Porta in tavola i piatti che hanno cresciuto i suoi proprietari e che ricordano loro la propria casa. Il nome significa “compagnia” in tagalog, la lingua delle Filippine, e riflette con precisione la filosofia del locale. Dietro ai fornelli c’è Jayson Castillo insieme alla moglie Elienor Llanes.
Il locale è piccolo, pulito e ordinato, con toni neutri e quella semplicità di chi non ha bisogno di scenografie per farsi ricordare. Il pasto tipico filippino si compone di generose porzioni di riso accompagnate da carne, pesce e verdure disposte al centro della tavola per essere condivise, e Kasama ha voluto portare questa stessa esperienza nel proprio ristorante. Si parte dagli antipasti: gli Shrimp Lumpia — involtini di gamberi e verdure — i bao con maiale dolce, e il Sisig Tacos, piatto fusion filippino-messicano con maiale, lime, chili e salsa al mango dolce. Si prosegue con le favorites bowl, una base di riso accompagnata da una proteina a scelta tra ricette tipiche. Tra i secondi, il pollo marinato alla griglia e il pork adobo — tenero, saporito, cotto con quella lentezza che solo la cucina domestica sa praticare. I noodles filippini e i dolci a base di riso e cocco chiudono il cerchio con grazia.
CONTATTI
Via Nicola Antonio Porpora, 9
350 9286150
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ORARI
Lunedì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Martedì: –
Mercoledì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Giovedì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Venerdì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Sabato: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Domenica: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.






























