Un’artista nata a Buenos Aires nel 1929, morta a Firenze nel 2004, che per decenni ha fotografato il corpo femminile con uno sguardo erotico, ironico e sovversivo. Vent’anni di silenzio istituzionale. Poi, finalmente, la luce. Dal 31 maggio al 30 agosto 2026, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita CARNALE, la prima mostra dedicata a Verita Monselles in un centro d’arte contemporanea italiano — un evento che restituisce voce e visibilità a una delle figure più originali e trascurate della fotografia femminista italiana.
Chi era Verita Monselles: una biografia tra moda, teatro e ribellione
Nata in Argentina da famiglia italiana, Verita Monselles trascorre l’infanzia a Firenze, si sposa ancora giovane con un cardiologo e si trasferisce a Napoli, dove frequenta i salotti dell’alta borghesia. Ma qualcosa, in quel mondo di apparenze e convenzioni, non torna. Monselles si allontana progressivamente da quell’ambiente, inizia a cercare linguaggi altri — la fotografia, il teatro, la moda — per raccontare ciò che nessuno sembrava disposto ad ascoltare: la soggettività della donna, il suo desiderio, il suo corpo come territorio politico.
Tra gli anni Settanta e Novanta lavora in un crocevia di pratiche artistiche che all’epoca faticavano a essere riconosciute come “alta cultura”: ritratti, nudi, immagini che smontano con ironia i simboli della tradizione patriarcale e religiosa. Il suo strumento è la macchina fotografica, ma il suo vero materiale è il corpo — carnale, appunto — inteso non come oggetto di sguardo altrui, ma come soggetto attivo del proprio desiderio.
CARNALE: una mostra necessaria, vent’anni dopo
L’ultima mostra personale dedicata a Monselles risaliva a oltre vent’anni fa, curata dalla storica dell’arte Lara-Vinca Masini. Da allora, il silenzio. Un silenzio che dice molto su come il sistema dell’arte — anche quello progressista — abbia faticato a fare i conti con certe eredità scomode.
CARNALE arriva ora con la curatela di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai, con l’installazione affidata a Giuseppe Ricupero. La mostra è prodotta in collaborazione con l’Archivio Fotografico Toscano, che custodisce il Fondo Verita Monselles per conto del Comune di Prato, e si inserisce in una più ampia ricerca sull’artista promossa sotto l’egida della Regione Toscana.
Il titolo scelto — Carnale — non è provocazione gratuita. È una dichiarazione di metodo: il corpo non come scandalo ma come linguaggio, come luogo in cui si scrivono le storie di potere, di genere, di desiderio. Monselles lo aveva capito prima che diventasse teoria.
Fotografia femminista: lo sguardo che sovverte
Ciò che rende il lavoro di Monselles ancora sorprendentemente attuale è la sua capacità di operare su più livelli simultaneamente. Da un lato, la critica esplicita alla cultura patriarcale: le sue immagini decostruiscono gli stereotipi della donna-oggetto prodotti dalla pubblicità e dai media, smontandoli con una ironia tagliente che non diventa mai didascalica. Dall’altro, c’è una dimensione più intima e poetica: la rivendicazione del desiderio femminile come fatto in sé legittimo, non mediato, non subordinato allo sguardo maschile.
Monselles coinvolge nelle sue opere artiste come Tomaso Binga e Marion D’Amburgo, usate come modelle in alcune delle sue serie fotografiche più note. Non si tratta di semplice collaborazione: è un gesto politico, la costruzione di uno spazio creativo tra donne in cui il corpo femminile viene ritratto da una donna, per uno sguardo che non è voyeuristico ma partecipato.
Il contesto: Prato come laboratorio dell’arte contemporanea
CARNALE non è una mostra isolata. Si inserisce nel più ampio programma 2026 del Centro Pecci, intitolato “Passaggi: di mano in mano” — un titolo che costruisce una cornice concettuale precisa: l’istituzione come spazio di trasmissione, relazione e trasformazione. In contemporanea alla mostra su Monselles, il Pecci ospita anche ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, curata da Stefano Pezzato, un percorso attraverso le pratiche d’avanguardia del secondo Novecento — dal Gruppo 70 a Fluxus, fino al Nouveau Réalisme — costruito intorno alla generosa donazione del collezionista pratese Carlo Palli.
Il fatto che due mostre così diverse condividano la stessa apertura — il 30 maggio 2026 — non è casuale. Il Centro Pecci disegna un panorama in cui le discontinuità dell’arte italiana del dopoguerra e le pratiche femministe più radicali si trovano a dialogare negli spazi disegnati dall’architetto Italo Gamberini: un dialogo che è, anche, una proposta di riscrittura della storia.
Perché CARNALE conta, oggi
Viviamo in un momento in cui il corpo femminile è tornato al centro del dibattito pubblico — tra ritorni oscurantisti, battaglie per i diritti riproduttivi, e una cultura visuale che continua a oscillare tra oggettificazione e resistenza. In questo contesto, recuperare il lavoro di Verita Monselles non è un esercizio accademico. È un gesto politico.
Monselles aveva capito che la fotografia poteva essere un meccanismo di liberazione: uno strumento per disfarsi delle immagini imposte e costruire, al loro posto, rappresentazioni nuove. Lo aveva fatto con eleganza e con ironia, senza mai perdere la complessità. CARNALE offre al pubblico italiano l’occasione — tardiva, ma preziosa — di confrontarsi con questa eredità.
La mostra è aperta fino al 30 agosto 2026 negli spazi del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, in viale della Repubblica 277 a Prato.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.

































