Sono due anni che prendo il treno. Un’ora di treno per andare e un’ora di treno per tornare. La mascherina rossa è lì. Copre il volto di un’uomo distinto, maturo dalle movenze gentili. La mascherina è davanti il pc, disbriga i suoi lavori.

Mattina e sera. Tutti i giorni.

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Guardo fuori dal finestrino e vedo il mare.. e con la coda dell’occhio lo vedo si gratta la fronte.. sistema la mascherina rossa. Forse qualcosa non gli torna in quel che sta facendo e anche lei sembra partecipe a questo pensiero.

Cosa farà mai? Forse la mascherina sta leggendo un arringa per una causa importante, la borsa in cuoio adagiata sul sedile accanto a lui sembra stanca. Una borsa vissuta, di quelle che se potessero ti racconterebbero mille avventure. O forse è un professore. Giacca, gilet, camicia e cravatta con pantaloni in velluto. E la sua mascherina rossa, la sua grande compagna. Lui è lì, la testa china sul computer e la mascherina legge e si corruccia ogni tanto. Ora la mano tamburella un motivo di una musica mai suonata ma a noi conosciuta. La connessione è assente in questo breve tratto… è il suono della vivace sollecitudine di voler far qualcosa ma senza la connessione con il mondo esterno, non si può agire. Si deve aspettare oltre la curva. Lui si permette di guardare rapidamente fuori dal finestrino la mascherina rossa è ancora fissa sullo schermo. Il motivo della mano si interrompe, si può riprendere, la curva è passata. Guardo fuori ed ora vedo il sole brillare sulla pianura. I campi sfrecciano con le case al loro fianco che si svegliano. E la mascherina rossa è lì che lavora. E qualcosa mi dice che lavorerà fino a sera.

Il sole è calato e le le forze con lui. Mi siedo, il viaggio di ritorno sembra sempre più lungo. Giro lo sguardo e la mascherina rossa fissa lo schermo, assorta. La sera salgono ad una fermata prima di me. “Buonasera, biglietto”, l’uomo  e la sua mascherina rossa sembrano fare un cenno di saluto mostrando il biglietto. Il momento successivo la mascherina ritorna ai suoi affari mentre la mano di lui porta alla tasca della borsa il biglietto. Fuori è buio, il vagone illuminato a giorno. La mascherina guarda l’ora. Sul polso l’orologio ticchetta l’entrata in stazione. Capolinea. Gli altri  compagni di viaggio iniziano a prepararsi per la discesa. Il treno inizia la sua lunga inesorabile fermata. Ormai la giornata volge al termine anche per la mascherina rossa e il suo ospite che con il fare sicuro ripone il computer dentro la borsa, il risvolto a chiusura fa un suono.. sembra un sospiro. L’uomo si sistema la giacca, fa stiracchiare la provata mascherina dietro le orecchie e scende. In men che non si dica si è dileguata nel buio della sera. Buon riposo mascherina.

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