#“Siamo diversi, noi”tempo di lettura: 4 min

Il corto I miei Supereroi, diretto da Alessandro Guida, sceneggiato da Marco Borromei (Skam Italia) e presentato alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, racconta la storia di un gruppo di ragazzini emofilici e dei loro educatori.

Il soggetto è tratto dalla storia vera Guardami! Sto volando! Di Alessandro Marchello (educatore, scrittore e autore di teatro), vincitrice del premio letterario Roche #afiancodelcoraggio, concorso che raccoglie storie di vita vissuta, raccontate dai cosidetti “caregiver”, coloro che affiancano i propri cari nel percorso della malattia. Questa terza edizione del premio è stata dedicata all’emofilia e ha scelto il corto di Guida come veicolo di sensibilizzazione, per un malattia che non tutti conoscono: una malattia genetica ereditaria che colpisce i figli maschi, e ha origine da un difetto di coagulazione del sangue.

Il coraggio di restare, supportare e resistere è quello di coloro che accettano la malattia, non la propria, ma quella delle persone che amano. Condividere la paura, il dolore e la voglia di farcela non è solo un atto di estrema generosità e umanità, è un atto d’amore, quello vero senza età, limiti o incertezze. È l’amore di un genitore, di un fratello, di un amico, di un compagno/a, di un infermiere, di un tutore, di un educatore.

Dall’altro lato, crescere con una malattia genetica (e non) richiede un forza di volontà tale da sfuggire alla consapevolezza di chi non ne fa esperienza, imparare a convivere con il male per il quale non si è spuntata la casella alla nascita, definisce coloro che saranno per sempre diversi, diversi perché diverso è il loro modo di scoprire il mondo, assaporandone gioie e dolori con animo non comune, ma straordinario.

Da un cortometraggio di questo tipo potevamo, ingenuamente, aspettarci un’impostazione simile a quella di film come Tutta colpa delle stelle o La custode di mia sorella ecc… Senza nulla togliere ai racconti cinematografici prettamente incentrati sulla malattia, in questo caso, però, nulla ci angoscia, nulla ci dà tormento. Non siamo in ospedale e non c’è alcun accenno allo stato di salute dei giovani protagonisti, lo scenario è quello di un campeggio, vicino al lago: un’esperienza fanciullesca di avventura e divertimento, che mette da parte qualsiasi ambientazione asettica o drammatica.

I protagonisti sono dei ragazzini contemporaneamente REALI, amano i supereroi, amano l’avventura, scherzano con ingenua sbruffonaggine – tipica della loro età – tra di loro e con gli adulti, e hanno un fantastico accento romano. È su queste personalità che il regista si è basato per impostare il racconto, con l’intento di raggiungere, in otto minuti, un pubblico ampio ed eterogeneo: è inevitabile – come Guida stesso ha affermato – un rimando al mood di Stranger Things, ma volendo si può viaggiare ancora più indietro nel tempo e pensare a cult come The Goonies o Stand by me, i film dell’infanzia stracolmi di voglia di vivere, di avventura e di amicizia.

“Il campo estivo per questi ragazzi, tutti tra i 9 e 13 anni, rappresenta l’opportunità di sperimentare per la prima volta la libertà di vivere in sicurezza, di imparare cose sulla loro malattia, di giocare, di scegliere cosa fare,  dichiara Alessandro Marchello, lui stesso paziente emofilico.

Dov’è, dunque, la malattia in tutto questo? La malattia è reale e non protagonista, è insita nella paura di un tuffo, di farsi male. Ma non sono queste le paure che accomunano un po’ tutti? Non è la malattia che rende “diversi”, la diversità risiede nel coraggio, quello che rende Wolverine e gli X-Men dei supereroi, ed è questo che cerca di comunicare l’educatore (Guglielmo Poggi), un moderno Patch Adams: tutti abbiamo paura, ma la stessa può essere sconfitta.

“La cosa bella – ci dice il regista – è che in questi campeggi i ragazzi imparano a farsi le trasfusioni anche da soli. Nel cortometraggio, però, non c’è questo aspetto. Perché il tirante sono i due giovani educatori che seguono i ragazzini. e una ragazza coetanea interpretata da Neva Leoni. Loro seguono questi ragazzini ed hanno due filosofie di pensiero diverse: la ragazza è più preoccupata e tende a far fare loro attività poco rischiose, invece lui è un ragazzo che pensa che questi ragazzini debbano affrontare la vita con coraggio, facendo attenzione, ma senza essere spaventati da tutto”.

Interpretato da Guglielmo Poggi, Neva Leoni, Christian Monaldi, Niccolò Calvagna, Francesco Brunelli, Alessio Di Domenicantonio (Lucignolo in Pinocchio) e Valerio Desirò, prodotto da MP Film in collaborazione con Medusa Film SpA e Mediaset I miei Supereroi è un racconto sociale che sensibilizza e veicola una nuova visione dell’emofilia, dove una vita normale è possibile.

In Italia sono circa 5.000 gli emofilici, i pazienti e le loro famiglie sono supportati dalle Associazioni dei pazienti e la qualità di vita è migliorata rispetto al passato, grazie alla ricerca e all’innovazione terapeutica, con lo sviluppo di nuovi farmaci che permettono agli emofilici di vivere una vita sempre più normale.

#afiancodelcoraggio

Amalia Cipriani

Amalia Cipriani

Amalia Cipriani, classe 1992. Nel 2014 ha conseguito una laurea triennale in Arti, musica e spettacolo presso l’Università di Salerno, dal 2015 al 2016 ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti, per poi trasferirsi a Bologna e conseguire nel 2019 una laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale. Nello stesso anno ha completato un corso intensivo in Social Media Management. A luglio 2020 ha terminato un master in Promozione e digital marketing per il cinema. Attualmente vive a Milano e lavora in stage presso un’agenzia di grafica e comunicazione.