Licorice Pizza è l’ultima fatica cinematografica del regista statunitense Paul Thomas Anderson, uscito nelle sale italiane il 17 marzo. Ha per protagonisti i giovani debuttanti Cooper Hoffman, figlio del defunto Philip Seymour Hoffman, e Alana Haim, cantante del gruppo musicale Haim. Candidato a ben tre oscar – nelle categorie di miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura originale – annovera nel cast anche interpreti del calibro di Sean Penn e Bradley Cooper.

Recensione Licorice pizza, #”Licorice pizza”. Un grande calderone dalle mille sfaccettature

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Il film comincia “in medias res” con la comparsa dei due protagonisti in quello che sembra un liceo: mentre gli studenti si mettono in fila per la classica foto di fine anno, Gary Valentine (interpretato da Hoffman) si fa avanti con l’assistente del fotografo (interpretata da Haim), la quale però lo mortifica e respinge scontrosamente. Gary ha 15 anni ed è una star della televisione, mentre Alana ne ha 25: il ragazzo è fortemente motivato a conquistarla perché è lei l’unica persona di cui è realmente interessato. Così, nonostante i loro numerosi battibecchi, tra i due nasce presto un’amicizia che sfocerà in una relazione sentimentale altalenante, in cui spesso Alana e Gary si allontanano ripetutamente salvo poi tornare insieme con estrema naturalezza.

Le vicende hanno luogo nella San Fernando Valley, luogo d’origine del regista. “Durante l’adolescenza non vedevo l’ora di andarmene, ma col tempo ho capito invece che il mio posto è qua: la mia famiglia è qua, i miei amici sono qua. La Valley non sarà il posto più bello del mondo, ma è casa mia”, ha confessato Anderson quando è stato intervistato da David Remnick per il New Yorker. Non per niente, il titolo stesso fa riferimento a una catena di negozi di dischi originaria della California meridionale e molto popolare negli anni ’70 in cui è ambientata la storia (che si inserisce nel genere romantic comedy).

Alla domanda perché abbia scelto proprio loro come attori protagonisti, Anderson ha detto semplicemente che non avrebbe potuto fare altrimenti: voleva, infatti, “due persone autentiche, genuine, incapaci di nascondere le emozioni”. Ci è parso, però, che il problema stesse qui: i due debuttanti non sembrano capaci di provare emozioni, prima ancora di nasconderle. La causa di ciò potrebbe risiedere nella loro scarsa esperienza con la recitazione, una prova che comunque la critica internazionale ha ampiamente lodato, o essere anzi sintomo di una banale caratterizzazione dei personaggi.

Di fatto, nessuno dei due sembra affrontare una vera e propria transazione verso l’età adulta, men che meno Alana, la più grande. I due ragazzi sono dipinti come pedine in mano a degli adulti egoisti, poco inclini all’ascolto e incapaci di trattarli come esseri dotati di una propria coscienza. Questo è un espediente che dà un valore aggiunto alle loro vite, dal momento che mostra la vulnerabilità di persone presumibilmente adulte ma, sotto sotto, impulsive e arroganti. Tuttavia, anziché fare da contraltare al perfido e vacuo mondo dei grandi, i personaggi di Gary e Alana si perdono in una serie di gag (poco umoristiche e autoreferenziali rispetto al racconto complessivo) che sottolineano la loro totale incapacità di crescere una volta per tutte.

Non è chiaro quale sia il vero messaggio di questo film molto caotico: potrebbe essere un omaggio agli anni Settanta e, quindi, al decennio in cui è nato e cresciuto Anderson, ma che non celebra ufficialmente né la società né la cultura degli Stati Uniti di quell’epoca; potrebbe essere il manifesto della gioventù e della spensieratezza perdute, anche se a risaltare sono soprattutto i sopracitati adulti “immaturi” che esercitano sullo spettatore un fascino maggiore dei protagonisti adolescenti; potrebbe essere una critica al mondo cinematografico e alle dinamiche che vi si creano, soprattutto quando di mezzo c’è lo sfruttamento delle baby star senza diritti veri e propri. Oppure è un grande calderone dalle mille sfaccettature che, tuttavia, non sono ben cucite tra loro né caratterizzate da un filo conduttore.

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