mentre vengono trasportati dalle correnti oceaniche ha permesso alla specie di diffondersi naturalmente attraverso le isole del Pacifico. Uno studio di fossili trovati a Kaua’i suggerisce che il Pandanus arrivò alle Hawaii almeno 1,2 milioni di anni fa, ben prima dell’arrivo degli esseri umani. Fu poi reintrodotto dai colonizzatori polinesiani circa un milione di anni dopo.
Sfide contemporanee e conservazione
Nonostante la sua importanza storica e culturale, il Pandanus tectorius affronta oggi diverse minacce. La diversità e la popolazione dell’albero stanno diminuendo a causa di fattori come la deforestazione, l’espansione urbana sugli ecosistemi naturali, l’abbandono delle piantagioni tradizionali, gli incendi e i cambiamenti climatici. In alcune aree, certe varietà sono classificate come in pericolo di estinzione o molto difficili da trovare.
A Maui, l’introduzione nel 1999 dell’insetto scala del Pandanus (Thysanococcus pandani) ha causato danni significativi, diffondendosi praticamente in tutte le aree dell’isola, uccidendo le piante giovane e rendendo inutili le foglie degli alberi maturi per gli intrecciatori tradizionali. Il Dipartimento dell’Agricoltura delle Hawaii sta attualmente cercando un agente di biocontrollo adatto, mentre gli intrecciatori di lauhala hanno implementato sforzi di conservazione mirati a proteggere gli alberi.
Estese foreste di Hala sono state sostituite con specie non native come il pino australiano (Casuarina equisetifolia) e il mandorlo tropicale (Terminalia cattappa) per prevenire l’erosione. Questo, combinato con il crescente disinteresse delle nuove generazioni e la rapida crescita demografica che porta all’urbanizzazione, mette a rischio la sopravvivenza delle varietà tradizionali.
Un futuro da preservare
Vari progetti di riforestazione e conservazione hanno lanciato campagne educative e di sensibilizzazione nelle isole del Pacifico per proteggere e promuovere la coltivazione sostenibile del Pandanus tectorius, assegnando un ruolo chiave alle comunità locali e alla trasmissione delle conoscenze tradizionali. L’importanza di conservare questa specie risiede sia nel suo valore ecologico sia nel suo ruolo nutrizionale e culturale.
L’Hala Fruit, con il suo aspetto spettacolare, il sapore dolce e la ricchezza nutrizionale, rappresenta molto più di una curiosità botanica. È un simbolo vivente della resilienza culturale, dell’armonia ecologica e della saggezza nutrizionale sviluppata nel corso di millenni dalle popolazioni del Pacifico. La sua storia ci invita a riconnetterci con la terra, ad ascoltare le conoscenze indigene e ad abbracciare ciò che può sembrare inizialmente sconosciuto, ma che custodisce tesori di conoscenza e valore inestimabili.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.


































