#Re Lear, l’ombra di un re

Il passaggio generazionale è un tema sempre attuale, oggi così come nell’Inghilterra feudale, ove Re Lear decide, ancora in vita, di abdicare e suddividere il proprio regno tra le figlie sulla base dell’amore da esse manifestato nei suoi confronti.

Inizierà così una fiera di false adulazioni e manifestazioni d’affetto, allo scopo di assicurarsi avidamente un pezzo di eredità, ottenuto il quale, si paleserà il vero volto: la corruzione delle spirito.

Prenderà quindi il sopravvento la rivalità e l’individualismo, che porteranno i protagonisti, ridotti ad uno stato bestiale, a guerre fratricide lasciando dietro di se solo dolore e devastazione, coinvolgendo anche gli innocenti.

Un cast eccezionale che porta le emozioni, le pulsioni ed i dolori, letteralmente tra gli spettatori, quasi a volerli rendere partecipi degli accadimenti messi in scena a ricordare che nessuno è effettivamente in qualche modo estraneo alle vicende di corruzione morale narrate.

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Una menzione particolare per Giusi Merli che caratterizza con maestria i diversi stati d’animo attraversati da Re Lear. Mentre il giovane Simone Falloppa risulta molto convincente nella parte di Edmund, personaggio dall’animo corrotto, corroso dall’invidia.

Uno spettacolo davvero consigliato, mi piange il cuore che alla Prima fossimo sono una ventina…