Quattro partite, quattro stadi, tre fusi orari. Il 17 giugno è uno di quei giorni che il Mondiale se lo cucisce addosso come una medaglia: si gioca dalla notte fonda all’ora di cena italiana, e il filo invisibile che lega queste sfide è fatto di storie che non si inventano. Un attaccante al suo primo Mondiale che vale una nazione intera, un fenomeno a 41 anni che vuole ancora dimostrare di essere il migliore, i campioni del mondo in carica che difendono la corona e una rivalità europea che brucia ancora dopo otto anni. Benvenuti nel grande mercoledì del calcio mondiale.


Norvegia-Iraq, la generazione di Haaland si battezza al Gillette Stadium di Boston

C’è una foto diventata virale nelle settimane che hanno preceduto il Mondiale: i calciatori norvegesi, schierati in posa da guerrieri vichinghi, con una longship sullo sfondo e Erling Haaland al centro, lo sguardo di chi ha già deciso come andrà a finire. “The Vikings Are Coming”, recita il titolo dello scatto firmato dal fotografo britannico David Yarrow. E ora sono davvero arrivati.

Il Gillette Stadium di Foxborough, nei pressi di Boston, è da sempre la fortezza dei New England Patriots e della Revolution dell’MLS. Per i Mondiali 2026 diventa “Boston Stadium”, con una capienza di circa 65.878 spettatori. Inaugurato nel 2002, è uno degli impianti più moderni della costa orientale americana: erba naturale, struttura aperta, aria di New England che profuma di ottobre anche in giugno.

La Norvegia torna al Mondiale dopo 28 anni di assenza — l’ultima volta fu Francia ’98 — e lo fa con la generazione più forte della sua storia. Erling Haaland ha segnato 16 gol in 8 partite nelle qualificazioni europee, un numero che non ha precedenti nella storia del girone: nessun altro attaccante si è avvicinato, con Harry Kane fermo a quota 8. E per lui, che ha vinto tutto con il Manchester City, questa è la prima Coppa del Mondo. A 25 anni, Haaland scende in campo con la fame di chi deve ancora raccogliere quel trofeo che manca nella bacheca.

Al suo fianco, il genio di Martin Ødegaard, capitano dell’Arsenal e archivio vivente di assist e visioni di gioco. La Norvegia di Ståle Solbakken ha chiuso le qualificazioni con otto vittorie in otto partite e 24 punti: un percorso quasi perfetto che ha fatto lievitare le aspettative in patria.

Dall’altra parte c’è l’Iraq, tornato al Mondiale dopo 40 anni: l’ultima presenza risale a Messico ’86. Un’assenza così lunga da rendere questo semplice esordio già un evento storico. Il commissario tecnico è l’australiano Graham Arnold, che ha plasmato un gruppo compatto e tenace attorno all’attaccante Aymen Hussein, punta di diamante dei Leoni di Mesopotamia. La qualificazione è arrivata attraverso gli spareggi interconfederali, eliminando la Nigeria ai rigori e la Giamaica ai supplementari: un percorso sofferto che racconta meglio di qualsiasi statistica il valore di questa squadra.

Il pronostico parla chiaramente norvegese, ma il calcio ha da sempre il vezzo di non rispettare le logiche dei bookmaker. Per l’Iraq, però, anche un punto sarebbe oro.

Fischio d’inizio: mercoledì 17 giugno, ore 00:00 (ora italiana).

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Argentina-Algeria, Messi e Mahrez alla resa dei conti al Kansas City Stadium

In fondo, ci sono pochi stadi al mondo che sanno fare rumore come l’Arrowhead Stadium di Kansas City. La casa dei Kansas City Chiefs — ribattezzato “Kansas City Stadium” per tutta la durata del torneo — è entrato nella leggenda dell’NFL come uno dei luoghi più rumorosi del pianeta, con una capienza di 73.000 posti e una curva sonora che nei match di football americano tocca picchi da primato mondiale. Inaugurato nel 1972, è situato a 8,5 miglia dal centro di Kansas City, Missouri, e ospiterà sei partite del Mondiale, incluso un quarto di finale.

La partita che vi si gioca è quella più attesa della giornata: Argentina contro Algeria, campioni del mondo contro le Volpi del Deserto. Lionel Messi, a 41 anni e al suo sesto Mondiale (record assoluto, condiviso con Cristiano Ronaldo), guida l’Albiceleste che difende il titolo vinto a Qatar 2022. L’Argentina ha scelto proprio Kansas City come base operativa per tutto il torneo, affascinata dalla posizione geografica e dalle strutture del Compass Minerals National Performance Center, campo di allenamento dell’MLS Sporting Kansas City.

Il commissario tecnico Lionel Scaloni vuole entrare nella storia come il primo allenatore a vincere due Mondiali consecutivi dopo Vittorio Pozzo, che riuscì nell’impresa nel 1934 e nel 1938 con l’Italia. Attorno a Messi, una rosa costruita per vincere: Emiliano Martínez, Enzo Fernández, Alexis Mac Allister, Cristian Romero, tutti provenienti dalla Premier League inglese. In cinque gare pre-torneo l’Argentina ha segnato 15 gol subendone soltanto uno, con quattro clean sheet consecutivi.

L’Algeria arriva guidata da Vladimir Petkovic e dal talento di Riyad Mahrez, ex City e attualmente al servizio della causa algerina con la fame di chi vuole lasciare un segno indelebile su questo torneo. Le Volpi del Deserto hanno fatto parlare di sé battendo l’Olanda 1-0 in amichevole a giugno, ma la sconfitta 2-0 con la Nigeria alla Coppa d’Africa ricorda che contro avversari di alto profilo le difficoltà emergono. L’Algeria è notoriamente una squadra che si esalta contro i grandi: l’atmosfera di Kansas City, dove i tifosi algerini si prevede arriveranno in migliaia, potrebbe essere il loro dodicesimo uomo.

I biglietti sul mercato secondario per questo match hanno toccato anche i 1.250 dollari: un segnale chiaro di quanto il mondo calcistico abbia aspettato questo incrocio.

L’Argentina rimane nettamente favorita, ma nelle notti in cui Messi incanta, tutto è possibile — anche per gli avversari.

Fischio d’inizio: mercoledì 17 giugno, ore 03:00 (ora italiana).

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Portogallo-RD Congo, CR7 cerca la storia all’NRG Stadium di Houston

Cinquantadue anni, un tendone retrattile che copre uno dei campi più caldi del Mondiale, una storia scritta sul manto erboso da campioni di football americano, di wrestling e di basket. L’NRG Stadium di Houston — per il torneo ribattezzato “Houston Stadium” — è un colosso da 72.220 posti che nel 2004 ha ospitato il Super Bowl e che ora si prepara ad accogliere il più grande spettacolo del calcio mondiale. L’erba sintetica dei Houston Texans è stata rimossa per lasciare spazio al manto naturale: anche lo stadio si è messo la giacca buona per l’occasione.

E l’occasione è straordinaria. Perché il Portogallo di Cristiano Ronaldo scende in campo per l’esordio nel Gruppo K, e Ronaldo — 41 anni il 5 febbraio scorso — vive il suo sesto Mondiale, un numero che nessun altro calciatore maschio aveva mai raggiunto prima. Il suo palmares di presenze internazionali è da capogiro: 226 presenze, 143 gol (entrambi record mondiali assoluti). Ha segnato in cinque edizioni diverse della Coppa del Mondo, unico nella storia. In Qatar 2022 è diventato il primo giocatore a segnare in cinque Mondiali consecutivi. Sarà l’ultima volta? Probabilmente sì, ma lui non ne parla.

La Selecão di Roberto Martínez arriva all’esordio con il quinto posto nel ranking FIFA e la voglia di riscattare una storia mondiale mai completamente all’altezza del talento espresso. Il miglior risultato resta il terzo posto del 1966 in Inghilterra. Attorno a CR7, una squadra giovane e talentuosa: Bruno Fernandes — 21 assist in Premier League nell’ultima stagione, un record — è il vero regista della manovra, mentre Rafael Leão resta in dubbio dopo un’espulsione per comportamento violento nell’amichevole col Cile.

La Repubblica Democratica del Congo è probabilmente la storia più romanzesca del torneo. Per qualificarsi, la squadra ha eliminato la Nigeria ai rigori negli spareggi africani, poi ha battuto la Giamaica ai supplementari nello spareggio intercontinentale: un percorso da film. Non esiste alcun precedente ufficiale tra le due nazionali: la sfida di Houston sarà la prima gara ufficiale nella storia tra Portogallo e RD Congo. I portieri della squadra africana — Matthieu Epolo (Standard Liegi), Timothy Fayulu, Lionel Mpasi — sono quasi sconosciuti fuori dall’Africa, eppure eccoli qui, a Houston, pronti a fronteggiare CR7.

Il Portogallo è largamente favorito, ma in un Mondiale a 48 squadre, dove anche le piccole possono sorprendere, la RD Congo non è venuta in vacanza.

Fischio d’inizio: mercoledì 17 giugno, ore 19:00 (ora italiana).

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Inghilterra-Croazia, la rivincita dell’eterna sfida all’AT&T Stadium di Dallas

Quando l’urna dei gironi ha accoppiato Inghilterra e Croazia nello stesso raggruppamento, le redazioni di mezzo Europa hanno tirato un sospiro di sollievo: la storia li stava aiutando. Perché tra queste due nazionali c’è un filo rosso che porta dritto a Mosca, semifinale del Mondiale 2018: la Croazia rimontò il vantaggio iniziale inglese e vinse 2-1 con il gol di Mandžukić ai supplementari, spezzando il sogno di una generazione. Ivan Perišić, oggi a 150 presenze con la Croazia, segnò il pareggio in quella partita e firmò un assist. Quel gol brucia ancora nelle anime inglesi.

Lo stadio che ospita la sfida è un’altra storia dentro la storia: l’AT&T Stadium di Arlington, Texas — “Dallas Stadium” per la durata del Mondiale — è una cattedrale del football americano con una capienza di 94.000 posti, progettata per i Dallas Cowboys e inaugurata nel 2009. Il tetto retrattile, i maxischermi da record, l’erba naturale temporanea installata al posto del sintetico dei Cowboys: anche qui lo stadio si è trasformato per il calcio. Cinque partite ospiterà questo impianto durante il torneo, inclusa una semifinale.

L’Inghilterra di Thomas Tuchel arriva con ambizioni altissime — sessant’anni senza vincere il Mondiale, dall’unico trionfo casalingo del 1966 — e una rosa che mescola esperienza e qualità: Harry Kane (capitano al suo terzo Mondiale, 78 gol in 112 presenze), Jude Bellingham, Bukayo Saka, Declan Rice. Il sistema tattico di Tuchel trasforma un 4-2-3-1 in un fluido 3-2-5 nella fase di possesso, con i terzini che si invertono e Rice che abbassa a fare lo schermatore. Nell’ultima amichevole, l’Inghilterra ha battuto 1-0 la Nuova Zelanda.

La Croazia di Zlatko Dalić risponde con la filosofia che l’ha portata due volte in semifinale mondiale (2018) e in finale di Nations League 2023: non la squadra più dotata, ma sempre tra le più coese. Luka Modrić a 40 anni e 194 presenze è al suo quinto Mondiale (la Croazia non si qualificò nel 2010), pronto ancora una volta a dimostrare che l’età è solo un numero. Anche la Croazia ha alternato risultati: vittoria 2-1 sulla Slovenia il 7 giugno, ko 2-0 col Belgio e 3-1 col Brasile nell’avvicinamento al torneo.

Il girone L comprende anche Ghana e Panama, ma questa è la partita che conta davvero: chi vince mette un piede ai sedicesimi con largo anticipo. L’Inghilterra parte favorita, ma con Modrić in campo nessun vantaggio è mai al sicuro.

Fischio d’inizio: mercoledì 17 giugno, ore 22:00 (ora italiana).

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