La musica non si ferma mai nonostante il periodo che stiamo vivendo. Gli artisti si sono dati da fare, hanno approfittato di questo momento di chiusura per trovare nuove idee, per dare concretezza ai propri progetti, tra questi Maurizio Ferrandini. Sanremese, figlio della città dei fiori, è un musicista che non si è mai uniformato, non si è mai lasciato plasmare dalle mode, e proprio in piena pandemia ne ha approfittato per lavorare al suo nuovo album: “Io non c’entro col rock”.

Ho avuto l’onore di fare con lui una lunga chiacchierata (telefonica, sfruttiamo la tecnologia finché ci sono le restrizioni), in cui ho scoperto notizie sulla sua musica davvero interessanti.

Sostieni No#News visitando il sito del nostro inserzionista

Maurizio, come parte la tua carriera musicale? La tua passione per la musica l’hai ereditata da qualcuno in famiglia?

“Io fin da bambino ho sempre nutrito un fortissimo interesse per la musica, è una cosa innata. Il mio primo approccio con la musica inizia con la scrittura: ho iniziato da giovanissimo a scrivere canzoni, e, per poter fare la mia musica, ho dovuto imparare anche a suonare diversi strumenti, tra cui tastiera, basso, chitarra, in questo modo ho avuto la possibilità di produrre autonomamente le mie canzoni.  Io sono in assoluto un artista autodidatta, la mia famiglia non mi ha mai spinto a fare musica, anzi preferivano diventassi avvocato!”.

Com’è il tuo rapporto con il rock? Pensi che sia un genere che in questo momento sta soffrendo?

“Io prima di tutto vengo dalla musica d’autore, conosco benissimo tutto il panorama musicale italiano d’autore, però ho sempre voluto vestire la mia musica con l’abito del rock, io sono un amante soprattutto di quello americano. Il mio rapporto con questo genere è di amore verso il sound, e verso l’anima, non condivido le idee di eccessi che lo hanno spesso caratterizzato. Io sono convintissimo che il rock sia ancora vivo, perché il rock è un’idea e quindi non morirà mai, tantissimi artisti hanno un approccio con questo genere. Ecco diciamo che con l’avvento e la diffusione della musica elettronica, il rock sta un po’ soffrendo. Permettimi di dirlo, ma io credo proprio che la musica elettronica abbia appiattito la cultura musicale dei ragazzi. I nuovi generi, musicalmente non propongono assolutamente nulla secondo me e anche a livello tematico sono davvero una follia, perché il messaggio che passa spesso e volentieri riguarda droghe, successo facile, macchine. Non sono messaggi positivi a mio avviso!”

Se credi che il rock sia ancora vivo, perché il tuo album si intitola “Io non c’entro col rock”?

Il titolo è ironico, perché in realtà tutte le sette canzoni contenute nell’album sono rock. Ho deciso di chiamarlo così per il semplice motivo che io mi distacco dai clichè del rock legati agli eccessi. C’è anche una sottile frecciatina alla discografia che propina un certo tipo di rock. Ho inserito dei brani con una spiccata anima d’autore, con un vestito chitarroso. Il singolo che apre il disco si chiama “Destinazione America” e l’ho scritto quando avevo 19 anni, e dopo 30 ho deciso di inserirlo in questo album. La canzone è rimasta inalterata nel testo, arrangiandola però in maniera diversa. Un altro pezzo che amo molto è “Il Buio”, parla della fine di una storia d’amore, ma in realtà non parla d’amore. È una canzone cattivissima, che però, attraverso l’immagine della fiammella accesa nel buio, dà l’idea di non mollare e di passare sempre sopra ad ogni guaio. “Cosa c’entri col rock”, invece, è il primo clip che è uscito, ed è interamente prodotto su fumetti e cartoni, e utilizzerò questa idea tematica anche per gli altri 6 brani. Questo singolo descrive lo standard di alcuni personaggi che girano attorno al mondo della musica, ma che in realtà non c’entrano nulla. Descrivo personaggi reali che ho conosciuto, che credo si siano anche riconosciuti.”

Oltre a lavorare per il tuo nuovo album, ti sei concentrato anche su un progetto televisivo che è andato in onda su Globus Television, come si chiamava e cosa trattava il programma?

“Il programma si chiamava Mash Up Kult”. Partivamo da un disco in vinile storico italiano, il primo è stato il disco di Bennato “Burattino Senza Fili”, da questo vinile si trovava un tema principale e da lì andavamo a ricercare tutti i riferimenti culturali, facendo un mix di cultura, dalla pittura, al cinema, alla scultura. Oltre ad essere stato un programma divertente perché ha molti appigli, abbiamo anche approfondito la nostra conoscenza, per un giocane è un programma davvero utile perché si impara davvero tanto. L’idea originale era di Luca Bonaffini, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare in questo programma. Lui ha una conoscenza assurda, mi ha lasciato senza parole. Abbiamo fatto cinque puntate, che ora si possono trovare su Youtube, in cui abbiamo analizzato ottimi artisti italiani, l’idea è di farne delle altre in cui parliamo anche di artisti stranieri”.

Considerando l’epidemia scoppiata l’anno scorso, come hai vissuto artisticamente questo periodo?

“Io a dire la verità già di mio faccio pochi live, quindi per me il lockdown non ha portato così tanta negatività, anzi! Io non faccio solo il musicista, ho anche un altro lavoro, e grazie alla quarantena ho avuto più tempo per concentrarmi sulla mia musica. Ovviamente, come tutti, ho voglia di tornare ad una vita normale, sono consapevole del fatto che viviamo in un periodo in cui bisogna stare attenti, tutelando noi e i nostri cari, però ecco a differenza di molti non ho vissuto questo periodo così male. Spero per quest’estate di riuscire a fare qualche live, ne faccio pochi, ma faccio quelli giusti

Beh che dire? Ascoltiamo subito le sue canzoni, facilmente trovabili sul suo canale Youtube, e godiamoci la sua musica anticonformista!

Sostieni No#News visitando il sito del nostro inserzionista
Articolo precendente#Principali concerti in streaming (24 – 30 maggio)
Articolo successivo#Non chiamatemi Alexis