Da trentacinque anni un blocco di rame piantato nel cortile della sede della Cia, a Langley, custodisce un segreto che nessuno è mai riuscito a strappargli. Ora quel segreto ha cambiato proprietario, e il nuovo custode ha deciso di trasformarlo in una sfida globale aperta a chiunque abbia un computer, un po’ di pazienza e un dollaro da spendere su un tentativo.
Una scultura pensata per restare indecifrabile
L’opera si chiama Kryptos, dal greco “nascosto”, e fu installata nel 1990 nel cuore dell’agenzia di intelligence statunitense. A realizzarla fu l’artista Jim Sanborn, che intagliò su lastre di rame ondulate, sostenute da una base di legno pietrificato, oltre 1.700 caratteri organizzati in quattro messaggi cifrati distinti. Non era pensata come un semplice ornamento: doveva essere un monumento vivente al lavoro degli analisti che ogni giorno le passano davanti per entrare in ufficio, un oggetto che parla il linguaggio stesso dell’intelligence, fatto di informazioni nascoste e interpretazioni da costruire pazientemente.
Tre enigmi caduti, uno ancora muto
Per anni crittografi dell’agenzia per la sicurezza nazionale statunitense e appassionati indipendenti hanno lavorato sui quattro passaggi. Il primo, K1, fu risolto e si tradusse in una frase sull’illusione e sull’assenza di luce, con un errore ortografico voluto dall’artista per disorientare chi cercava di decifrarlo. Il secondo, K2, alludeva a informazioni sepolte e a un certo “WW”, identificato da molti con William Webster, direttore della Cia tra il 1987 e il 1991. Il terzo, K3, riprendeva addirittura un brano dal diario dell’archeologo britannico Howard Carter, lo stesso che nel 1922 scoprì la tomba di Tutankhamon. Ma il quarto blocco, K4, appena 97 caratteri incisi nel rame, ha resistito a tutto: ai tentativi degli analisti più esperti, alle intelligenze artificiali più sofisticate, alle decine di migliaia di lettere e telefonate che nel corso degli anni hanno raggiunto Sanborn, spingendolo persino a far pagare 50 dollari a chi voleva sottoporgli una soluzione, nel tentativo di scoraggiare i più insistenti.
L’asta di novembre che ha riscritto le regole del gioco
Stanco, ormai ottantenne, di gestire da solo il peso di un segreto custodito per oltre tredici mila giorni, Sanborn aveva deciso lo scorso autunno di vendere all’asta proprio la soluzione di K4, insieme al testo originale scritto a mano e ad altri materiali legati all’opera. La vendita, organizzata da una casa d’asta di Boston il 20 novembre, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, si era chiusa con un risultato ben superiore alle stime: quasi 962.500 dollari, pagati da un acquirente che in quel momento aveva scelto di restare anonimo. Solo nelle ultime settimane è emerso chi si fosse aggiudicato il lotto: Paradigm, una società di investimento con sede a San Francisco specializzata in criptovalute, intelligenza artificiale e robotica.
Un segreto che nemmeno chi lo possiede può leggere
Quello che Paradigm ha scelto di fare con il suo acquisto è forse la parte più sorprendente di questa storia. Invece di limitarsi a pubblicare la risposta, la società ha lavorato con Sanborn per costruire un sistema crittografico capace di verificare se una soluzione proposta è corretta senza che la soluzione stessa venga mai letta da nessuno, nemmeno dai nuovi proprietari. Il testo in chiaro è stato digitato una sola volta su un computer isolato, trasformato in un’impronta digitale matematica tramite una funzione di hash e poi affidato a un servizio di gestione delle chiavi su cloud, prima che il dispositivo venisse cancellato per sempre. Da venerdì chiunque può collegarsi a un sito dedicato e provare a inserire la propria ipotesi su K4: ogni tentativo costa un dollaro, una cifra pensata non per fare cassa ma per impedire che qualcuno bombardi il sistema con milioni di combinazioni automatiche generate al volo. Accanto alla sfida principale, Paradigm ha lanciato anche una competizione collaterale con dieci nuovi enigmi in stile Kryptos, ciascuno con un premio di mille dollari per chi lo risolve per primo, pensata esplicitamente per spingere lo sviluppo di strumenti più efficaci contro questo tipo di cifrari.
Quello che succederà se qualcuno ci riuscirà davvero
Anche nell’ipotesi, finora mai verificatasi in oltre tre decenni, che qualcuno trovi finalmente la chiave giusta, la storia di Kryptos non sarebbe comunque conclusa. Sanborn ha sempre raccontato di aver preparato, insieme a K4, anche un quinto testo cifrato di altri 97 caratteri, K5, che resterà segreto fino a quando il quarto enigma non verrà finalmente sciolto, e che secondo l’artista dovrebbe rivelarsi relativamente più semplice da affrontare. “Il potere risiede nel segreto, non nella sua assenza”, aveva scritto lo stesso Sanborn annunciando la vendita, una frase che oggi suona quasi come un avvertimento per chiunque pensi che decifrare K4 significhi davvero chiudere il cerchio. Per ora, in attesa che qualcuno riesca dove generazioni di crittografi hanno fallito, il rame di Langley continua a custodire il suo silenzio.

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