C’è un luogo in Italia dove il tempo sembra essersi fermato. Non per pigrizia, non per dimenticanza, ma per una specie di grazia silenziosa che ha preservato boschi intatti, borghi di pietra, valli che il turismo di massa non ha ancora imparato a fotografare. Si chiama Cammino Retico, e fino a qualche mese fa lo conoscevano solo gli abitanti della vallata feltrina e qualche appassionato di trekking con il naso fino. Poi, nel gennaio 2025, il New York Times lo ha inserito al numero 15 della sua celeberrima lista “52 Places to Go”, collocandolo al primo posto assoluto tra tutti i percorsi escursionistici selezionati a livello mondiale. Da quel momento, il silenzio si è rotto — e con esso, forse, anche lo spopolamento che stava lentamente svuotando queste montagne.
Sulle orme di un popolo preromano tra Dolomiti e Trentino
Il nome non è casuale. I Reti erano un popolo preromano che abitava queste terre alpine prima che Roma le inglobasse nel proprio impero. Fu Plinio il Vecchio, naturalista e scrittore del I secolo d.C., a definire Feltre “città retica” nei suoi scritti. Il cammino porta il loro nome per riannodare un filo spezzato con la storia: ripercorrere, passo dopo passo, le strade che quell’antica cultura aveva aperto tra le montagne millenni fa.
Il percorso si sviluppa tra il Bellunese e il Trentino, a quote medie comprese tra i 400 e i 1.450 metri. Il tracciato classico misura 73 chilometri, ma esistono varianti più impegnative: il Southern di circa 70 km, e il Gran Giro dei Cammini Retici che unisce entrambi in un unico anello di 143 chilometri. Il punto di partenza e arrivo è il borgo montano di Aune di Sovramonte, nel Bellunese, da dove il sentiero si snoda attraverso dieci comuni, sette nel Feltrino e tre nel Tesino, attraversando siti di straordinario interesse storico e naturalistico: il Santuario medievale dei Santi Vittore e Corona, i palazzi affrescati della città murata di Feltre, il sito neandertaliano del Monte Avena, laghi alpini e foreste silenziose.
Un progetto nato dal basso per fermare la fuga dalla montagna
Quello che rende il Cammino Retico diverso dai percorsi escursionistici tradizionali non è solo la bellezza dei paesaggi. È la sua ragione d’essere. L’idea nasce nel 2018 da Francesco De Bortoli, appassionato di trekking e socio dell’associazione di promozione sociale Carpe Diem di Feltre. De Bortoli percorreva da anni, nei sabati e nelle domeniche libere, le singole tappe di quello che sarebbe diventato il cammino. Un giorno si è chiesto perché non collegare quei sentieri in un unico tracciato continuativo — e da quella domanda è nato tutto.
“Stavamo ragionando a un progetto basato sul trekking che potesse coinvolgere le zone della provincia di Belluno poco frequentate, che negli ultimi decenni hanno sofferto lo spopolamento”, ha spiegato De Bortoli. Luoghi come Lamon, Fonzaso, Croce d’Aune, Castel Tesino in Trentino: borghi che si svuotano lentamente, dove i giovani partono e le case chiudono. Il cammino è stato concepito come uno strumento di resistenza civile e culturale, capace di portare flussi di visitatori in territori che non avevano mai visto movimento turistico, riattivando osterie, alloggi, piccole attività locali.
Il progetto è stato inaugurato ufficialmente il 25 maggio 2024, coinvolgendo sin dall’inizio soggetti pubblici e privati, con il supporto di diverse amministrazioni comunali. Dal 2025 è anche percorribile in mountain bike, e-bike o gravel, con un tracciato dedicato di circa 185 chilometri.
Il paradosso del successo: celebrato nel mondo, ignorato a casa
C’è però una nota amara in questa storia di riscatto. Mentre il New York Times, Forbes, il National Geographic e le principali riviste internazionali di settore consacravano il Cammino Retico a simbolo del turismo lento e sostenibile, le istituzioni locali tardavano a rispondere. A più di un anno dal lancio, gli ideatori del progetto denunciavano che le amministrazioni non avevano dato seguito agli impegni presi per sostenere concretamente questa forma di turismo. Un paradosso tipicamente italiano: riconoscimento globale, indifferenza domestica.
Il tema è più vasto della singola polemica locale. Riguarda la difficoltà strutturale di valorizzare i territori marginali attraverso il turismo lento, che produce reddito diffuso ma non lo spettacolo immediato degli arrivi di massa. Chi cammina porta denaro all’oste, al gestore del B&B, al negozio di alimentari del borgo — non alle grandi catene alberghiere. È un modello economico che richiede visione a lungo termine, e la politica italiana spesso non ne ha.
Il turismo lento come risposta allo svuotamento delle Alpi
Il Cammino Retico si inserisce in un fenomeno più ampio e urgente: quello dello spopolamento delle Alpi italiane. Secondo i dati demografici più recenti, decine di comuni montani del Veneto, del Trentino e delle regioni alpine hanno perso tra il 20 e il 40 percento della popolazione negli ultimi cinquant’anni. I giovani partono in cerca di lavoro nelle città, i servizi si riducono, le scuole chiudono, e il territorio si impoverisce in un circolo vizioso difficile da invertire.
Il turismo lento — fatto di cammini, ciclovie, ospitalità diffusa — è oggi riconosciuto da urbanisti e geografi come uno degli strumenti più efficaci per rompere questo circolo. Non crea dipendenza da infrastrutture costose come gli impianti sciistici, è resiliente ai cambiamenti climatici, distribuisce il valore in modo capillare. Il modello del Cammino di Santiago, che ha trasformato economicamente l’intera regione della Galizia in Spagna, dimostra cosa sia possibile quando esiste una sinergia tra progetto dal basso e supporto istituzionale.
Sette giorni che cambiano il passo — e la prospettiva
Per chi decide di calzare gli scarponi e partire, il Cammino Retico offre qualcosa di raro nell’era dello scroll infinito: il tempo vissuto in profondità. Sette giorni a passo lento, con pernottamenti in locande e rifugi locali, attraverso paesaggi che cambiano ad ogni tappa. La mattina si parte nel silenzio della foresta, il pomeriggio si arriva in un borgo dove qualcuno offre un bicchiere di vino e una storia. La sera, la stanchezza del corpo lascia spazio a un’acutezza dei sensi che la vita quotidiana normalmente non concede.
Il New York Times ha definito il Cammino Retico il miglior trekking della sua selezione 2025 citando esplicitamente la combinazione tra paesaggio dolomitico, patrimonio storico diffuso e modalità di fruizione lenta. Ma forse la sua qualità più preziosa è invisibile alle classifiche: la capacità di restituire vita a luoghi che stevano dimenticandosi di esistere.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.































