#Essere ASESSUALE: tra falsi miti e identitàtempo di lettura: 2 min

“Non siamo fatti per stare da soli, ma neanche con chiunque”.

Questa bellissima massima, può avere diversi sensi e interpretazioni che implicano, tuttavia, un legame con un’altra persona, sia essa di un altro o del nostro stesso genere. La relazione personale a cui ci si riferisce è sicuramente di tipo affettivo ma è ormai uso comune pensare anche all’”affinità” sessuale per considerare un rapporto di coppia “completo”. Cosa fare, però, se a questo ultimo punto non ci avessimo mai nemmeno pensato? O se, semplicemente, non fossimo interessati?

A primo acchito, le strade da intraprendere sembrerebbero essere principalmente due: o un trauma psicologico pregresso che ha fatto sparire l’argomento sesso dalla nostra vita e/o ci ha resi “impauriti” di fronte ad esso oppure una costrizione semi o completamente volontaria, data dalla cultura a cui si appartiene (castità religiosa, paura del fenomeno chiamato “ghosting” per citare alcuni esempi). In realtà, esiste una terza strada, seppur ancora poco percorsa: quella dell’asessualità.

Il prefisso “a-” potrebbe far pensare a una privazione o comunque a qualcosa che abbia a che fare con un disagio patologico ma non è così. Infatti, questa parola indica uno specifico orientamento sessuale che va ad aggiungersi a quelli già esistenti e che prescinde dal genere biologico di appartenenza.

L’individuo asessuale, dunque, altri non è che colui che reputa il sesso qualcosa di non necessario per il proprio benessere fisico e, perché no mentale, di coppia. Ciò non esclude a priori il desiderio sessuale inteso come bisogno fisiologico personale (soprattutto per gli uomini) o per dare piacere al partner, poiché una persona asessuale è perfettamente capace di avere una vita sessualmente attiva, sia essa impegnata in una relazione o single, sfatando il mito secondo cui asessualità e iposessualità sono la stessa cosa. In sostanza, come si può apprendere dal forum AVEN (Asexual Visibility and Education Network), circa l’1% della popolazione mondiale considera il sesso come “una perdita di tempo” in una relazione.

Tuttavia, se esiste un sentimento forte e profondo si parla di asessualità romantica, se invece la completa mancanza di attrazione sessuale viene associata al completo disinteresse verso una relazione, si parla di asessualità aromantica.

Questo orientamento, di cui abbiamo notizie già dagli anni Novanta ma che sta richiamando su di sé una forte attenzione solamente di recente, ha fatto sì che moltissime persone potessero finalmente trovare non tanto un’etichetta che li definisca ma una loro più profonda dimensione in cui, riappropriandosi della loro intimità fisica e mentale, riescono a percepire fino in fondo che non sono stati fatti per stare da soli, ma nemmeno con chiunque.

Erminia Gullì

Erminia Gullì