“Nightmare Alley – La fiera delle illusioni” è un film di Guillermo Del Toro con protagonisti Bradley Cooper, Rooney Mara, Cate Blanchett, Willem Dafoe e Toni Collette. Quello di Del Toro è il secondo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di William Lindsay Gresham, scrittore statunitense vissuto nel Novecento. La prima trasposizione fu realizzata nel 1947 da Edmund Goulding, e aveva come protagonisti i divi del bianco e nero Tyron Power e Joan Blondell. Uscito in quasi 400 sale cinematografiche il 27 gennaio scorso, Nightmare Alley si è da subito guadagnato i primi posti al botteghino, risultando uno dei film più visti dagli spettatori italiani negli ultimi giorni.

La storia ruota attorno un giovane uomo di nome Stanton Carlisle (interpretato da Bradley Cooper): egli è alla ricerca del suo posto nel mondo, prima come giostraio in un circo itinerante, poi come rinomato mentalista che scopre il passato delle persone senza averle mai viste prima. Nel suo cammino verso il successo saranno diverse le persone in cui “Stan” si imbatterà, dalla fedele compagna di viaggio Molly (Rooney Mara) alla perfida dottoressa Lilith Ritter (Cate Blanchett), passando per la coppia di mentalisti Pete e Zena Krumbein, interpretati rispettivamente da David Strathairn e Toni Collette.

L’ultima fatica di Del Toro si inscrive nel genere neo-noir e si mescola perfettamente al dramma psicologico, ma non si può certo dimenticare la cornice storica – gli anni della Grande Depressione a cavallo tra Prima e Seconda guerra mondiale – in cui hanno luogo le vicende. In un’epoca di estrema miseria e crescente disoccupazione, ogni opportunità è da prendere al volo: l’ansia di puntare sempre più in alto e non limitarsi a sopravvivere è infatti il più importante aspetto del personaggio di Stanton che, alla pari degli altri artisti circensi, non ha molto su cui contare eccetto il desiderio di imparare e godersi appieno la vita. Partendo da un solo dollaro di retribuzione guadagnato in una giornata piovosa, Stan diventa presto il più famoso e ricercato mentalista di New York, capace di attrarre a sé intere masse di curiosi, tra cui spiccano anche esponenti politici dall’oscuro passato. Tuttavia, gli capiterà di incontrare anche una sospettosa psicanalista che, in cambio di sedute gratuite e qualche informazione trapelata da registrazioni private, gli promette una gloria ancora maggiore. Stan prende la palla al balzo, dimenticandosi che la sua bramosia è utopica e illimitata, quindi non può combaciare alla perfezione con il mondo in cui vive (fatto, invece, di complicanze, tradimenti inaspettati ma, soprattutto, tanta solitudine).

l'ansia di puntare sempre più in alto, #”Nightmare Alley” di Guillermo del Toro. Recensione

Il film di Del Toro ci porta letteralmente in altri tempi, a partire dagli stessi contesti culturali in cui nacque l’arte cinematografica. Fu infatti nei circhi che vennero esposte le primissime riprese filmiche, ottenute con obiettivi inferiori rispetto a quelli odierni ma capaci di incantare le folle all’istante. I prestigiatori, i maghi, gli illusionisti e cabarettisti sono stati i pionieri del cinema delle origini, che nel film occupa comunque una posizione marginale rispetto ai numeri di magia. Si tratta però di un incantevole omaggio che trova riscontro nel microcosmo da cui Stanton rimarrà affascinato, inserendosi accidentalmente in una compagnia circense itinerante.

Un altro pregio della storia è la presenza, nel cast, di apprezzati attori ed apprezzate attrici dell’odierna Hollywood, associati con estrema precisione ai corrispettivi personaggi. La spiritualista Zeena è interpretata da una maestosa Toni Collette, nota ai più per essere stata la madre di Olive Hoover in Little miss sunshine (2005); Clement “Clem” Hoately, il capo della compagnia itinerante, è interpretato da un magnetico Willem Dafoe, un po’ meno perfido di quando era il braccio destro di Adrien Brody in Grand Budapest Hotel (2014); Bruno, il mentore della giovane Molly, è interpretato da Ron Perlman, ovver il boss Nino Paolozzi a cui Ryan Gosling dava la caccia in Drive (2011); Anderson, uno dei bodyguard del politico ingannato da Stanton, ha il volto di Holt McCallany, il celebre agente speciale Bill Tench della serie tv Mindhunter (2017).

Di fronte a una storia ben scritta e sorretta da un apparato scenico di alto livello, la caratterizzazione dei personaggi tuttavia non è netta e logica come le vicende in cui essi si inseriscono. Soprattutto le donne sono caratterizzate da una forte ambiguità, mista a incoerenza, che le rende totalmente passive, nonostante la loro apparente capacità di “guidare” il protagonista nel suo percorso. Si può dire che un grave difetto del film è l’assenza di donne veramente sicure di sé stesse, che non subiscano il confronto schiacciante con il protagonista (che ricordiamo essere egoista, manipolatore e prepotente). Molly soccombe istantaneamente quando Stanton le dichiara i suoi sentimenti, e abbandona impulsivamente la compagnia nella quale è cresciuta buttandosi a capofitto in una carriera che, tutto sommato, non le si addice. Si ribellerà al suo egocentrismo quando sarà troppo tardi. Anche Zeena si comporta in modo succube, lasciandosi ammaliare dalla spavalderia del giovane venuto dal nulla che, per contro, le ruba i trucchi del mestiere senza che lei batta ciglio. Anche la spietata e ostinata dottoressa Ritter agisce all’insegna del carisma di Stanton, affidandogli ciecamente le registrazioni di molti suoi pazienti, pur volendolo ostacolare ad ogni costo.

Insomma, da uno primo sguardo al poster ufficiale, in cui in alto svetta Bradley Cooper mentre in basso stanno le tre attrici co-protagoniste, si potrebbe pensare al film come a una storia proto-femminista che, nonostante sia ambientata nel passato, è capace di riscrivere la storia. Purtroppo però questa riscrittura non sembra essersi affatto concretizzata, lasciando al suo posto l’ennesima delusione circa il basso livello di inclusione dei personaggi femminili in un film.