Nel cuore della City di Londra, dove le torri di cemento del Barbican Centre si specchiano nell’acqua immobile delle vasche ornamentali, qualcosa di inatteso ha preso forma. Non un’installazione luminosa, non una proiezione digitale, ma qualcosa di assai più antico: una montagna di terra. Alta oltre tre metri, larga ventiquattro, costruita a mano, strato dopo strato, come si faceva prima che esistessero le macchine. Si chiama origo — dal latino “origine” — ed è l’opera più ambiziosa che l’artista colombiana Delcy Morelos abbia mai realizzato all’aperto.
La colombiana che ha conquistato il brutalismo con l’argilla
Nata nel 1967 a Tierralta, nella regione del Córdoba in Colombia, Morelos porta con sé una storia che pesa quanto la terra stessa. La sua regione natale è stata segnata da conflitti armati e sfruttamento ambientale: queste esperienze hanno plasmato il suo percorso artistico, portandola a indagare le interconnessioni tra corpo, territorio e memoria. Per lei la terra non è mai stata solo un materiale. È una presenza viva: porta in sé memoria, cura, spiritualità e lavoro — una filosofia che permea ogni aspetto delle sue installazioni, dalle forme monumentali alle spezie che vi incorpora.
origo segna il suo debutto su larga scala nel Regno Unito e, insieme, il risveglio di un luogo rimasto silenzioso per un decennio intero. È la prima volta in dieci anni che la Sculpture Court del Barbican viene usata per il suo scopo originario, quello di ospitare un’opera d’arte monumentale. Mentre lo spazio aveva accolto lavori multimediali negli ultimi anni, una scultura di grandi dimensioni non abitava quella corte dai tempi degli anni Ottanta.
Un padiglione che si entra, si annusa e si sente sotto i piedi
La struttura si erge come una massa ovale, con più ingressi triangolari tagliati nel perimetro, ciascuno dei quali conduce a tunnel che si avvolgono verso un’enclosure centrale. Vista dall’alto, dai blocchi residenziali che circondano il cortile, l’installazione appare come un anello scuro inciso nella geometria del pavimento. A livello del suolo diventa qualcosa di completamente diverso: una soglia tra la città e qualcosa di molto più antico.
All’interno si è immersi in una quasi totale oscurità, costringendo il corpo a farsi guidare dal tatto lungo corridoi dolcemente curvilinei rivestiti di radici compatte. E il profumo — contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un cumulo di terra — è sorprendentemente buono: infuso di chiodi di garofano e cannella, ammorbidito dal fresco odore della terra dopo la pioggia. Poi, improvvisamente, l’apertura: si emerge nel centro dell’installazione, aperto agli elementi e inondato di luce, con le torri brutaliste tutt’intorno che sembrano appartenere a un altro universo.
Il dialogo tra materia organica e utopia modernista
Non è casuale la scelta del Barbican come sede. Progettato dallo studio Chamberlin, Powell and Bon come visione utopica per la vita comunitaria del dopoguerra, il Barbican ha a lungo rappresentato ideali di permanenza, struttura e ordine sociale attraverso il cemento. origo risponde a quella storia attraverso il contrasto e la vicinanza.
Il design arrotondato e ovale dell’opera si discosta dalle forme tipicamente angolari di Morelos, stabilendo un dialogo tra la malleabilità della terra e la solidità della struttura brutalista. Man mano che i visitatori si muovono attraverso i tunnel e le enclosure centrali, l’opera mette in evidenza la permeabilità dei corpi umani e il loro intreccio con la materia della terra, ponendo un ponte tra la conoscenza ancestrale sudamericana e gli ideali umanisti e utopici che hanno plasmato il Barbican.
Radici andine in una metropoli globale
Al centro di tutto c’è una visione del mondo che precede la modernità di millenni. L’idea del padiglione affonda le sue radici nell’esplorazione da parte di Morelos delle cosmovision andine, che percepiscono lo spirito della natura come qualcosa di vivo e in continua evoluzione. Come ha dichiarato l’artista stessa: “Nelle tradizioni ancestrali andine, l’essere umano è terra vivente. Sono un corpo, sono terra. Nello spazio espositivo la terra si esprime; è il centro e lo specchio di ciò che siamo.”
Morelos attinge alle concezioni andine e amazzoniche della terra come entità viva e interconnessa con l’esistenza umana. Non è filosofia astratta: è incarnata in ogni manciata di argilla pressata a mano, in ogni seme nascosto tra il fieno, in ogni granello di cannella mescolato alla polvere di terra.
Una sfida tecnica durata due anni
Costruire una struttura organica monumentale nel mezzo di un complesso residenziale ha richiesto una pianificazione straordinaria. La sfida tecnica è durata due anni. La sostenibilità è rimasta una priorità: una volta chiusa l’installazione, la struttura in legno che la sorregge verrà riutilizzata. E per le tonnellate di terra? Il team del Barbican sta definendo i piani per il suo reimpiego: “La terra non andrà sprecata — forse finirà nei giardini locali di Hackney”, ha lasciato intendere il curatore assistente Diego Chocano.
origo è visitabile gratuitamente fino al 31 luglio 2026. In un’epoca in cui il rapporto tra umanità e pianeta è oggetto di dibattito urgente e globale, entrare in quel ventre di terra profumata nel mezzo di Londra non è solo un’esperienza estetica. È un promemoria fisico, sensoriale, quasi ancestrale: siamo fatti della stessa materia su cui camminiamo.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.

































