Oggi, anche se fuori piove è un giorno speciale, il giorno in cui ho deciso di cominciare a riprendermi tutto il credito di giovinezza messo da parte in anni pazientemente sistemanti in fila uno dopo l’altro. Voglio riscuotere il dovuto.

Non mi perdono di aver trasformato la mia vita in un’agonia allegra da vedere. Adesso sventro il mio forziere pesante di desideri mai usati.

Mica posso fermarmi al primo incontro, devo crearmi un parco intorno, per poter scegliere sotto l’ombra di quale albero stendermi.

Ti prometto un «Ci rivediamo presto» via WhatsApp, e appena salto in macchina mi infilo su Tinder. Bisogna essere sempre attivi, mai rilassare i muscoli, avere sempre un altro piano. Anche perché chissà poi se ho visto cose vere, basta così poco a travisare i fatti oggettivi, a far scendere in un colino la serata filtrando il bello dal brutto per buttare via le parti che non ci piacciono.

Più easy di così… È talmente facile per me stare qui che penso di non andarmene mai più. Anche se sei un asociale, non hai un progetto di vita, anche se campi da sempre coi soldi di tua madre e non sarai mai un papà per i miei figli né un compagno per me, addirittura anche se sei un egocentrico che tutto ciò che fa lo fa per piacere suo.

Quindi, insomma, mi ha mentito.

Non mi abituerò mai: so che non dovrei credere per principio a quello che dicono gli uomini su Tinder, perché in un’App d’incontri le vite parallele fanno parte del gioco e tutti inventano. Ma perché? Sarebbe così economico dire la verità, si risparmia tanta fatica.

È frustrante ammetterlo, ma tutto succede a caso. Ci ostiniamo a infilare un fatto dopo l’altro come perline in una collana per vederci un disegno e chiamarlo destino. Magari! Se ci fosse bello e pronto un progetto di vita infiocchettato per me, non mi agiterei tanto. Invece mi sa che è proprio il contrario, qui devo fare tutto io e procedendo a tentoni.

Perché niente di quello che accade è giusto, mai. E quest’ingiustizia perenne mi farà diventare pazza, ma sono fiera di essere pazza piuttosto che come te. … Ma non si può tornare indietro? Una volta sola, una volta nella vita che puoi fare l’altra cosa, quella che non hai fatto. Riavvolgi il nastro, e tu non precipiti nel baratro per futili motivi.

Finché succedono le cose sei in compagnia, è quando non succedono più che tutto intorno diventa silenzio. Come quando ti svegli la mattina dopo un forte trauma; la notte ha cercato di rimetterti insieme e coprirti, però poi arriva il risveglio. Ed è li che lo vedi, cioè lo vedi proprio fisicamente. Il vuoto. La verità ti si schianta nel petto con tanta forza da farti male fin nelle ossa e imprime una nuova realtà: che quella cosa che amavi non c’è più e tu non puoi farci niente. Non è vero che il nulla non c’è. C’è e ha un peso specifico.

 

 

Un romanzo ironico e divertente, ma non solo.

Sara, la protagonista, dopo anni passati a fare la moglie e la madre, e dopo anni da ex moglie decide di rimettersi in gioco.

Si scrive sulla più famosa App di incontri: Tinder.

Quello che all’inizio sembra un gioco diventa molto di più: una bulimia degli incontri, a cercare l’uomo più adatto; non l’Amore della vita ma l’uomo che le faccia vivere quello che fino a ora è rimasto sopito.

Dal primo incontro con Jacopo, l’uomo meno idoneo alla sua ricerca, ne seguono altri con cui vive esperienze rocambolesche. Incontra casi umani e bugiardi seriali. Uomini egoisti con l’unico intendo di consumare un incontro e poi sparire. Quando si accorge che in realtà Jacopo è la persona che fa al caso suo, tutto precipita. Da questa “fine” la vita di Sara prende una svolta positiva: ricomincia a vivere. Fa le scelte che non era riuscita a fare, cambia casa, si iscrive a dei corsi, ottiene la promozione sul lavoro.

Sara è una donna contraddittoria, a tratti insicura e a tratti determinata; con una vita fatta di mancanze e desideri irrealizzati.

Un romanzo scoppiettante e ironico al punto giusto.

recensione di Niente di serio ma vediamo, In amore si incomincia per gioco, o per noia

Niente di serio, ma vediamo
di Claudia Valeriani
Einaudi, 2025 (174 pag).