Ci sono luoghi in cui la musica smette di essere un semplice evento da consumare in poltrona e torna alla sua dimensione più pura: quella di spazio di relazione, di pensiero condiviso e di libertà espressiva. Mantova, nei cinque giorni che vanno dal 29 maggio al 2 giugno, non si limita a ospitare la nuova edizione di Trame Sonore; si trasforma in uno spazio in cui l’idea della condivisione musicale prende forma.

Laddove il ritmo quotidiano ci impone la fretta e l’iper-connessione digitale, il festival internazionale di musica da camera ideato da Oficina OCM risponde con un invito chiaro: rallentare, ascoltare, lasciarsi attraversare dal Bello. La quattordicesima edizione della rassegna si sviluppa nella città patrimonio UNESCO con numeri importanti – 300 artisti, oltre 150 concerti e 30 spazi storici coinvolti – ed è nella scomposizione di questa articolata mappa sonora che si scopre il valore dell’ascolto intimo.

Lo Spazio Ritrovato: Dialoghi tra Architettura e Suono

La formula che caratterizza questo festival è la sintonia tra le geometrie della grande architettura rinascimentale e le partiture cameristiche. I concerti non cercano la monumentalità dei grandi teatri, ma recuperano lo spirito originario del fare musica “da camera”, trovando casa in sale che per proporzioni e acustica esaltano il dettaglio e la vicinanza emotiva tra esecutore e spettatore.

I capolavori musicali di ogni tempo dialogano così direttamente con i capolavori visivi di Giulio Romano, Andrea Mantegna, Domenico Fetti e Pisanello. Il pubblico è chiamato a muoversi come in un percorso di scoperta: si passa dalle suggestioni medievali e barocche della Galleria degli Specchi a Palazzo Ducale, alle maestose e affrescate prospettive della Sala dei Cavalli a Palazzo Te, fino al rigore acustico della Rotonda di San Lorenzo o all’eleganza barocca della Basilica di Santa Barbara.

I Protagonisti del Cartellone 2026: Da Lonquich al Fascino delle “Eliconidi”

Se lo scorso anno l’attenzione si era concentrata su specifiche retrospettive, il programma del 2026 delinea le proposte della classica con una rosa di ospiti e collaborazioni internazionali di rilievo (tra cui la String Quartet Biennale di Amsterdam e il West Cork Chamber Music Festival).

Il baricentro dell’edizione è Alexander Lonquich, artista in residenza di quest’anno. Il suo recital pianistico al Teatro Bibiena (sabato 30 maggio) con una selezione dal secondo volume dei Preludi di Claude Debussy si preannuncia come uno dei momenti di riferimento del festival, una lettura approfondita della materia impressionista restituita alla perfetta acustica del luogo.

Ma Trame Sonore sa essere eclettico e vario. Accanto a Lonquich, il cartellone si sviluppa lungo percorsi tematici definiti:

La Grande Apertura Sinfonico-Cameristica: Il debutto in Piazza Santa Barbara con l’Orchestra da Camera di Mantova guidata dalla bacchetta di Lucie Leguay, impegnata nel celeberrimo Concerto per pianoforte n. 2 di Rachmaninov con il solista David Kadouch.

Le Voci e il Barocco: La riscoperta della vocalità e del genio di Barbara Strozzi e Claudio Monteverdi attraverso il concerto spettacolo dell’Ensemble Arco Amoroso e le interpretazioni di Gemma Bertagnolli nel Laudate pueri Dominum di Vivaldi.

Il Richiamo del Contemporaneo e delle Contaminazioni: Dagli Urban Cluster che a Palazzo Te tentano una visionaria e attesa riscrittura delle Quattro Stagioni di Rino Trasi, fino all’esplorazione dei mondi etnici e tradizionali dell’Ensemble Terra Mater e del progetto Solanè, capaci di unire melodie irlandesi e canti sefarditi.

I grandi ensemble d’archi non mancano: i sette concerti ospitati a Palazzo d’Arco vedono quest’anno spiccare le letture mozartiane del Quartetto Rilke (con il Quartetto K 575) e del QuartettOCMantova, quest’ultimo affiancato dalla viola di Francesca Turcato nel monumentale Quintetto in sol minore K 516.

Un Rito Collettivo oltre la Routine

C’è un’immagine che descrive Trame Sonore nei suoi aspetti più caratteristici, ed è il suo celebre “rito di chiusura”. Nelle ore più tarde, dopo gli slanci del Titano di Mahler o i contrappunti notturni eseguiti dal Sidera Saxophone Quartet sulle note dell’Arte della Fuga di Bach, il pubblico e gli stessi artisti si ritrovano a condividere un sorso di Caravatti (lo storico aperitivo mantovano) o una camomilla.

È il segno tangibile che a Mantova la musica non è una merce da ascoltare nel silenzio formale e distaccato della routine concertistica tradizionale, ma una vibrante scusa per stare insieme. Un’esperienza umana, inclusiva e attesa.